IL SUCCESSO POPOLARE (ANALIZZATO SOCIOLOGICAMENTE DA GRAMSCI) DEI ROMANZI DI APPENDICE DI CAROLINA INVERNIZIO ANCORA SI CONFERMA NEL 170° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DELLA SCRITTRICE

di PAOLO PULINA

In alcune note dei “Quaderni del carcere” dedicate al tema “Letteratura e vita nazionale”, Antonio Gramsci osserva che, data la mancanza in Italia di una letteratura d’arte legata alla vita popolare nazionale, «viene preferita la letteratura d’appendice che, a modo suo, è un elemento attuale di cultura, di una cultura degradata quanto si vuole, ma sentita vivamente». Gramsci dà conto, dal punto di vista psico-sociologico, delle motivazioni dell’enorme fortuna presso il pubblico degli oltre cento romanzi scritti da Carolina Invernizio, «questa onesta gallina della letteratura popolare», il cui nome ho incontrato quindi per la prima volta proprio nelle penetranti pagine gramsciane sul fenomeno della narrativa d’appendice molto apprezzata dalle masse popolari.  

Sulla base di queste suggestioni e in rapporto al fatto che sono residente dal 1974 in Oltrepò pavese, in un paese non lontano da Voghera (città in cui, il 28 marzo  1851, l’Invernizio era nata) e come  operatore culturale, dall’inizio del 1977, presso l’Assessorato alla Cultura e Istruzione dell’Amministrazione provinciale di Pavia, quindi anche con un interesse accentuato da una curiosità “localistica”, non ho trascurato di documentarmi e di scrivere sulle ricerche che sono state man mano pubblicate sulla illustre vogherese, peraltro non molto amata nella città natale, in particolare dai lettori (acculturati) dei grandi classici della alta letteratura mondiale, che non accettano  che ci si occupi, neanche dal punto di vista della sociologia della letteratura, di una produttrice  di romanzi di bassa valenza estetica, e non importa che siano sempre piaciuti alla massa poco acculturata.

Contro i detrattori, è bene dire subito che ancora oggi, nell’anno in cui ricorre il 170° anniversario della nascita, è un fatto innegabile che permane il successo popolare delle narrazioni della Invernizio.

Lo ha sottolineato, il 18 giugno, nella trasmissione televisiva “Buongiorno Regione Lombardia”, in un servizio a cura  di  Andrea Silla (si veda al link: https://www.facebook.com/yume.book/videos/carolina-invernizio-su-buongiorno-regione-lombardia/1446740428993511/?__so__=permalink&__rv__=related_videos ), Katia Bernacci della casa editrice Yume di Torino, che sta ristampando una parte dei libri della scrittrice Carolina Invernizio. Bernacci ha messo in evidenza i positivi risultati di vendita dei volumi rimessi in circolazione con questa revivalistica operazione editoriale.

A chi vuole approfondire la conoscenza delle opere dell’Invernizio, campionessa dei racconti d’appendice e “madre del romanzo giallo” e del dibattito intorno alla sua produzione seriale, ricordo che, nel secondo volume della mia “Guida letteraria della provincia di Pavia”, pubblicata nel 2016 dalle Edizioni Tipografia Popolare di Pavia, alla prolifica romanziera ho riservato ben 30 pagine di documentazione.

In esse ho spiegato anche perché la compianta studiosa sarda-chiavarese Lina Aresu (Nuoro, gennaio 1938 – Chiavari, giugno 2018), sia nel volumetto “Il giornalista, Madamina Invernizio e altre passioni letterarie” (Sant’Olcese, L’Impronta, 2014, pp. 88) sia nel volume che costituisce l’ampliamento di questo saggio e che è stato edito nel 2015 col titolo “Carolina Invernizio, la Madamina nazionalpopolare” (L’Impronta, pp. 199), ha voluto qualificarmi come difensore emblematico dell’Invernizio. Infatti, ho cominciato a scrivere dell’Invernizio sui giornali della provincia di Pavia dal 1981 (nel libro elenco i titoli di una trentina di miei pezzi giornalistici); inoltre ho tenuto dodici lezioni di un corso su “Carolina Invernizio e il romanzo d’appendice” per l’Unitré di Pavia, dal novembre 2012 al maggio 2013, presso il Cinema Politeama.

Nel volume è presente sia l’altra bibliografia “inverniziana” in provincia di Pavia (50 titoli di interventi di studiosi locali) sia la registrazione, da me raccolta in ben nove fitte pagine, di tutta la bibliografia sugli scritti relativi all’Invernizio pubblicati in Italia (non ho trascurato neanche quelli apparsi all’estero).

Un’ampia sezione fotografica completa questa mia ricerca sulla Invernizio: oltre le copertine di varie opere (compresa la riedizione de “I misteri  delle soffitte”, primo volume riproposto  dalla Yume di Torino nel 2016), sono riprodotti i ritagli stampa sull’iniziativa “Qui comincia la lettura” celebrativa del notissimo romanzo inverniziano  “Il bacio di una morta”  organizzata dal Festivaletteratura di Mantova nel marzo 2007.

Nel libro ho messo in evidenza che la tanto vituperata Carolina Invernizio si documentava non solo sulla cronaca dei delitti ma anche sulla storia contemporanea.

Una curiosità riguarda la Sardegna: nel romanzo “Il treno della morte” (1905) di Carolina  Invernizio  il destino di due belle ragazze  che vivono in una casetta in  Sardegna, sulla linea della ferrovia, è segnato dall’arrivo nell’isola – al tempo della costruzione delle ferrovie –  di uomini “continentali” senza scrupoli,  ma il treno al quale si riferisce il titolo era diretto a Torino.

A questo romanzo inverniziano dedicherò un prossimo articolo.

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