GARGAGIU “LEPORAGLIU”, UNA VITA AI MARGINI : SALVATORE CORRIAS CURRELI, SEMPRE IN LOTTA CON I SUOI DEMONI

Salvatore Corrias Curreli

di LUCIA BECCHERE

Gargagiu, alias Corrias Curreli Salvatore, era nato ad Oliena il 6 luglio 1890.

Borderline forse per scelta, aveva abitato per molto tempo in una vecchia casa diroccata nel rione di Sant’Anna ai margini della società con la quale si rapportava solo con mugugni.

Piccoletto e piuttosto gracile, per ben due volte riformato alla visita di leva per la sua fisicità e non solo, vestiva molto trasandato e sempre de cusinu, abito borghese di velluto scuro.

Di mestiere faceva il cacciatore di frodo, professione che ha esercitato a lungo in quanto vissuto fino a 104 anni in perfetta simbiosi con la lepre.

S’alihone (la roncola) e sa taschedha (la bisaccia) da cui solitamente sporgeva qualche zampetta, erano i suoi attrezzi del mestiere e la sua divisa.

Seguiva percorsi prestabiliti attorno alle campagne di Papalope, Norgheri e Guthiddai dove era solito sistemare sos lathos (le trappole) in sas cresuras (siepi di recinzione), passaggio obbligato per la lepre e senza mai fallire un colpo rientrava sempre con il bottino.

In paese lo accettavano per quello che era, bonariamente indispettiti i cacciatori che quando rinvenivano sos cropos (i lacci), segno inequivocabile del suo passare, commentavano: «Qui è passato Gargagiu leporagliu». Personaggio originale Gargagiu, col seno gonfio di selvaggina andava distribuendo le prede alle famiglie prescelte (in qualche modo si orientava dove poteva trovare quello di cui aveva bisogno), che erano solite ricompensarlo con un pezzo di formaggio, un po’ di pane carasau o un pasto caldo.

Non voleva soldi, era sempre uno scambio in natura, una sorta di baratto.

Si racconta che un giorno un pastore mentre a cavallo attraversava una radura, lo abbia incontrato con il capo cosparso di sabbia e alla domanda su cosa gli fosse successo abbia risposto: «Ho tutti i demoni in testa». Probabilmente infastidito da insopportabile prurito e refrattario all’acqua si era lavato la testa con la sabbia del fiume che scorreva nelle vicinanze.

Per qualche tempo il fratello Antonio, mosso a compassione per le condizioni di estremo disagio in cui versava, lo aveva accolto nella sua casa di sa huntana nova attivandosi perché gli venisse concesso un sussidio che tuttavia lui non riscosse per due anni.

Venuto a mancare il congiunto, i vicini preoccupati per il suo stato di salute lo accompagnarono in ospedale. Immediato il ricovero in geriatria dove, dopo essere stato lavato con molta cura, venne sistemato in camera singola. Quando l’infermiera si avvide che la stanza era vuota e il letto intonso, allertò l’intero reparto nel timore che fosse scappato, ma ad un controllo più accurato lo trovarono coricato sotto il letto e col personale sgomento si giustificò dicendo: «Ego soe abituau a corcare in terra».

Dimesso dal nosocomio, una lontana parente lo prese in custodia assistendolo fino alla fine e in qualità di tutrice riscosse per lui non solo la pensione ma anche una importante somma risarcitoria erogata dallo Stato per la perdita di un altro fratello caduto in guerra.

Quando forze occulte lo assalivano, brandiva in aria s’alihone nel tentativo di difendersi dal nemico invisibile che si portava dentro.

Si sentiva un reietto della società e della famiglia, vittima di fatture perfino da parte della propria madre e questo lo portava a vivere in un mondo tutto suo, manifestando una timida apertura soltanto verso chi mostrava una certa benevolenza nei suoi confronti.

Mai nessuno potrà penetrare e comprendere fino in fondo il tumulto interiore che devasta l’animo umano.

Salvatore Corrias morì bruciato il 26 marzo 1994.

Si era addormentato con la sigaretta in bocca mentre la stuoia andava a fuoco.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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