QUANDO UN PROGETTO DIVENTA VIRALE: L’IDEA DI ANTONELLO BOMBAGI. “ORA LA COMPAGNIA AEREA CE LA FACCIAMO NOI”

Antonello Bombagi

di FEDERICA CABRAS

“Ora la compagnia aerea ce la facciamo noi”: era il 12 febbraio 2020 quando su Facebook nasce questo gruppo dal nome inizialmente provocatorio. A crearlo, Antonello Bombagi, grandi idee e incontenibile amore per un’Isola, la Sardegna, spesso dimenticata. In poco tempo, numeri record: sui social impazzano le nuove idee di rinascita. Tutti si iscrivono. Alcuni guardano all’idea con scetticismo, altri ci si lanciano sin da subito… in ogni caso, non si può ignorare una cosa: Antonello Bombagi riesce a farsi ascoltare, canalizza su di sé l’interesse e l’affetto dei sardi per la propria terra.

«Come investito da uno tsunami!» così si è sentito Bombagi quando le sue idee hanno iniziato a diventare virali. «Per almeno una settimana non sono più riuscito a far null’altro se non tentare di rispondere alle centinaia di messaggi che mi arrivavano su Messenger e WhatsApp. Sapevo bene che si trattava di un’ondata passeggera e che molti di quelli che mi scrivevano non erano così fortemente motivati come volevano far credere con le parole, ma per formazione, educazione e rispetto verso gli altri mi piace rispondere a tutti. È stato uno sforzo enorme e tuttavia sono stato ampiamente ripagato a livello emozionale. Fra tanti, ho ricevuto incoraggiamenti e preghiere ad andare avanti talmente commoventi e forti che non ho potuto più fermarmi. Magari erano scritti male, in un italiano approssimativo, ma con una tal forza comunicativa che solo chi scrive con cuore sincero sa avere. E guarda caso, questi messaggi speciali, arrivavano quasi tutti da oltremare: Australia, Svizzera, Inghilterra, Sud Africa, Danimarca, Germania, Francia, ecc… La conferma di un concetto ben conosciuto: apprezziamo il vero valore delle cose solo quando le perdiamo.»

Ben presto, le persone uniscono le forze, si impegnano, si legano le une alle altre per il progetto comune di far ripartire l’economia di un pezzo di terra spesso maltrattato, poco considerato, non valorizzato. Ecco, è forse allora che Bombagi decide che sì, può andare avanti, anzi, deve: l’obiettivo era utopico, okay, ma l’unione fa la forza, si dice, e quando le persone credono fermamente in qualcosa e si uniscono e si battono e battagliano, be’, spesso vincono. «Il sostegno così robusto, semmai, mi ha fatto trovare la consapevolezza e il coraggio di andare avanti. Tornavo da un viaggio in Andalusia ed ero rimasto molto amareggiato nel prendere coscienza che quella terra ci avesse sopravanzato in tutto. Quando l’avevo conosciuta, in un viaggio precedente di almeno trent’anni prima, e pur arrivando dalla Sardegna, l’avevo trovata piuttosto arretrata. Il disastro Alitalia e il mesto tramonto di Air Italy, che proprio in quei giorni annunciava la sua chiusura definitiva, hanno fatto il resto. In quel momento ho pensato che non si poteva più aspettare che “qualcun altro” ci risolvesse il problema dell’isolamento che provoca arretratezza. L’errore più comune, purtroppo, è proprio quello di pensare che non è compito del cittadino, ma della politica. Ma quando ti rendi conto che le risposte non arrivano, cosa fai? Ti metti a piangere? Protesti? Lo abbiamo fatto per decenni e non è servito a nulla. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Ecco che allora ho creduto che fosse arrivato il momento di riunirsi come comunità per rimboccarsi le maniche e provare a risolvere il problema.»

Solo successivamente, nasce la Cooperativa “Compagnie riunite della Sardegna”, proprio per «dar forma a quello che è nato come un sogno,» spiega Bombagi «affrancare i sardi e la Sardegna dall’isolamento a cui sono stati condannati da altri. Un qualcosa che si è poi declinato nel fondare una compagnia aerea che possa sostenere il prezzo del servizio fornito alla comunità sarda, trasportando i turisti nell’isola secondo logiche nuove. Senza inventare nulla ma applicando un concetto di ospitalità globale e dove l’aereo è solo la miccia che innesca il tutto.»

E se la faccenda si fosse fermata all’inizio? Se tutto si fosse chiuso con un nulla di fatto, come le cose che, intense, bruciano in fretta per lasciarsi dietro solo polvere? Aveva questa paura Antonello Bombagi?

«Sapevo fin dal primo momento che questo sarebbe accaduto solo se fossimo rimasti una mera entità virtuale. Ma non, se in seguito avessimo attivato una serie di azioni mirate a mettere radici nel territorio: tra la gente, con la gente. Il problema vero, semmai, ci si è presentato a causa della pandemia, che per lungo tempo ci ha impedito di mettere in atto questa mutazione. Ad ogni modo, il ricorso iniziale al gruppo Facebook è stato utile e necessario per velocizzare il processo di aggregazione delle idee e delle persone. Seguendo metodi più tradizionali, saremmo ancora alle prime battute. E invece, oggi abbiamo un progetto concreto su cui puntare e da portare avanti con convinzione e perseveranza.»

Non mancano gli scettici, tuttavia. Del resto, quando qualcuno crea un modo per sognare, ci sarà sempre chi non vuol nemmeno provare a chiudere gli occhi. «Capisco la loro difficoltà ad accettare un percorso del genere» dice, a tal proposito. «D’altra parte però so bene che chi è vittima dell’abitudine e non ha la capacità di assumere nemmeno un minimo rischio consapevole, va invece incontro al rischio, questa volta inconsapevole, di un futuro in cui il prezzo da pagare potrebbe essere anche molto alto. Purtroppo la verità è cruda: il mondo è fatto di cambiamenti e nonostante si ammoniscano le persone a non fare il passo più lungo della propria gamba, è proprio cambiando qualcosa che si producono risultati. Alla luce di questo, li inviterei ad avere più fiducia nei propri mezzi e maggior coraggio nell’affrontare le scelte. Per cambiare qualcosa, qualsiasi cosa, occorre spezzare la catena dell’abitudinarietà provando a cambiare strada e a percorrere nuovi sentieri, in senso metaforico e reale. E soprattutto senza pregiudizi né preconcetti.»

Uscire dalla zona di comfort, provare, immergersi nel nuovo che sì, talvolta fa paura, ma può anche rendere liberi.

Per affiliarsi, basta poco: «Per adesso la cooperativa è solo un grande contenitore in cui far confluire e raggruppare le persone che vogliono sostenere il progetto. Con l’acquisto delle quote da parte dei soci costruiamo il capitale minimo necessario a renderci promotori della nascita di una SPA per il vettore aereo. In questa nuova entità a sottoscrizione pubblica coinvolgeremo altri attori della vita economica e imprenditoriale, con il vantaggio però che tutti i piccoli soci della cooperativa saranno un’unica persona giuridica. Dunque con il peso necessario a garantire nel tempo il funzionamento secondo gli scopi.»

Per adesso, l’unica cosa che si può fare è raccogliere consensi e adesioni, oltre che cercare di farsi conoscere dalle persone mediante incontri sul territorio. Insieme lo possiamo fare: questo il motto. «Il fatto di un essere un’isola ci espone ad una serie di svantaggi pesanti, tuttavia esistono anche dei vantaggi. E partendo dalla valorizzazione di questi ultimi abbiamo elaborato il nostro progetto che si traduce nello slogan: isolani sì, isolati mai! Nel lungo termine, dunque, il progetto si farà più ampio e prevede, oltre alla creazione della compagnia aerea tramite la Newco., la nascita in seno alla cooperativa di sei divisioni specifiche, ognuna delle quali andrà ad operare in complementarietà con le altre per permettere la gestione dell’ospite a 360°. In buona sostanza, abbiamo previsto che ci sarà qualcuno che si dovrà occupare di intercettare i flussi turistici laddove nascono e quindi nei paesi d’origine (div1). Qualcun altro che si occuperà di organizzare i viaggi di queste persone (div2). Altri ancora che ne cureranno il trasporto, e non solo con l’aereo, ma soprattutto nei collegamenti finali: dall’aeroporto a destinazione (div3). Non tralasceremo di curare l’accoglienza, che vogliamo portare avanti mettendo in rete sia le case dei sardi che già sono attrezzate a farlo, sia piccole e medie strutture alberghiere (div4). Inoltre, ci sarà da organizzare e gestire la vacanza e il tempo dell’ospite con la creazione e la proposta di servizi specifici, mirati a far scoprire loro i tesori della nostra terra all’interno di una piacevole esperienza emozionale (div5). E infine, ci sarà una organizzazione dedicata a scegliere le eccellenze agroalimentari dell’isola e a riunirle sotto marchi identificativi comuni per avviarne la commercializzazione internazionale e seguire l’ospite fino a casa sua (div6). In modo che lo stesso possa ricordarsi della nostra terra anche dopo il suo ritorno, mantenendo così un legame di vicinanza che potrebbe riportarlo a visitarci in una seconda o terza occasione. Tutto questo avrà il merito di innescare un circolo virtuoso che avrà ripercussioni economiche dirette sulle persone che a vario titolo collaboreranno al programma, ma soprattutto metterà indirettamente in moto tutta l’economia della Sardegna.»

Ma cosa serve per far uscire la Sardegna dalla condizione di stasi che la avvolge come un mantello?  Be’, come dice Antonello Bombagi, sicuramente cambiare alcuni paradigmi mentali radicati profondamente in tanti di noi.

«Occorre recuperare la convinzione che le cose possono cambiare, ma solo se noi per primi siamo disposti a farlo. Infatti solo cambiando noi stessi e la piccola realtà che ci circonda si finisce per cambiare il mondo. Ogni singola scelta dell’individuo si riflette sull’intero mondo e ciascun gesto, lavoro, attività, scelta o non scelta, ha una conseguenza su tutto il resto. Cominciando da se stessi e unendosi agli altri dunque possiamo davvero cambiare in meglio la realtà che ci circonda. E in questo caso la Sardegna, perché essa non abbia più a soffrire per gli svantaggi dell’isolamento pur rimanendo “isola”, ma anzi puntando alla valorizzazione della sua tipicità per sconfiggerlo definitivamente. Abbiamo tutto per rendere la nostra isola un luogo in cui chiunque vorrebbe trascorrere del tempo. Da un lato abbiamo la natura che ci regala meraviglie uniche, dall’altro una intelligenza in grado di concepire idee al servizio dell’ospitalità. La tempra e la perseveranza al di fuori del comune della nostra gente completano il quadro. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti da sempre, ora occorre che ciascuno di noi voglia cogliere l’opportunità andando insieme nella stessa direzione. Ogni persona è un tassello di quello che potrebbe essere un meraviglioso mosaico finale.»

3 risposte a “QUANDO UN PROGETTO DIVENTA VIRALE: L’IDEA DI ANTONELLO BOMBAGI. “ORA LA COMPAGNIA AEREA CE LA FACCIAMO NOI””

  1. MEGLIO TARDI CHE MAI! Direbbe qualcuno, ma tant’è, qualche giorno fa ho avuto modo di fare una lunga chiacchierata sullo stato del progetto Un’isola in volo! © con Federica Cabras. Grazie alla professionalità di Federica, inviata della rivista Tottus in PARI, il magazine di riferimento degli emigrati sardi, n’è venuta fuori una bellissima intervista

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