DALLO SCRIVERE AL PUBBLICARE LIBRI: CARMEN SALIS E LA NASCITA DELL’ASSOCIAZIONE “AMICOLIBRO”

Carmen Salis

di FEDERICA CABRAS

Editoria, self publishing, lettura e scrittura: di questo e molto altro abbiamo parlato con Carmen Salis, scrittrice ed editore 57enne. Tra dubbi e certezze, Salis ci racconta di un mestiere, quello di chi decide di investire sulla cultura e sui giovani – anche emergenti –, magico.

Da scrittrice a editore. Come e quando nasce l’idea di metter su la casa editrice Amicolibro? Chi regge, oltre a te, questa riuscita – si sente spesso parlare dei vostri libri – realtà editoriale?  Amicolibro nasce nel 2013, quando io e Roberto Sanna, dopo un’esperienza decennale nel campo dell’editoria, decidemmo di mettere su un’associazione che si sarebbe dovuta occupare di valutare, correggere e pubblicare libri. Oggi siamo una società che si occupa di pubblicazione e di servizi editoriali, anche su testi che non vengono editi da noi: attività estesa a tutto il territorio nazionale, grazie al fatto che in tutti questi anni abbiamo cercato di migliorare, facendo tesoro della nostra esperienza.

Come è iniziata, nella pratica, questa esperienza? Primi titoli?  Abbiamo iniziato con grande entusiasmo e poche risorse. Uno dei primi è stato “Giallo a Cagliari” di Antonio Annunziata. Non avevamo grossi timori perché, conoscendo questo settore, sapevamo cosa aspettarci e come lavorare. Di certo c’era la voglia di dare il massimo e di non sfruttare i sogni degli autori, ma di pubblicare solo i testi che avremmo voluto che altri leggessero e che, secondo noi, valeva la pena di immettere sul mercato. Nel nostro catalogo ogni autore ha uno spazio a tempo indeterminato, a meno che, non venga meno da parte loro la volontà di restarci.

Quali generi cercate? Prediligete gli autori sardi?  Leggiamo e valutiamo qualsiasi genere. Diciamo che prediligiamo gli autori emergenti, e di sardi ce ne sono tanti.

Roberto Sanna e Carmen Salis

Come procede l’editoria tradizionale di questi tempi, considerando l’avvento del self? I self ci son sempre stati e ci saranno, come c’è l’editoria a pagamento. In tanti scrivono, e in tanti preferiscono credere che il loro lavoro debba essere pubblicato senza valutazione e senza interventi di editing. Così come in tanti non conoscono il settore e il lavoro che può esserci dietro il libro. Ancora per qualcuno è vivo il sogno del manoscritto inviato all’editore, che resta fulminato dalla grandiosità del testo e ti telefona a casa per proporti un contratto editoriale milionario, che ti permetterà di lasciare il lavoro e di fare lo scrittore. Oggi l’editoria, come tanti altri settori, è sofferente, ma non morirà. Noi, per quanto potremo, cercheremo di resistere, crediamo nella scelta che abbiamo fatto e sappiamo di dover contare solo sulle nostre forze.

Tra sogno e realtà: vi immaginavate questa esperienza diversa, migliore, o è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia?  Immaginavamo tutto quello che abbiamo vissuto finora. L’unico che ci ha sorpreso è stato il Covid-19.

Che futuro avrà l’editoria italiana?  E chi può dirlo? Spero possa esserci sempre spazio per tutti: per il self, per le grandi case editrici e per quelle piccole. Finché si avrà voglia di leggere e storie da raccontare, credo che l’editoria potrà avere un futuro. C’è posto per tutti: per chi il lavoro lo sa fare, per chi si improvvisa, per chi lo vuol fare per avere un facile guadagno.

Che rapporto avete con i vostri scrittori? Si forma un legame solido o mettete dei muri affinché tutto rimanga più professionale? Cerchiamo di avere l’uno e l’altro. Nel senso che siamo disponibili e presenti fin dove riusciamo. Un po’ come fanno i genitori con i figli.

In cosa, se è così, vi differenziate dagli altri editori? Non pensiamo di essere diversi. Ci mettiamo la passione e il piacere di farlo, ma senza dimenticare che il libro è un prodotto commerciale e noi siamo un’azienda.

Ebook sì o ebook no?  Ebook sì, senza dubbio.

Quali sono i riscontri dei lettori? I lettori sono l’evoluzione del lavoro dell’autore. Ci si augura sempre che siano tanti e quindi i riscontri possono essere diversi.

Quali sono le tre regole della vostra casa editrice? Professionalità, trasparenza, libertà.

Un messaggio per chi vorrebbe mandarvi la propria opera. Leggiamo ogni opera che ci viene proposta, valutiamo con oggettività e rispondiamo sempre all’autore, anche quando un testo non ci convince, perché pensiamo non sia corretto ignorare la richiesta di valutazione che ci viene fatta. E la valutazione è gratuita.

C’è un libro pubblicato a cui siete più affezionati? No, non c’è. Ogni libro che decidiamo di pubblicare è una scelta fatta in base a quello che ci trasmette la storia, a come è stata raccontata, a quanto ci coinvolge.

Molti scrittori, in Italia, ma pochi lettori. È un controsenso o no, secondo voi?  Così si dice. Io penso e spero che siano in crescita. Vedo tante persone che leggono, magari ci sono anche i lettori meno accaniti che leggono saltuariamente, ma lo fanno. Non mi è mai capitato di conoscere qualcuno che non avesse mai letto un libro.

Hai progetti di scrittura in pentola o per ora vuoi dedicarti solo ai tuoi autori? La mia pentola è sempre piena, ma ancora niente di pronto da servire a tavola. Sono molto indecisa tra la poesia e il romanzo. Vedremo…

10 risposte a “DALLO SCRIVERE AL PUBBLICARE LIBRI: CARMEN SALIS E LA NASCITA DELL’ASSOCIAZIONE “AMICOLIBRO””

  1. Bravi! Siete una bella realtà. Vi auguro di crescere e di mantenere l’onestà intellettuale che vi contraddistingue!

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