SEMINARE BELLEZZA: CHIARA MANCA E GLI OBIETTIVI DEL SUO “MANCASPAZIO” A NUORO

Chiara Manca (le immagini dell’articolo sono di Daniele Brotzu)

di IRENE BOSU

“Il Mancaspazio di Nuoro è uno degli spazi indipendenti più innovativi nel panorama europeo”. Cosi è scritto nella menzione che The Independent Project del MAXXI di Roma ha assegnato alla creatura di Chiara Manca.

Nuorese, 33 anni, Chiara ha collaborato con musei e istituzioni culturali di tutto il mondo per la realizzazione di mostre su Maria Lai, di cui è esperta, tra i quali La Biennale di Venezia, Palazzo Pitti a Firenze, i Musei Civici di Cagliari e il Museo MAN di Nuoro. Dell’indimenticabile artista ogliastrina ha curato la catalogazione delle opere e l’Archivio. Inoltre, nel 2016 ha curato la mostra e il catalogo “I maestri e la terra” per il Museo Stazione dell’Arte di Ulassai, accostando alle opere di Lai quelle di Arturo Martini e Renato Marino Mazzacurati, portandole per la prima volta in Sardegna. Ha aperto il Mancaspazio nel 2018 e da qualche giorno ha inaugurato la sua trentesima mostra: le opere che Francesco Del Casino, l’artista autore di molti dei murales di Orgosolo, ha dedicato ad Antonio Gramsci.

Cosa ti ha spinto ad aprire il Mancaspazio? Quando ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’arte ho avuto la fortuna di incontrare la gallerista Sandra Piras.

Per chi non la conosce, prova a dire chi è Sandra per oltre trent’anni ha fatto vivere la Chironi88, una galleria che ha aperto a Santu Predu, rione storico di Nuoro. È stata una maestra, per me un’ispirazione. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a concretizzare le idee.

È lei che ti ha ispirato il Mancaspazio Quando è venuta a mancare, nel 2018, ho aperto Mancaspazio: per me è un modo per portare avanti il suo lavoro, nel quartiere che aveva scelto lei e che ora sento mio.

Che accoglienza ha avuto la tua galleria? Positiva, oltre le mie aspettative. Quando per visitare una mostra arrivano persone da Cagliari, da Sassari, da Olbia vuol dire che il pubblico è curioso e ha fame d’arte. In Sardegna c’è bisogno di mostre.

Te lo aspettavi? Un successo del genere mi sorprende ancora oggi.

Quante mostre ha visto il Mancaspazio? Siamo alla trentesima in due anni. Mi piace la formula della mostra veloce, alcune durano sette giorni, altre un mese. Per me è importante che non ci sia staticità. Punto sul ricambio costante, sullascoperta continua.

Parlacene. E’ una mostra personale di Francesco Del Casino, interamente dedicata ad Antonio Gramsci che ha aperto a metà febbraio. Del Casino è un artista geniale, passa da un muro ad un foglio con una naturalezza impressionante. Ha tanto da raccontare e spero che le opere che ho scelto riescano a trasmettere l’importanza del suo lavoro.

Ci lavori da tanto? Speravo di organizzarla da anni, ma per timidezza non ho mai chiesto all’artista se fosse disponibile a lavorare con me. Dopo il suo sì entusiasta, ho voluto puntare in alto: ho chiesto a storici dell’arte di livello nazionale e internazionale di scrivere con me i testi del catalogo, che è uscito con le firme di Tomaso Montanari, Franca Zoccoli e Antonello Cuccu, oltre che la mia.

Emozionata? È stata la concretizzazione di unsogno.

Che ruolo ha avuto Nuoro nella tua formazione? La prima “formazione all’arte”, oltre che in famiglia, l’ho avuta nelle strade e nelle piazze nuoresi: da piazza Sebastiano Satta al portone della Chiesa della Solitudine, passando per le case storiche e poi ovviamente tutti i musei. Arte pubblica, di altissimo livello storico, che abbiamo la fortuna di vedere quotidianamente. Un regalo del secolo scorso alla città.

Quando è nata la tua voglia di acquisire opere e di vendere arte contemporanea? La prima opera che ho comprato, ormai più di dieci anni fa era di Angelo Liberati l’ho presa in un mercatino dell’usato a Cagliari. La settimana prima ne avevo visto un’altra dello stesso artista a casa di Sandra e ne avevamo parlato a lungo. Un segno del destino.

Di che opera si tratta? È una prova di stampa del 1981, con i suoi appunti scritti a mano per le modifiche dedicata a John Lennon (ucciso l’anno prima). Si vedono i celebri occhiali a terra, inseriti in una delle tipiche composizioni di Liberati con Bob Dylan e il fungo atomico.

E poi? Le opere che ho acquisito successivamente sono state incisioni di artisti storici:Biasi, Dessy, Mura. Poi riviste illustrate, dal Giornalino della Domenica di Vamba all’Eroica di Cozzani, passando per Mediterranea e poi le prime edizioni autografe di Deledda, Cambosu, Dessì e i cataloghi delle mostre degli anni ’40 e ’50. Una volta all’anno mi regalo un’opera di Leinardi, è una tradizione che porto avanti da diverso tempo. Ho una passione per la poesia visiva, per la ceramica tradizionale e per i pittori contemporanei sardi. 

Cosa significa vendere arte? Vorrei sfatare il mito che bisogna per forza essere ricchi per avere una bella collezione. Sono necessarie pazienza, passione e ovviamente tanto studio. L’arte è alla portata di tutti e tutti possono essere collezionisti. Vendere arte, oggi per me, significa seminare bellezza.

Raccontaci di MancaZZino, il nuovo showroom. Nel MancaZZino si trovano opere che avrei voluto esporre al Mancaspazio che però non sono riuscita a inserire in un catalogo o in una mostra. Per ora è un esperimento, vediamo come procederà.

Credi che l’attuale situazione pandemica modificherà il mondo delle gallerie? Lo ha già modificato. Tutti abbiamo nostalgia dei vernissage e mi manca trovare la piazza piena di persone che aspettano di entrare nella galleria. Purtroppo mi sono dovuta adeguare e in tempi velocissimi. Ho pensato che l’arte è comunicazione e il digitale è comunicazione al cubo. Perciò, affidandomi a due professioniste del settore, ho potenziato i canali social e il sito.

Ci sono nuovi progetti digitali? Sì, presto ci saranno delle novità. Metto le mani avanti e dico subito che non si tratterà di mostre online.

Ci incuriosisci! Ho trovato un modo semplice ed efficace per dare voce agli artisti. L’obiettivo è che possa essere utile, soprattutto ai fruitori, per capire meglio il mio lavoro e quello degli artisti. 

MANCASPAZIO VIA DELLA PIETÀ 11, NUORO – www.mancaspazio.com

https://www.focusardegna.com/

13 risposte a “SEMINARE BELLEZZA: CHIARA MANCA E GLI OBIETTIVI DEL SUO “MANCASPAZIO” A NUORO”

  1. POST LUNGO E CARICO DI RINGRAZIAMENTI!
    Vorrei ringraziare Irene Bosu
    , per il tempo, l’impegno e la professionalità con cui ha raccontato me e MANCASPAZIO
    , Massimiliano Perlato
    perché negli ultimi due anni Tottus in PARI
    è diventata una delle certezze che ho sul lavoro, perché mi da voce, sempre!
    Federica Piga
    che tutti i giorni accoglie i visitatori e con le sue visite guidate raccoglie moltissimi complimenti
    (che poi fanno a me..ma io glieli riporto sempre eh)
    Roberta Melis
    che segue il sito e lo aggiorna costantemente, a ritmo con il mio cervello!
    Sara Manca
    e Nelly Dietzel che si occupano dei cataloghi e Shahra Zad
    che traduce il traducibile e grazie al suo lavoro MANCASPAZIO arriva in America.
    Ultima ma non per importanza (solo perché è l’ultima che si è aggiunta) Caterina Mula
    che si occupa quotidianamente dei nostri canali social.
    Senza di loro non potrei neanche immaginare di fare questo lavoro! 💚
    Un grande enorme grazie va a chi non si perde una mostra, a chi si affida a noi quando sceglie un’opera per la sua collezione, a chi arriva per la prima volta e poi torna, a chi legge i cataloghi, a tutti quelli che fanno di MANCASPAZIO un punto di incontro, di scambio e di crescita.
    ❤️ Siamo piccoli ma tosti ❤️

  2. Grazie a te, al tuo infinito coraggio, al tuo incredibile sapere e nonostante tutto alla tua incredibile umiltà. Grazie per aver creduto in me e per crederci ogni giorno che passa. Si, siamo piccoli, ma tosti!

  3. Ci siamo viste poche volte, ma tu se una di quelle persone che gli interrogativi sulla tua personalità ,uno non se li metterebbe mai , sei autentica 🤗

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *