LAURA BOSCHIAN, L’AMORE DI UNA VITA: LA PROFESSORESSA RITA GIULIANI RACCONTA L’AMICIZIA CON LA MOGLIE DI SALVATORE SATTA

Rita Giuliani

di LUCIA BECCHERE

Rita Giuliani, autrice della nota introduttiva al libro di Laura Boschian La mia vita con Salvatore Satta (Ilisso), professoressa ordinaria di Lingua e Letteratura russa alla Sapienza, vive a Roma e dirige la rivista internazionale Russica Romana. Ha scritto saggi e monografie sulla letteratura russa del XIX e XX sec. e sui rapporti culturali italo-russi, le è stato conferito il Premio N.V. Gogol in Italia e il dottorato honoris causa dall’Universita di Tomsk (Russia).

Professoressa Giuliani come ha conosciuto Laura Boschian Satta?  «Ho insegnato lingue e letteratura russa all’università la Sapienza e negli anni ‘80 l’ho conosciuta come collega. Nel ‘72 aveva ripreso ad insegnare all’Università di Perugia ma già la conoscevo dai suoi numerosi scritti. Nel frequentarla ho avuto occasione di apprezzare anche la persona. Siamo diventate amiche.  Mi raccontava di aver tradotto per la seconda edizione del volume L’illuminismo e la steppa dei brani antologici mentre assisteva il marito malato proprio per convogliare il dolore in qualcosa di creativo».

Che donna è stata?  «Molto riservata, dall’aspetto un po’ severo. Una donna di grande spessore e di grande modestia cosa che si può evincere dall’aver rinunciato ad una promettente carriera, non era la sua priorità, per dedicarsi alla famiglia.  Fortissimo era il legame con il marito con il quale condivideva anche la passione per la montagna».

Di che cosa parlavate fra voi?  «Di tutto, anche delle rispettive famiglie. La nostra amicizia era così intensa e così profonda che ha lascito in dono la sua biblioteca di slavistica alla Sapienza dove io lavoravo e dove adesso esiste il fondo librario di Laura Satta Boschian».

Le ha mai espresso il suo pensiero religioso? «No, però parlava come una donna di fede. Era credente e quando scrive che lei cercava Dio nel momento del bisogno lo dice come critica verso se stessa. Siamo tutti capaci ad invocare Dio quando le cose ci vanno male, peccato che non lo invochiamo quando le cose ci vanno bene».

Ha conosciuto Salvatore Satta?  «Ho conosciuto Laura quando era già vedova. Ho potuto ammirare lo studio di casa Satta, ai Parioli, con tutta una parete emisferica a vetri da cui si poteva contemplare la campagna romana fino al Monte Soratte. In questo salone c’erano due scrivanie speculari collocate ad una decina di metri di distanza, lei occupava quella di destra e lui quella di sinistra.  Distanti ma felicemente appaiate dalla vita».

Come raccontava il marito?  «Lo descriveva come il grande amore della sua vita, credo non abbia mai pronunciato la parola amore ma lei grondava amore verso la memoria di quest’uomo e viveva la vedovanza come un qualcosa di irrevocabile.  Il marito le aveva riempito la vita prima con la sua persona poi con il suo ricordo, a lui assolutamente devota in un rapporto alla pari.  Negli anni ‘90 mi regalò Il giorno del giudizio, non lo conoscevo e per me fu una grandissima scoperta».

Come l’ha trovato?  «Folgorante. Un capolavoro di cui io non mi ero accorta. Non è facile trovare nella letteratura italiana contemporanea testi che ti lasciano la sensazione di grande novità, di grande bellezza.

Penso anche abbia avuto un effetto deflagrante su Nuoro per averne fatto un ritratto molto incisivo, affettuoso e impetuoso allo stesso tempo».

È d’accordo sull’universalità dei temi trattati?  «Tutti i grandi libri se non hanno un elemento di universalità non diventano tali perché devono parlare alle persone di ogni età, di ogni estrazione sociale e culturale altrimenti non hanno vita».

Quale il suo giudizio sulle memorie postume di Laura Boschian?  «Ritengo che la prima parte sia superiore alla seconda perché in essa trovo una ricostruzione dell’ambiente triestino degna di Italo Svevo. È un mondo non c’è già più nel momento in cui lo rievoca e lo ricrea. L’altra, dove parla di eventi drammatici come la guerra, pur essendo molto bella, è più cronachistica».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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Un commento

  1. Ho avuto l’onore di avere come docente la professoressa Boschian nel corso di letteratura russa dell’Università di Perugia, dopo oltre 40 anni ricordo la sua voce ammaliante e l’autorevolezza con cui trattava argomenti complessi con rigore e passione

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