IL DRAMMA DEL FUOCO: LA SARDEGNA ANCORA UNA VOLTA BRUCIA

immagine di Diego Attene

di GIULIANA SIAS

Il Montiferru è ancora avvolto da una coltre di fumo. A Cuglieri, nel centro abitato, non c’è un pezzetto di terra che non sia diventato cenere, tutti i giardini hanno preso fuoco e ieri notte più o meno tutte le case sono state circondate dalle fiamme. Chiunque ha avuto molta paura, tanti sono scappati verso Sennariolo e da lì sono riusciti a raggiungere Bosa, altri si facevano tenere compagnia al telefono da parenti e amici distanti, che non potevano fare altro che condividere la loro disperazione. Lo scirocco ha soffiato fortissimo fino all’alba. A Santa Caterina alle 4 del mattino è partito un ordine di evacuazione. Verso le 5 ha iniziato a piovere, abbiamo tutti sperato in una specie di miracolo, ma è durato solo qualche minuto.

Questa mattina, arrivando dal mare, il paese non si vede, inghiottito da una nebbia innaturale e dalle diossine. Da Tega in poi è bruciato tutto, sia da una parte che dall’altra, perchè il fuoco ha attraversato la statale. L’aria è irrespirabile e manca l’acqua, nelle abitazioni e per i mezzi di soccorso. C’è un silenzio surreale, la gente per strada parla sottovoce. Gli animali sono in larga maggioranza morti, le piante che hanno resistito al fuoco si sono piegate su loro stesse, sembrano di plastilina. Da lontano la cenere che si è annidata ovunque sembra neve; gli alberi sono spogli come quando è inverno. Ma sono neri come il carbone. A questo rogo non sopravviverà nessuna piantagione. I nostri oliveti e le nostre vigne non esistono più. La zona industriale è un campo di battaglia. Ovunque resistono piccoli focolai e la terra continua a bruciare anche dove apparentemente non c’è più nulla. Adesso i Carabinieri stanno bloccando la 292 all’uscita di Santa. Il vento riprende forza. Nessuno, esattamente come stanotte, sa bene cosa fare.

L’impressione è che non ci sia alcuna regia, che ci siano pochi uomini e pochi mezzi. Che i fronti aperti siano troppi. Lunghi chilometri di strada, che andrebbero bonificati al più presto perchè non divampi di nuovo l’incendio, sono abbandonati a se stessi. In paese non si vedono vigili urbani, amministratori o funzionari della protezione civile che spieghino almeno, soprattutto alle persone più anziane, come fare a sopravvivere senza acqua e con questo caldo soffocante, chiaramente artificiale. In queste dodici ore nessuno ha pensato di coordinare delle squadre di volontari. Chi ha offerto il suo aiuto, o messo a disposizione acqua e cisterne, lo ha fatto grazie al passaparola in maniera spontanea. Il Comune di Cuglieri non ha utilizzato i suoi account social per rassicurare o fornire indicazioni alla popolazione, o per raggiungere un numero ancora maggiore di cittadini, anche quelli che magari non si trovavano a Cuglieri ma a Cuglieri hanno una famiglia con la quale non riuscivano a mettersi in contatto. Chi ha vissuto le fiamme di ieri ha i capelli grigi e secchi anche se ha vent’anni e una notte insonne sulle spalle anche se di anni ne ha ottanta. Quelli che hanno lasciato il paese in preda al panico rientrano nelle loro case. Perchè non hanno poi grandi alternative.

Sarebbe a tutti gli effetti un disastro ma non in Sardegna. In Sardegna può bruciare un intero paese, e i paesi vicini, e l’intero Montiferru, ma per ore non c’è nemmeno una breve su un quotidiano nazionale. Non ci sono Presidenti del Consiglio, o governatori, o ministri, o sottosegretari, che arrivano per seguire da vicino la tragedia che si sta consumando. Non c’è la gara a inviare aiuti dalle altre regioni, non c’è nemmeno uno straccio di dichiarazione da parte dell’ultimo dei consiglieri regionali. Tanto siamo circondati dal mare, ad un certo punto il fuoco si deve fermare per forza, anche se non facciamo niente per domarlo.

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