LA STORIA DEL DOTTOR SALVATORE FLORIS, NEL RICORDO DEL FIGLIO FRANCO: IL MEDICO CONDOTTO CHE CURAVA GLI INDIGENTI

Salvatore Floris

di LUCIA BECCHERE

Dopo 40 di condotta a Galtellì-Onifai, il dottor Salvatore Floris è scomparso a 71 anni per infarto, ad un anno dal suo pensionamento e a 15 giorni dalla laurea del figlio Franco che avrebbe raccolto l’eredità morale e professionale del padre. Nato a Siniscola nel 1902 da genitori umili – padre fabbro e madre casalinga che hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza di fare studiare i propri figli –, il piccolo Salvatore dopo avere frequentato le elementari a Siniscola, le medie a Nuoro e il Liceo classico nella prestigiosa scuola Michelangiolo di Firenze. Si era poi iscritto alla facoltà di Medicina a Roma laureandosi a 24 anni seguendo anche dei corsi di Ginecologia e di Ostetricia. Per non gravare del tutto sulla famiglia, aveva lavorato fin da studente percorrendo a cavallo la campagna romana per distribuire il chinino agli ammalati.

Nella capitale ebbe grandi maestri fra cui Giovanni Battista Grassi che nel 1898 identificò il vettore della malaria, gli Anopheles, ottenendo la prima trasmissione sperimentale. In seguito, essendosi liberata la condotta di Galtellì-Onifai, aveva lasciato Roma per restare vicino ai genitori a cui era molto legato e che vivevano a Siniscola dove si sposò con una donna del paese.

Dottor Salvatore Floris, medico del popolo, era rimasto sempre povero per non aver mai lucrato. Alla sua indole naturale univa l’insegnamento dei genitori i quali durante la Spagnola avevano allevato due bambine non appartenenti allo stesso nucleo familiare, rimaste orfane di entrambi i genitori, dando loro come dote un’area fabbricabile dove potersi costruire la casa. Il dottor Floris superò di gran lunga i suoi genitori, accogliendo per 15 anni una famiglia a cui era crollata la casa e mettendo a disposizione una stanza ubicata nel cortile di casa per offrire pranzo e cena a tutti i mendicanti della provincia che accorrevano numerosi.

Era il medico di tutti e per tutte le necessità: servizio ostetrico, esami di laboratorio e non essendoci allora ambulanze si rendeva disponibile per accompagnare con la sua macchina i malati agli ospedali di Nuoro, Sassari e Cagliari.

Erano tempi duri e difficili e poiché in quel periodo non esisteva nessun tipo di assistenza sanitaria, era lui che solitamente pagava i farmaci per gli indigenti. «Mia madre – ricorda il figlio Franco oggi ottantenne – ha sempre condiviso e sostenuto tutte le azioni filantropiche di mio padre, entrambi operavano all’unisono. Vita da apostolo e da missionario. Vita sacrificata la sua, ma lui era contento così.

Lo ricordo ogni attimo con grande affetto e riconoscenza per avermi insegnato a vivere.

Ho svolto 46 anni di attività, prima medico a Posada e poi odontoiatra a Siniscola e anch’io non son diventato ricco perché ho avuto sempre una particolare attenzione verso i meno abbienti, tuttavia sono contento di aver tirato su una bella famiglia».

Cosa manca di lui? «La sua presenza, anche fisica. Seguirne l’esempio, mettere in pratica il suo insegnamento è sempre stato per me una cosa naturale».

In chiesa a Galtellì dove i meno giovani lo ricordano ancora con gratitudine, aveva il suo angolino dove era solito ascoltare la Messa tutte le domeniche e la gente sapeva dove trovarlo in caso di urgenza mentre lui non esitava a correre dall’ammalato. Accettava i regali che solitamente si facevano ai medici ma era abituato a donarli a sua volta alle famiglie povere. Per ricordare il suo benefattore, il paese di Galtellì ha voluto dedicargli una strada.

Il dottor Floris ammirava i personaggi della storia che avevano lasciato una grande impronta, amava la lettura e la musica classica, passioni che aveva trasmesso anche alla moglie. Il suo autore preferito era A. Joseph Cronin scrittore medico scozzese del Novecento che aveva sostituito lo stetoscopio con la penna per dedicarsi definitivamente alla scrittura. Amava trascorrere qualche giornata a Santa Lucia, dove possedeva una casupola e una barchetta con la quale ogni tanto usciva in mare, a pescare.

Si è spento nel 1973 e oggi riposa nel cimitero di Siniscola. Umile fino alla fine, non ha voluto che nella sua tomba venisse apposto nessun titolo, ma soltanto nome e cognome.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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