TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE: AD ARBUS CON CARLA INCANI E LE SUE ABILI MANI ‘INCANTADAS’

di CINZIA MEREU

L’artigianato nelle sue innumerevoli forme, sfumature e varietà è forse una delle peculiarità più rappresentative della nostra isola. Ogni zona conserva le sue tradizioni e le trasmette di generazione in generazione affinché quell’identità tanto cara a noi sardi non vada mai perduta nel corso del tempo.

Una delle forme artigianali più importanti e diffuse in tutta la Sardegna è senz’altro quella che riguarda l’arte dell’intreccio, tramandata da abili mani che negli anni hanno affinato e perfezionato il confezionamento di cesti, per lo più in vimini. Le dimensioni, le forme e i materiali di queste opere cambiano poi a seconda delle zone, a Ollolai e Sennori viene utilizzato l’asfodelo, a Castelsardo, San Vero Milis e Sinnai prevalgono invece giunco e palma nana.

Il cesto, oggetto di artigianato artistico per eccellenza, oltre ad essere estremamente diffuso nelle case di ogni sardo, anche come semplice elemento d’arredo, anima le sfilate in costume, dove le donne lo sfoggiano orgogliosamente, portandolo sul capo o tra le mani, arricchito con i tipici dolci isolani al suo interno.
L’arte dell’intreccio è un’arte antichissima, radicata nei secoli ed è importante che non vada perduta. Carla Incani, una giovane donna arburese fortemente legata alle sue tradizioni, ha deciso di dar vita a un connubio, unico nel suo genere, tra antico e moderno, dando vita alle sue creazioni Incantadas. “Ho sempre desiderato, sin da bambina, imparare a fare i cesti – dice Carla – li vedevo a casa di mia nonna e dei miei genitori e mi hanno sempre affascinata, così qualche anno fa ho parlato con mia madre di questo mio grande desiderio e lei lo ha assecondato, portandomi da una signora di sua conoscenza, che era in grado di realizzarli. Da quel giorno è iniziata la mia avventura. Da lì ho imparato e piano piano mi sono evoluta, dal classico cesto ho iniziato a fare orologi, borse, vasi, mi sono venute tantissime altre idee”.

Come materiali Carla utilizza la rafia naturale per la parte esterna, per i ricami stoffe o lana, simbolo della Sardegna agropastorale e ancor più della zona dell’arburese, con la sua caratteristica pecora nera.  Per la parte interna funi che i pastori impiegano per l’imballaggio del fieno. “Con le funi diciamo che faccio un lavoro di riciclaggio, perché le recupero e le pulisco per essere poi utilizzabili per i miei lavori. Anche se, dal momento che non amo rimanere ferma sempre sullo stesso punto, anzi preferisco reinventarmi continuamente, l’anno scorso ho piantato il grano e ho deciso di utilizzare anche gli scarti di quest’ultimo per la parte interna, così da poter creare sempre qualcosa di diverso. Il mio è un hobby, nato dall’amore per le tradizioni della mia isola e i miei lavori sono frutto di ingegno e passione che, quando possibile mi portano a girare per la mia bellissima isola e a prender parte a manifestazioni incentrate sull’artigianato, che puntano a dare visibilità ai prodotti fatti a mano. Per me è veramente importante tramandare e conservare nel tempo queste tradizioni, non solo per la loro storia secolare, ma soprattutto perché sono lavori che continuano a suscitare un fascino che sembra quasi senza tempo. Io cerco di non distaccarmi troppo da quello che è lo stile classico dell’intreccio, tuttavia amo mettere qualcosa di mio in ogni creazione, così da fondere insieme passato e presente”.

La Sardegna non è fatta soltanto di mari cristallini, spiagge dorate e natura incontaminata, ma anche e soprattutto di cultura e tradizione, che fanno di essa una terra unica e affascinante e il fatto che tanti giovani come Carla desiderino portare avanti le arti, gli usi e i costumi tipici isolani non può che rappresentare un forte motivo di orgoglio.

#gazzettadelmediocampidano

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