L’OASI VERDE IN CAMERUN, MIGLIAIA DI ALBERI IN MEMORIA DELLA GIOVANE SCOMPARSA 4 ANNI FA: IL SOGNO DI VIRGINIA PINNA E’ REALTA’

di ENRICO CARTA

Viene in mente l’Africa di Karen Blixen. Tornano alla memoria il leone e la leonessa accovacciati sulla tomba di Denys Finch Atton nell’altopiano che si affaccia sulla savana. La Terra di Virginia non è però il Kenya della famosa baronessa danese e delle sue avventure esotiche di inizio Novecento. È un fazzoletto verde in Camerun, tre ettari in un continente gigantesco; è un ritaglio dove mille alberi hanno saldato le loro radici alla terra disboscata qualche anno prima per un’iniziativa agricola che poi si rivelò fallimentare. È lì che le chiome di quei mille alberi oggi tentano la scalata verso il cielo da cui Virginia Pinna li vede salire sino a lei. Sono alti già più di un metro. Ci hanno messo tre anni a crescere così tanto e non hanno ancora finito di andare su per avvicinarsi ai sogni della ragazza di trent’anni di San Vero Milis che, nella primavera del 2018, fu portata via da una malattia.

Sembrava la fine, era un nuovo principio. Virginia non c’è più, ma un pezzo di quel suo mondo, oggi alla ricerca disperata di aria buona in ogni angolo del pianeta, respira proprio grazie a ciò che lei aveva seminato in vita. I germogli, nati dalle idee che portava avanti come responsabile dei progetti internazionali dell’organizzazione non governativa Oipa International che si occupa della protezione degli animali, sono diventati piante grazie alla sua famiglia, ai colleghi di lavoro, agli amici conosciuti in giro per il mondo e alle persone che pur non conoscendola hanno contribuito, con tante donazioni, a far sì che il progetto ritrovasse la linfa vitale.

Virginia Pinna

Nella primavera del 2018, poche settimane dopo l’ultimo saluto a Virginia, la madre Cristina Cimino e il fratello Enrico avevano contattato l’organizzazione. Da lì in poi, l’opera che la ragazza aveva dovuto lasciare incompleta, era ripartita. Era stata aperta una pagina Facebook per promuovere “Il Sogno di Virginia” e si era puntato a raccogliere 1.500 euro per piantare 100 alberi in Camerun e iniziare a ricostruire la foresta rasa al suolo vicino al villaggio di Chomba, su un altopiano a 1.500 metri di altezza. La raccolta però era stata superiore alle previsioni ed era arrivata a 6mila euro. La famiglia poi ha fatto un’ulteriore donazione e la somma è cresciuta. C’erano i soldi per poter piantare mille alberi e, da quel momento, nessuno ha più fermato Il Sogno di Virginia. Prima c’è stata la semina, poi le piantine sono state seguite in fitocella e quindi trapiantate nella loro nuova casa. Così, tre anni dopo, accanto ai mille prunus africana, cresce anche la consapevolezza che le vite degli uomini e l’habitat hanno un legame inscindibile – tema che anche i governi stanno affrontando in maniera sempre più stringente negli ultimi tempi –.

Il progetto infatti non si è limitato a piantare gli alberi e a ricreare quella foresta cancellata qualche anno prima. Un gruppo di venticinque giovani locali, dopo aver svolto un corso di botanica, oggi è impegnato a seguire lo sviluppo della foresta e altre maestranze sono state impiegate nel momento in cui sono state messe a dimora le piante. Un vivaio viene sempre tenuto a disposizione per fronteggiare qualsiasi tipo di situazione imprevista. Contestualmente, Il Sogno di Virginia è entrato anche a scuola: i bambini del villaggio fanno tappa continuamente nel loro regno verde e ne seguono la crescita. Vedono le cime degli alberi andare sempre più su e ultimamente hanno potuto fare incontri ravvicinati col pangolino, un piccolo mammifero in via di estinzione che era sparito dalla zona subito dopo il disboscamento. E ci sono poi gli abitanti che costantemente si impegnano nel curare le fasce frangifuoco che impediscono alle fiamme di divorarsi quella che loro stessi hanno ribattezzato come Virginia’s Lane (Il sentiero di Virginia, ndr).

La riforestazione ha posto fine al fenomeno del dilavamento del terreno, alle frane, all’impoverimento del suolo che non era più fertile e ha ricreato quella biodiversità che da tantissimo tempo caratterizzava quella zona del Camerun. È già tanto tutto questo non è certo la fine perché la Terra di Virginia è diventata anche motivo di orgoglio: uno striscione recapitato sin lì dalla famiglia della ragazza accoglie qualsiasi visitatore all’ingresso della foresta e le autorità del Camerun non sono state a guardare. La Casa Reale, il corrispettivo del nostro municipio, ha dedicato una sala al progetto, esponendo anche quello originario pensato da lei e raccontando con immagini e documenti le varie fasi di avanzamento. Nemmeno il Covid ha fermato il progetto, anche se è stato impossibile recarsi fisicamente in Camerun, dove le difficoltà non mancano di certo. Per evitare che tutto si fermasse, a Chomba sono stati inviati dei contenitori per l’acqua e ogni edificio pubblico è stato fornito di sapone di Marsiglia. Dove non è possibile reperire igienizzante e avere un numero sufficiente di dispositivi di protezione personale, è comunque un importante passo per la prevenzione.

Siccome, a dispetto di quel che si sostiene, il mondo non è poi così piccolo, c’è stato il bisogno di trovare un angolo per ricordare Virginia anche vicino a casa. Una piazzetta alla periferia di San Vero Milis è stata adottata dalla famiglia e ne porta il nome «per ricordare il suo immenso amore per il Creato. Vuole essere un angolo di accoglienza e di pace per tutti coloro che vorranno sostare e godere dei colori, dei profumi, dei suoni della natura, con animo grato».

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