GIORNATE DI TERRORE PER LA SARDEGNA IN BALIA DEL FUOCO: 1500 SFOLLATI, IN FUMO 20MILA ETTARI DI TERRA E SERVIRANNO 15 ANNI PER RICOSTITUIRE I BOSCHI

Quasi 1500 persone sfollate, oltre 20mila ettari di territorio, di boschi, oliveti e campi coltivati ridotti in cenere, aziende agricole devastate, case danneggiate e tanti animali briciati vivi. È pesantissimo il bilancio del gigantesco rogo scoppiato nel Montiferru, nell’Oristanese. Non è ancora stato possibile fare una stima precisa visto che il fuoco, dopo aver percorso circa 50 chilometri fino alla costa di Porto Alabe non è stato ancora domato e continua a minacciare case e aziende. La Giunta regionale, ha approvato lo stato di emergenza, propedeutico alla richiesta di stato di calamità da parte del Governo.

L’Oristanese brucia da almeno 60 ore. L’incendio è divampato a Bonarcado quando ha preso fuoco un’auto a causa di un incidente stradale e, sospinto sul bosco dal forte vento di scirocco prima e libeccio poi, è ancora attivo su più fronti. L’incendio preoccupava soprattutto le comunità del Marghine e della Planargia: allerta massima anche nei Comuni perché la rotazione dei venti poteva portare l’ingresso del maestrale, facendo nuovamente cambiare direzione alle fiamme andando anche in direzione della statale 131 “Carlo Felice” che collega Cagliari a Sassari, tra Noragugume, Sindia e Macomer.

Intanto le operazioni di soccorso nei territori di Santu Lussurgiu, Cuglieri, Tresnuraghes, Frossio, Sennariolo, Usellus, Porto Albe, Scano di Montiferro e Cabras, erano rese particolarmente difficoltose dal forte vento di scirocco che ha alimentato i roghi, sono state supportate da otto velivoli Canadair, da un elicottero del Reparto volo di Sassari e dagli elicotteri del servizio AIB regionale.

Per una maggiore rapidità di risoluzione dell’emergenza, il Dipartimento della Protezione Civile ha attivato un modulo internazionale di cooperazione: con quattro velivoli canadair provenienti dalla Francia e dalla Grecia. A Tresnuraghes tre squadre hanno operato per tutta la notte nel contrasto al fronte del fuoco, e la loro attività ha permesso di salvaguardare due attività ricettive. A Scano di Montiferro il lavoro notturno delle squadre ha permesso di mettere sotto controllo il fronte del fuoco, che aveva causato l’evacuazione di oltre 400 persone.

Sono trascorsi quasi 27 anni dall’ultimo rogo scoppiato nel Montiferru: era l’agosto del 1994 quando un incendio, poi risultato doloso, cancellò i boschi di Seneghe, Bonarcado, Cuglieri, Santu Lussurgiu e Scano Montiferro. Ed è proprio nella stessa zona, tra Bonarcado e Santu Lussurgiu che sono partite le fiamme. Le alte temperature e il vento hanno alimentato il fuoco che si è velocemente propagato circondando prima Santu Lussurgiu e poi spostandosi a Cuglieri. Il piccolo paese è stato assediato dalle fiamme per tutta la notte: 200 le persone sfollate. Con loro anche tutti gli abitanti di Sennariolo, 155 persone, che si trova a pochi chilometri e dove gli tessi cittadini di Cuglieri avevano trovato rifugio.

All’alba di domenica sono ripresi i lanci d’acqua dal cielo, ma dopo una lieve tregua, con il passare delle ore e con l’aumento delle temperature e della forza del vento, le fiamme hanno ripreso vita trasformando tutta l’area in un inferno. Il fronte del fuoco si è spostato raggiungendo Porto Alabe. Il piccolo centro è stato circondato dal fuoco: 200 le persone allontanate da casa, tra queste anche tanti turisti. Contemporaneamente il forte vento di scirocco riaccendeva i focolai anche a Santu Lussurgiu, nella frazione di San Leonardo: 50 le famiglie allontanate. Le fiamme hanno anche raggiunto Scano Montiferro, dove sono state evacuate alcune abitazioni e sfollate 400 persone, tra le quali anche gli ospiti di una struttura per anziani e Borore nel Nuorese con altre trenta famiglie allontanate.

Nel frattempo è iniziato il lavoro degli investigatori del Corpo Forestale regionale per capire le cause che hanno scatenato il vasto rogo che ha raggiunto i centri abitati e costretto centinaia di persone ad abbandonare la propria abitazione in cerca di salvezza.

Un’emergenza continua, con i centralini di Protezione civile e vigili del fuoco presi d’assalto dai cittadini. Per tutta la giornata si sono susseguite le riunioni operative tra i vertici delle forze al lavoro per l’emergenza: lo stesso presidente della Regione, Christian Solinas è nella sala operativa della Protezione civile per coordinare e seguire le operazioni. Il governatore ha annunciato che scriverà al presidente Draghi per chiedere al Governo un sostegno economico immediato per ristorare i danni e che una quota del PNRR sia subito destinata alla Regione per un grande progetto di riforestazione.

Anche la Giunta regionale si è riunita, con tutti i sindaci delle zone colpite, ed ha approvato lo stato di emergenza. “Non è ancora possibile effettuare una stima dei danni causati dagli incendi – ha evidenziato ancora il presidente della Regione -, ma si tratta di un disastro senza precedenti”. Nel gigantesco rogo del 1994, nel Montiferru erano andati in fumo 12mila ettari di territorio e si era salvato anche l’olivastro millenario “Sa Tanca Manna” simbolo di Cuglieri. Oggi la furia del fuoco ha spazzato via già il doppio di territorio e anche quell’albero con 2000 anni di storia.

Intanto il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, segue costantemente l’evolversi dei devastanti incendi ed esprime la propria piena solidarietà a tutta la popolazione colpita e sostegno a quanti senza sosta si stanno prodigando negli interventi di soccorso.

Serviranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi e la macchia mediterranea distrutti dalle fiamme che hanno raggiunto pascoli, ulivi, capannoni, fienili con le scorte di foraggio e mezzi agricoli ma anche ucciso animali ed è calamità con danni incalcolabili all’agricoltura negli oltre 20 mila ettari andati a fuoco. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dei devastanti incendi che hanno colpito la Sardegna in diverse località dell’Isola, soprattutto nell’Oristanese. L’organizzazione agricola- sottolinea- che “ai costi economici e sociali si somma una vera catastrofe ambientale con lecci, roverelle e sughere secolari andati in fumo in aree dove saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali”. Coldiretti commenta inoltre che è “un disastro sotto ogni punto di vista con la distruzione totale delle erbe e delle essenze che sono alla base dell’alimentazione di pecore e mucche”. Aggiunge che “per ogni bosco andato in fiamme ci sono danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo”. Conclude affermando che “se certamente il divampare delle fiamme nella macchia mediterranea è favorito dal clima anomalo con alte temperature e afa, a preoccupare è l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente”.

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