NEL 120° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI SALVATORE SATTA, RICORDIAMO UN DATO BIOGRAFICO POCO NOTO: FU STUDENTE IN LEGGE NELL’UNIVERSITÀ DI PAVIA

Salvatore Satta

di PAOLO PULINA

Ricorre nel 2022 il 120° anniversario della nascita del grande scrittore e giurista sardo Salvatore Satta (ultimo dei sette figli di un notaio, nato a Nuoro il 9 agosto 1902; morto a Roma il 19 aprile 1975). 

Salvatore Satta, come si sa, è giunto alla notorietà nazionale e internazionale dopo la morte, con la pubblicazione, da parte delle edizioni Adelphi, del romanzo “Il giorno del giudizio” (1979; già apparso due anni prima presso la casa editrice di testi giuridici Cedam di Padova).  Presso Adelphi sono uscite poi le altre opere narrative “De profundis” (1980; la cui prima edizione Cedam è del 1948) e “La veranda” (1981; la cui stesura risale al periodo 1928-1930) e la raccolta di saggi giuridici “Il mistero del processo” (1994).

Il successo dell’edizione Adelphi de “Il giorno del giudizio”, riconosciuto come capolavoro, diventò un caso letterario di rilevanza nazionale e internazionale.

Come scrive Giovanni Pirodda nel volume dedicato alla Sardegna nella collana sulla letteratura delle regioni d’Italia dalla casa editrice La Scuola, «“Il giorno del giudizio” è un racconto di memorie e insieme romanzo corale, che si muove tra immaginazione visionaria e dati reali […]. Protagonista è la Nuoro nei primi anni del Novecento, disegnata nei suoi quartieri, distinti e incomunicanti, e nella sua quotidianità ripetitiva e inconsistente: l’ultimo e il più irrilevante dei luoghi, questo mondo si presta a rappresentare quella che è, nella visione di Satta, l’essenza della realtà».

Sull’onda del successo editoriale (“Il giorno del giudizio” è oggi tradotto in 17 lingue) viene ripresa anche l’amara riflessione sulla guerra di “De profundis” e vede la luce il romanzo “La veranda”, che prende titolo dalla “veranda” di un sanatorio, nell’Italia settentrionale, dove è ricoverato il giovane avvocato protagonista. Nelle pagine narrative è trasparente il riferimento dell’autore ad una triste esperienza autobiografica vissuta presso il sanatorio di Merano (Bolzano). L’inconsueto nome (si suppone derivante dalla località di provenienza) di alcuni personaggi del romanzo ci dà modo di sottolineare frequentazioni pavesi dello scrittore che sono quasi del tutto sconosciute. «Ecco, infatti, Vigevano, un ragazzo di venti anni, che gli ridono negli occhi cerulei: dieci anni di deschetto gli hanno messo addosso il malanno e una paura maledetta di andarsene senza avere un poco goduto: ma guarirà […]. C’è un Pavia diciottenne, dal viso butterato, con quattro diavoli in corpo. […] Finalmente Stradella si fa coraggio, ed esprime ad alta voce il pensiero di tutti: “Insomma, ha fatto come quel tale che è andato per suonare ed è rimasto suonato”».

Satta, dopo aver conseguito nel luglio 1920 il diploma di licenza liceale al Liceo governativo “Azuni” di Sassari, si iscrive al corso di laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa. Dopo l’esame di Filosofia del Diritto passa alla Regia Università di Pavia. Vi permane un anno e, dopo avervi sostenuto due esami (Storia del Diritto Romano, voto 26/30, e Introduzione alle Scienze Giuridiche e Istituzioni di Diritto Civile, voto 23/30), ritorna a Pisa ma in seguito rientra a Sassari, dove si laurea nell’ottobre 1924. Il suo primo lavoro è a Milano, dove fa il suo tirocinio di avvocato nello studio di un famoso giurista.

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