DOMUS DE JANAS – OBIETTIVO UNESCO: CONFERENZA DI GIUSEPPA TANDA AL CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO DI MILANO IL 9 APRILE CON IL C.S.C.S.

testo di GIUSEPPA TANDA

Domus de janas obiettivo Unesco

conferenza di Giuseppa Tanda, professore ordinario di Preistoria e Protostoria presso l’Università di Cagliari e Presidente del Centro Studi “Identità e Memoria” (CeSim/APS)

a Milano,  sabato 9 aprile 2022 – ore 16.00 – presso il Civico Museo Archeologico – aula didattica – ingresso via Nirone, 7

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Breve sintesi

Il 9 aprile 2021, in seguito al parere positivo del Ministero Italiano per la Cultura (MIC), di concerto con la Commissione Nazionale Italiana Unesco (CNIU), è stata pubblicata nella Tentative List  dell’Unesco (https://whc.unesco.org/en/tentativelists/6523) la proposta “Arte e Architettura nella Preistoria della Sardegna. Le domus de janas”, presentata dal Centro Studi “Identità e Memoria” (Cesim/APS) e dalla Rete dei Comuni delle domus de janas decorate (capofila Comune di Alghero).

Con tale richiesta è iniziato ufficialmente un lungo processo che, se positivo in tutte le sue fasi, porterà all’inserimento di 35 siti archeologici nella Lista del Patrimonio mondiale, esemplificativi di circa 5000 monumenti o luoghi abitati dalle comunità isolane nel corso della Preistoria.

La proposta di candidatura prende in considerazione l’ambito culturale che va dal Neolitico Medio all’età del Rame, fino agli albori dell’età del Bronzo e prima della fioritura della civiltà nuragica, tra il V e la fine del III millennio a. C. vale a dire tra 7000 e 5000 anni fa.

L’ampio periodo appare contraddistinto dalla presenza di due importanti fenomeni culturali documentati lungo le coste del Mediterraneo e nell’Europa continentale: l’ipogeismo e il megalitismo.

I due fenomeni si sviluppano con ricchezza e varietà di esemplari realizzati con tecniche di costruzione nuove: l’escavazione nella roccia e la costruzione trilitica, che si affiancano alla tecnica della costruzione a secco, già presente nell’Isola e che perdura senza soluzione di continuità fino ad oggi.

Con una difficile selezione sono state individuate le principali evidenze archeologiche monumentali che consentono di operare una ricostruzione della vita quotidiana delle comunità preistoriche del periodo. Tali evidenze hanno come riferimento l’arte e l’architettura e, all’interno di esse, gli esempi significativi (paradigmi) delle “categorie funzionali”, cioè delle strutture di carattere civile, funerario e magico-religioso.

Fra i siti selezionati si distinguono per il numero elevato le 26 domus de janas, grotticelle artificiali funerarie, espressione dell’ipogeismo funerario. Questo modello di sepoltura conta in Sardegna circa 3500 esemplari. In almeno 220 di essi sono presenti figurazioni d’arte di varia tipologia, realizzate con le tecniche della scultura, della pittura e dell’incisione, che per la qualità e la pregevolezza delle manifestazioni d’arte contenute, costituiscono un patrimonio storico, culturale ed artistico di altissimo valore, pressoché unico al mondo, con una sola attestazione simile a Malta, nell’ipogeo preistorico di Hal Saflieni, monumento inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

 Le grotticelle artificiali compaiono nel V millennio a. C (cultura di Bonu Ighinu) e proseguono fino all’inizio della civiltà nuragica.

Esemplificativi dell’ipogeismo naturale sono le grotte e i ripari, rappresentati da Grotta Corbeddu ad Oliena (22000- V millennio a. C., dal Paleolitico superiore al Neolitico medio) e dal riparo Luzzanas, ad Ozieri (età del Rame, III millennio a. C.), d’uso misto, abitativo e funerario la prima, presumibilmente d’uso solamente funerario il secondo.

Rientra tra le costruzioni a secco l’insediamento abitativo di Serra Linta (Sedilo), attribuito alla fine del V millennio a. C. (Neolitico Medio II), che rientra nella categoria degli insediamenti abitativi all’aperto.

Prevalentemente a secco, con pertinenze megalitiche, sono il complesso magico-religioso-abitativo di Monte d’Accoddi (Sassari), riferibile al V-III millennio a. C. (neolitico antico finale-età del rame), e il villaggio fortificato di Monte Baranta (Olmedo), III millennio a. C (età del rame).

Strutture particolarmente importanti sono quelle ascrivibili al megalitismo in senso proprio come i circoli di Li Muri ad Arzachena, datati alla fine del V millennio a. C., il dolmen di Sa Coveccada a Mores (IV millennio a. C), esemplificativo di 255 dolmen/allées couvertes e le strutture del Parco di Pranu Mutteddu a Goni, datato al IV-inizi III millennio a. C., con funzione triplice, abitativa funeraria e cultuale. In quest’ultimo sito non solo coesistono ipogeismo e megalitismo, talvolta fondendosi sul piano strutturale, con esiti di grande interesse, ma anche altri monumenti di varia funzione, tra i quali numerosi menhir in coppia, in triade o allineamento, esemplificativi dei 740 menhir censiti in Sardegna. L’allineamento è composto da 20 monoliti protoantropomorfi.

Infine le officine litiche del Monte Arci, dove le comunità vivevano e lavoravano in regime di sussistenza. Particolarmente significative ed attrattive sono quelle di Sennisceddu-Pau, oggetto di studi di alto livello scientifico e valorizzate con oculatezza, in un’offerta didattica, ampia e variegata, a vari livelli di conoscenza e di sperimentazione.

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