UN VIAGGIO INTROSPETTIVO CON LA MUSICA: DA CAGLIARI, LA CANTAUTRICE LINDA TRINCHILLO RACCONTA DI SE’ E DELLA PASSIONE PER IL CANTO

Linda Trinchillo e la sua band

di ANDREA RIPOLI

Linda Trinchillo, cantautrice e voce della band “Nineteenspirit”, ci parla della sua passione per la musica che diventa l’occasione per compiere un viaggio dentro di sé. Un viaggio costellato di consapevolezze acquisite, partenze, ripartenze, dubbi e scoperte

Come hai iniziato nel campo della musica? Ho sempre avuto voglia di cantare, fin da piccola. Ricordo che da bambina a casa facevo dei piccoli spettacolini. Mia nonna, che si era accorta di questa mia propensione, un giorno mi ha portata con lei in chiesa a cantare. Faceva parte del coro della parrocchia. In seguito sono stata iscritta alla prima scuola di musica. La svolta è arrivata quando, verso i 12 anni, mio zio mi ha regalato una chitarra facendomi promettere che avrei dovuto insegnargli a suonarla, una volta che fossi riuscita a imparare io. Allora ho preso il libro di musica delle scuole medie, dove c’erano le tavole degli accordi, e ho cominciato a studiare. All’epoca frequentavo l’oratorio del mio quartiere e lì mi hanno dato qualche dritta e mi hanno inserita in chiesa per suonare. E in quel contesto, a 12 anni, ho scritto la mia prima canzone. Mi sono accorta così che questa per me era una passione molto grande, che mi ha accompagnata fino ad oggi. Il mio sogno di fare musica si è pian piano evoluto, conoscendo persone, frequentando vari ambienti fino a quando poi ho formato la mia band con la quale faccio delle cover. Per me è una scuola, perché con loro vado in giro, suono in mezzo alla gente per le strade di Cagliari e facendolo riesco ad imparare molto. Adesso sto prendendo in mano la mia vera identità musicale, che è quella di cantautrice. Attualmente sto lavorando ai miei pezzi.

Cosa significa per te esprimerti attraverso il canto? Cantare mi fa sentire libera. E’ un momento in cui probabilmente riesco a tirare fuori emozioni che in altri ambiti della vita non escono così liberamente. Cantare mi fa sentire la parte più intima di me, quella più vera. Mi sento me stessa. Quando canto è come se sentissi tutto, non sono distratta da altri pensieri, la mente si svuota. Sento di essere viva. Questo è cantare.

Quali obiettivi ti sei posta in ambito musicale? Il mio obiettivo principale nella vita, oltre che musicale, è quello di trovare il mio spazio nel mondo. Quindi capire chi sono, e dove collocarmi. Nella musica, finalmente, è quello di portare alla luce tutte quelle canzoni che ho tenuto nel cassetto per tanti anni. Cominciare ad identificarmi, farmi conoscere come cantautrice. Questo è ciò che voglio fare.

Quali difficoltà incontra chi sta iniziando a farsi conoscere in questo ambito? Io penso che le difficoltà principali, che una persona che sta iniziando incontra, siano personali. Per esempio la paura di non essere abbastanza. Sai, una persona che ha già raggiunto qualcosa, può guardarsi indietro e dire “ io ho fatto questo”, una persona che sta iniziando non ha questo tipo di riferimento precedente. Quindi deve solo fare affidamento sulla propria forza di volontà. Molto spesso il mondo che ci circonda, le persone, o anche il proprio livello di autostima rischiano di compromettere questo. Quindi penso che la difficoltà principale di una persona che sta iniziando sia proprio da ricercare in sé stessa. E’ una lotta che si fa con sé stessi.

Hai anche una band, i “Nineteenspirit”, ce ne parli? Cosa suonate? Sì, ho una band e inizialmente ci chiamavamo Covband19. Abbiamo unito il problema della pandemia con il fatto che suoniamo delle cover. Da qui il gioco di parole: Cover- Cov. La band è formata dal chitarrista Marcello Floris, il batterista Luca Salis e il bassista Daniele Sanna. Abbiamo iniziato quasi per gioco. Però, in realtà, il gioco è una cosa seria. Perché in base a come una persona gioca, quanto ci crede, quanto non ci crede, si capisce dove arriverà. Stufi di questa pandemia, abbiamo deciso, un giorno, di cambiarci il nome ma di tenere il 19 perché ci rappresentava per il fatto di esserci conosciuti in quel periodo. Il numero l’abbiamo unito con la parola Spirit, per due motivi. Uno perché una delle canzoni che ci piace di più suonare è “Smells like teen spirit” dei Nirvana e poi perché nel nostro nome c’è un gioco di parole, cioè Nineteen, appunto 19, e teen utilizzato come giovanile. Quindi spirito giovanile, che è ciò che ci accomuna, perché abbiamo delle età molto diverse, però abbiamo questo in comune. Ci siamo chiesti “Cosa ci accomuna? Questo spirito”.

Hai già scritto pezzi tuoi? Quali temi affronti nei tuoi testi? Ho scritto molti pezzi, fin da quando a 12 anni scrissi il primo. Negli anni i temi sono cambiati così come è cambiato l’approccio alla scrittura e non solo, anche quello musicale. Più studi e più sei libero di fare. Perché lo studio rende liberi, in realtà. Ho affrontato sia tematiche personali, sia tematiche sociali. Per esempio ho affrontato il tema della mia passione musicale, della voglia di non rinunciare ai propri sogni, della difficoltà di raggiungerli, dell’amore, delle delusioni, sofferenze e dei sogni. Le mie canzoni è come se fossero tante fotografie. Ogni volta che apro il mio quaderno delle mie canzoni, è come se stessi sfogliando un album di fotografie. Ognuna mi ricorda un periodo, cosa vivevo… ognuna mi trasmette un’emozione diversa.

Che messaggi ti piace esprimere con i tuoi testi? Una delle mie passioni principali sono le persone. A me piace molto parlare con la gente perché credo che ogni persona abbia un mondo e che da ogni persona ci sia qualcosa da imparare. Mi affascinano le storie di quelli che oggi, nella nostra società, chiamiamo falliti. Per me non lo sono. Una delle cose che mi auguro di più nella vita è proprio quella di sbagliare tanto. Perché gli errori danno le lezioni più importanti. Quindi credo che se c’è un messaggio che posso dare attraverso la mia musica è quello di far avvicinare le persone ad una umanità che a volte si è persa, in questa società in cui tutti puntiamo alla perfezione credo che l’imperfezione sia la cosa più bella.

Ogni inizio, insieme all’inevitabile entusiasmo, comporta un po’ di paura, qualche incertezza, dei dubbi. Nel tuo percorso musicale, quali dubbi o incertezze hai affrontato e continui ad affrontare? Sì, sicuramente uno dei dubbi è che vestito dare alle proprie canzoni, perché nel momento in cui prendi una chitarra e scrivi una canzone, tu sei abituato a cantarla e suonarla in camera tua, e la senti in quel modo. Quando poi devi spiegare ad un’altra persona come vorresti che rendesse la tua canzone, che strumenti ci dovrebbero essere, che tipo di genere vorresti allora lì si pongono tutta una serie di interrogativi. Perché magari ciò che hai immaginato non è esattamente quello che ti ritrovi a sentire nel momento in cui ci lavori con altre persone. Ma si migliora con l’esperienza, più ci lavori, più sai cosa vuoi. E poi le insicurezze personali, la consapevolezza di dover studiare tanto. Inizialmente farsi conoscere implica avere molti contatti, cercare il più possibile di stare in mezzo alla gente ma questo per fortuna è incline con il mio modo di essere.

Hai mai avuto il dubbio che la musica non fosse la tua strada? Cosa ha risolto la crisi? E’ un dubbio che ho avuto molto spesso e che ho risolto nel momento in cui la vita è diventata davvero difficile. Nel momento in cui mi sono completamente persa ho capito che l’unico modo per ritrovare la strada era iniziare ad ascoltarmi. Quando ho cominciato realmente ad ascoltare me stessa, a capire dove volevo andare, mi sono accorta che, mentre camminavo per questa strada, in sottofondo c’era la musica. Quindi ho compreso che molto probabilmente, questa, non è solo una passione ma fa proprio parte di me. Quando ti senti perso, e ad un certo punto ti vien voglia di cantare e di imprimere sulla carta qualcosa, lo devi fare.

Qual è il tuo rapporto con il fallimento? Il fallimento lo conosco molto da vicino, perché ho perso delle persone nella mia vita. Non tutti si rialzano dalle cadute. Il fallimento è quindi un qualcosa che ho potuto conoscere molto bene, ed ho capito che non dovevo cambiare la mia idea di fallimento per non averne paura, quanto cambiare la mia idea di successo. Perché se il successo lo si limita al raggiungimento di un obiettivo preciso e basta, si perdono tante cose. Per me il successo è quando il mio cuore e il mio cervello si stringono la mano e vanno d’accordo. Penso che l’unico fallimento vero al quale posso andare incontro sia quello di non tentare. Ma nel momento in cui stai tentando, hai già vinto. Anche se non arriverai chissà dove, un giorno potrai dire “Sai che c’è? Io mi sono goduto il viaggio, io c’ho provato fino all’ultimo”. Questo dà valore alla vita. Tutti partiamo da un punto di partenza diverso e questo è importante, c’è chi ha avuto determinate cose e chi no. Il successo e il fallimento sono delle cose molto personali, e il fatto che questa società li stia stereotipando credo che faccia del male ai giovani. Oggi tutti abbiamo un’idea precisa di quello che deve essere lo standard di vita giusto. Credo che dobbiamo toglierci questi preconcetti e cominciare a vivere veramente.

Ci sono persone che procrastinano il proprio esordio, musicale e non, all’infinito. Sei una persona che ha questa tendenza? Quali approccio è importante utilizzare in questo caso per sfidare questa indole? Io non ho procrastinato, ho avuto tanti inizi. Ho iniziato tante volte e tante volte ho buttato tutto via, per poi ricominciare daccapo. Però ad oggi ho capito una cosa importante: ognuno ha i propri tempi e questo non significa che chi riesce più in fretta sia migliore, ognuno è diverso. Ci sono state persone nella mia vita che mi hanno caricato di aspettative, in passato. Ma ho imparato a dire “Fermo. Faccio come dico io”. E’ importante imparare a rispettarsi, ed è una cosa che non sono riuscita a fare dall’inizio perché mi stavo confrontando. Siamo in tempi troppo veloci, guarda per esempio gli youtubers che sfornano un video dopo l’altro perché la visibilità è strettamente legata alla costanza. E’ importante stare bene. La vita vale la pena viverla se si sta bene. E’ inutile che riesco a vincere un disco d’oro se poi rientro a casa e sto male perché non so ascoltarmi, rispettarmi. Fare diverse false partenze nella mia vita mi ha insegnato che per partire veramente bisogna avere le scarpe giuste, avere il tempo di trovare le scarpe giuste e quando le hai trovate iniziare a camminare.

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