“GIORNATA DELLA MEMORIA 2022”: RICORDIAMO SUOR GIUSEPPINA DEMURU (LANUSEI 1903-TORINO 1965), GRAZIE ALLA QUALE, NELLE CARCERI “LE NUOVE” DI TORINO, ANTIFASCISTI E PARTIGIANI SCAMPARONO AI LAGER NAZISTI. A LEI SONO DEDICATE RICERCHE STORICHE E ANCHE UN ROMANZO

di PAOLO PULINA

La celebrazione della “Giornata della Memoria” (27 gennaio 2022) può essere l’occasione per ricordare l’eroica Suor Giuseppina Demuru, una religiosa sarda, figlia della Carità Vincenziana, che  salvò antifascisti, ebrei e partigiani rinchiusi nel carcere “Le Nuove” di Torino “governato” dai nazisti.

Dal sito web delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli –  http://www.fdcsanvincenzo.it/suor-giuseppina-de-muro/ – riprendiamo alcune notizie essenziali.

«Suor Giuseppina (al secolo Rosina) Demuru nacque a Lanusei (Nuoro), il 2 novembre 1903. Dal 31 dicembre 1925, amò e servì le persone detenute nelle carceri “Le Nuove” di Torino. Nel 1942 venne nominata Suor Servente della Comunità delle Figlie della Carità. Suor Demuru si dimostrò autorevole, forte e audace, in particolare durante la Seconda guerra mondiale nel periodo dell’occupazione nazista. Per esempio, si recò di persona dal prefetto Zerbino per ottenere la scarcerazione di oltre 500 detenuti politici detenuti alle “Nuove”, sfidando la morte a causa dei cecchini che sparavano ai passanti dai tetti delle case semidistrutte dai bombardamenti. Suor Giuseppina era già riuscita anche a revocare l’esecuzione capitale di un padre di famiglia condannato a morte per motivi politici, e a sottrarre alle SS un bambino di appena nove mesi, nascosto in un fagotto di lenzuola sporche e portato via dal carcere. […] Una giovane ebrea si salvò perché, per interessamento di suor Giuseppina, venne trattenuta in carcere anziché essere deportata in un lager tedesco e ciò grazie all’applicazione alla lettera del Regolamento penitenziario del 1931 che prescriveva il trasferimento di un detenuto solo laddove si conoscesse prima e con esattezza il luogo di destinazione. Suor Giuseppina non solo si occupò degli ebrei in carcere, ma sostenne tutta la comunità ebraica torinese. Al momento della scarcerazione delle milizie tedesche che comandavano il famigerato primo braccio del carcere, si ricordò della loro disponibilità espressa durante gli anni 1943-1945 e diede loro abiti civili per potersi salvare da eventuali vendette sommarie».

Suor Giuseppina, in cura a Pallanza, ottenne di poter morire a Torino proprio presso le “Nuove” e ciò avvenne il 22 ottobre 1965.  

Chi vuole saperne di più su questa suora così coraggiosa e sui suoi meriti, presso le “Nuove”, di “angelo caritatevole” e di miglioratrice della qualità della vita delle persone detenute con l’ampliamento degli spazi e con servizi innovativi (corsi di alfabetizzazione per i reclusi; asili nido per i bimbi delle detenute) può leggere l’ampio e informatissimo saggio intitolato “Una vita oltre le sbarre delle Nuove. Suor Giuseppina Demuru, fdc”, in “Studi Ogliastrini”, 13 (2017), pagg. 83-135, scritto da Tonino Loddo, giornalista e scrittore conterraneo di Suor Giuseppina (è nato a Lanusei nel 1950). Questa ricerca è stata presentata nel dicembre 2018 presso i Circoli sardi di Rivoli e di Gattinara.

Un ritratto di Suor Giuseppina (pagg. 42-46), intitolato “Una suora sfida i nazisti”,  è firmato  dalla giornalista Federica Ginesu nel secondo volume di “Sardegna al femminile. Storie di donne speciali” pubblicato da “L’Unione Sarda” nel 2017.

Alla lettura di queste indagini storiche e biografiche consiglierei di far seguire quella di una recente opera narrativa (pubblicata da Einaudi nel febbraio 2021) che racconta una storia che riporta alla ribalta una delle tante vicende umanitarie di cui è stata protagonista Suor Giuseppina.

Si intitola “Ciò che nel silenzio non tace” ed è il primo romanzo di una giovane scrittrice, Martina Merletti. Il titolo è stato ispirato da un verso di Rainer Maria Rilke: «Silenzio. Chi più in profondo tacque, / attinge le radici del parlare. / Poi un giorno ogni sillaba matura / sarà la sua vittoria: / su ciò che nel silenzio non tace, / sugli scherni del male; / perché il male si sciolga senza traccia, / gli fu mostrata la parola».

Ermanno Paccagnini sul “Corriere della Sera” del 21 marzo 2021 scrive: «Tre donne, tre lutti e un neonato. Tre storie che ruotano intorno a eventi luttuosi. Tre vicende che inizialmente viaggiano in parallelo per poi presto convergere e catturare il lettore facendo perno su tre figure femminili che si trovano a fare i conti con la “rimozione del ricordo”. Una delle storie ricostruisce la vicenda del salvataggio d’un neonato da parte di una suora che riesce a farlo uscire dal carcere torinese “Le Nuove” (in mano ai nazisti) prima che la madre partigiana venga avviata ai campi di sterminio in Germania».

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