L’IMPERO DEL SUGHERO CHE REALIZZA 400 MILIONI DI TAPPI ALL’ANNO PER I VINI PIU’ PREGIATI: I SEGRETI DI FABRIZIO SOTGIA

Foto per gentile concessione dell’Agenzia Sotgia

di LUCA SESSA

La mia è una storia di famiglia che si tramanda da generazioni, come spesso avviene nel nostro paese, culla dell’artigianalità più autentica. Mio nonno ha iniziato a produrre tappi di sughero nei primi decenni del secolo scorso, una attività quasi pioneristica all’epoca, e mio padre divenne col tempo il responsabile commerciale di questa piccola realtà. Ho iniziato a seguirlo sin da bambino avendo la fortuna di veder crescere alcune tra le più importanti cantine del panorama italiano e internazionale. Posso dire d’esser stato testimone dell’evoluzione del mondo vitivinicolo degli ultimi quattro decenni, un’opportunità unica e preziosa”.

Le (emozionate) parole sono di Fabrizio Sotgia, volto e anima dell’Agenzia Sotgia, un riferimento nel nostro paese per quel che concerne la commercializzazione dei tappi di sughero, elemento complementare di ogni vino e che quasi sempre viene tirato in ballo solo con accezione negativa (quante volte vi è capitato di gustare un vino che ‘sapeva di tappo’?) e che invece racchiude in sé una gamma di valori e concetti estremamente ampia e che merita d’essere raccontata e valorizzata. Fabrizio, grazie all’ufficio commerciale Integra Italia Srl, è da tempo il principale interlocutore per il nostro paese con l’azienda António Almeida Cortiças, un vero e proprio riferimento nel mondo del vino, una realtà produttiva portoghese che ha trasformato la lavorazione del sughero. Ma come è strutturato un processo produttivo di questo tipo? Per capire al meglio passaggi e procedure è obbligatorio partire dal protagonista del nostro racconto, il sughero.

Il sughero è una quercia che nasce e si diffonde negli ambienti che si affacciano sul Mediterraneo. Il Portogallo rappresenta ad oggi il 65% della produzione globale di sughero, seguito dalla Spagna con il 20%, quindi la Sardegna e il Nord Africa con il 5% a testa. Parliamo di un prodotto del Mediterraneo che nasce in ambienti vicino al mare e sostanzialmente in Europa. Il materiale che tutti noi conosciamo viene estratto dalla corteccia della quercia di sughero, trasformata in plance per estrarre i turaccioli di sughero. La quercia ogni 8-10 circa ricrea la corteccia esterna e permette quindi di poter avere a disposizione altro sughero. Mi piace sottolineare un concetto fondamentale: siamo in presenza di un prodotto al 100% ecosostenibile, non sintetico e che non inquina. Il suo ciclo di vita e successiva lavorazione risponde a tutte le richieste dell’economia circolare, rendendolo quindi un elemento molto attuale” ci confida Fabrizio. L’estrazione regolare di sughero dalla quercia dà un contributo fondamentale alla sostenibilità ambientale, economica e sociale di ampie aree rurali della regione mediterranea, dove sono coltivate le foreste di quercia. I tappi di sughero rappresentano naturalmente una specificità del settore vinicolo ed il loro utilizzo ha un impatto importante sulla conservazione sostenibile della foresta; per questo motivo si può affermare che esso contribuisce anche al contenimento delle emissioni di CO2 e quindi all’equilibrio ambientale.

La lavorazione da António Almeida Cortiças viene effettuata esclusivamente sul sughero portoghese, che ha delle caratteristiche ben identificabili: dalle tonalità di colore all’eleganza estetica, questo tipo di materiale è di gran lunga il più interessante da un punto di vista qualitativo. Ma come si produce nello specifico un tappo che andrà poi a custodire un Barolo o un Chianti? “La quercia estratta viene stagionata creando delle enormi pile che, lasciate per un determinato periodo di tempo, si assestano grazie al loro stesso peso. Quindi il sughero viene fatto bollire, lavato per eliminare impurità e muffe e successivamente fatto asciugare e tagliato in listelli. Dal listello, che sono fondamentalmente segmenti della corteccia, attraverso una macchina vengono estratti i tappi. Per capire bene il tipo di lavorazione si può pensare ai buchi che vengono fatto su di una cintura” racconta Fabrizio, che aggiunge: “Lo scarto viene trasformato in una granina, una polvere molto sottile, che il sugherificio António Almeida Cortiças trasforma nel tappo micro granulare, un tappo costituito da questa polvere a cui viene aggiunto un collante che trasforma il tutto nel tappo di sughero. Ha un aspetto simile a quello ottenuto dal listello originale, parliamo di polvere pulita e incollata, è un tappo di ultima generazione, utile perché ha una micro-ossigenazione inferiore rispetto a quello naturale, e al tempo stesso ha un costo molto concorrenziale, divenendo quindi il prodotto ideale per i vini di pronta bene ma anche per rossi da consumare entro 2-3 anni”.

Fabrizio, che da anni si interfaccia con il mondo della ristorazione (enoteche, wine bar, ristoranti, settore ho.re.ca.) ha da subito scelto legarsi con il sugherificio António Almeida Cortiças attraverso Integra Italia, la loro rappresentanza in Italia, girando in lungo e largo il nostro paese ma con un particolare focus sulla Toscana, potendo quindi osservare l’evoluzione del mondo vinicolo della regione, tra scelte tradizionali e soluzioni avanguardiste: “I produttori di vini di alta qualità (Chianti classico, Montepulciano o Brunello di Montalcino per fare degli esempi) non hanno mai abbandonato il tappo di sughero per quelli alternativi, perché il sughero naturale è l’elemento ideale per vini importanti che richiedono una continua micro-ossigenazione nel corso degli anni”.

L’evoluzione del comparto vinicolo nazionale e internazionale ha portato anche a filosofie produttive differenti, dal biologico al biodinamico, e Fabrizio ha potuto riscontrare come il sughero sia un elemento trasversale, che si adatta ad ogni tipo di viticultura. “Non ho mai ricevuto richieste particolari per quel che concerne il materiale utilizzato per la produzione dei tappi, ricordo solo una specifica esigenza fatta da una cantina che volle un lubrificante non sintetico, realizzato in cera d’api, ma parliamo di sporadiche richieste di natura personale, non esiste una regola generale. A mio modesto avviso il mondo del biodinamico può essere associato al sughero ed alla sua lavorazione, in particolare quella relativa al cosiddetto ‘monopezzo’, realizzato in modo controllato, senza interventi meccanici e artificiali”.

Creare un tappo di sughero “controllato” è una delle chiavi del successo di António Almeida Cortiças: “La possibile difettosità di uno o più pezzi (il cosiddetto ‘sapore di tappo’ di cui prima) ha portato all’innovazione, con l’accurata selezione dei turaccioli che vengono passati attraverso macchinari di ultima generazione. Viene effettuato un controllo su ogni tappo, sia da un punto di vista olfattivo, quindi a livello sensoriale, direttamente in azienda per evitare problemi al momento della consegna alle varie cantina. Da circa 4 anni non si è verificata alcun tipo di lamentela, un risultato straordinario in relazione alla produzione che è attestata sui 400 milioni di tappi annui, di cui 200 milioni monopezzo. Continuare a realizzare un prodotto tradizionale controllandolo ad un livello tale da riuscire ad eliminare possibili anomalie, anche grazie all’introduzione di processi tecnologici all’avanguardia, è un risultato incredibile” sottolinea Fabrizio Sotgia. In azienda viene effettuato un controllo gascromatografico per verificare l’eventuale presenza di elementi estranei che possano far scattare i vari livelli di allarme e che consentono quindi di capire se un tappo deve esser scartato.

Il valore aggiunto delle macchine non ha però sostituito il fondamentale apporto della verifica sensoriale umana, passaggio non riproducibile in maniera artificiale: ogni singolo tappo viene ‘annusato’ da esperti per verificarne l’integrità e per garantire che l’acquirente del vino abbia un prodotto la cui validità sia stata accertata non solo meccanicamente ma anche dalla sensibilità di una persona. “Un controllo lungo e faticoso ma fondamentale” precisa Fabrizio. Tutto questo senza perdere ma di vista la sostenibilità: “Il discorso relativo al rispetto della natura, all’abbassamento delle emissioni, è molto attuale: riguarda tutti i settori, anche l’agroalimentare, e mi piace enfatizzare il valore del prodotto del tappo di sughero, che è paragonabile ad un frutto colto da un albero. Non inquina, è un prodotto naturale. In un momento come quello attuale, caratterizzato dalla grande attenzione verso la natura, mi piace sottolineare la sostenibilità del tappo di sughero. Non demonizzo le altre tipologie di tappo, ma sono fermamente convinto che il tappo di sughero, grazie al riuscito mix tra tecnologia e fattore umano, continuerà a recitare un ruolo da protagonista nel mondo del vino” conclude Sotgia.

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