IL SOGNO CHE DIVENTA ARTE: LA PITTURA SENZA CONFINI DI ANGELO MAGGI

Angelo Maggi

di MARTHA PULINA

Angelo Maggi nasce a Sassari e tutt’ora vive e lavora nel cuore della città realizzando opere di vario genere che stupiscono il suo pubblico. Dalla pittura – principalmente – alla scultura, fino alla scenografia, l’Arte di Maggi non ha confini come i suoi ammiratori, e da anni ormai oltrepassa il territorio italiano per affacciarsi sul mondo intero. Francia, Lussemburgo e anche Stati Uniti, sono davvero tanti gli ammiratori che il pittore continua a collezionare nel corso della sua carriera, e la sua fama non accenna ad arrestarsi.

I luoghi rappresentati sono più vicini all’incanto, e le donne ritratte fanno sognare chi le osserva, con quegli occhi socchiusi che invitano lo spettatore a concedersi un momento dal caos quotidiano per immergersi in un mondo immaginato eppure così vicino ad ognuno di noi.

Dietro ad ogni quadro vi è un mondo da raccontare, e abbiamo deciso di scoprire più da vicino i dettagli di questa Arte così affascinante visitando lo spazio espositivo che il pittore tiene aperto tutt’oggi e dove, con un po’ di fortuna, è possibile trovarlo al lavoro del suo prossimo capolavoro. Dietro la pesante tenda simil teatrale è possibile scorgere Angelo tra le tavole e i colori che con le mani ancora “sporche” ci accoglie nel suo mondo.

Un sorriso pacato si cela dietro il suo caloroso benvenuto, e da qui lasciamo la parola al maestro.

Angelo, i tuoi quadri possiamo ammirarli un po’ ovunque ormai, e siamo curiosi di scoprire di più sul loro percorso di nascita. Raccontaci, da dove nasce la tua Arte? Il percorso pittorico ammetto è davvero lungo, nasce infatti dal periodo scolastico. Già al tempo mi sentii molto fortunato di essere incoraggiato nel proseguire questo percorso artistico, perché questo mi diede molto coraggio e confidenza nelle mie capacità. Da quando ho deciso di intraprendere la strada della pittura, questa è sempre stata la mia fonte di sostentamento, ma sentivo che le mie idee non si esaurivano lì. Dopo qualche anno infatti, precisamente nel 1983, decisi di aprire il negozio dove potevo raccontarmi al meglio non solo attraverso i quadri che esponevo, ma anche tramite gli oggetti decorati – potevano essere di porcellana, vetro o addirittura carta – e alcuni pezzi di arredamento scelti personalmente durante i miei viaggi che andavano ad arricchire lo spazio espositivo. Sono stati proprio i viaggi che ho compiuto negli anni che mi hanno permesso di osservare il mondo circostante più da vicino, e che mi hanno dato coraggio nel decidere di esportare i miei quadri anche al dì fuori dei confini naturali che la mia isola impone.

Le donne sono il tratto caratteristico delle tue opere, raccontaci un po’ di loro.  I soggetti che scelgo per i miei quadri nascono da una ricerca molto personale, e infatti la loro semplicità nei tratti vuole simboleggiare una vita intima, quotidiana e di riposo. Nel corso degli anni, soprattutto all’interno del mio spazio espositivo, ho notato come le persone amano soffermarsi e osservare le donne che animano i dipinti, ritrovandosi immersi in questi paesaggi sognanti con le donne che diventano il loro Virgilio, o meglio la loro Beatrice, personale che li accompagna in questo viaggio così inusuale. Il loro protagonismo all’interno dei miei quadri ha anche una ragione diciamo più logica (qui scappa un sorriso, ndr), che si rifà ad un aneddoto di diversi anni fa. Dovendo realizzare alcune mostre per lo più in spazi aperti, diversi quindi da quelli che siamo abituati a pensare come luoghi di esposizione, decisi di creare diverse opere di misura molto grande, e quindi nuove rispetto a ciò a cui ero stato abituato a dipingere fino a quel momento.  Le mie opere dovevano diventare parte scenica di questi ambienti, e le donne dovevano trasformarsi quasi in comparse teatrali spuntando da ogni angolo. Perciò, rispetto al passato, queste avevano un ruolo più importante e dovevano essere perciò ingrandite e avere così grande risalto.

Parliamo invece dei colori, altro tratto che negli anni ti ha caratterizzato sempre di più. Come si è evoluta la tua consapevolezza dei colori da utilizzare per i tuoi dipinti rispetto al passato? Diciamo che anche questo è stato frutto dell’esperienza e degli anni trascorsi tra le tavole e le tele. All’inizio infatti i colori che impiegavo per i miei quadri potevano definirsi più “neutri”, tendenti all’omogeneità stilistica. Col passare degli anni però, e con il mio percorso personale di ricerca interiore, ho esplorato nuove strade che vedevano più il contrasto di colori anziché l’omogeneità per donare più valore al volto della donna, e renderla ancora più protagonista. Non solo i colori, ma anche il volto della donna stessa e i suoi tratti caratteristici che riprendo nei miei dipinti, mi hanno portato ad associare entrambi ai tratti distintivi della nostra terra, la Sardegna. Ed ecco che i miei quadri presero così nuova forma, diventando non più solo una rappresentazione della mia interiorità, ma una vera e propria narrazione del territorio in cui i questi andavano ad inserirsi. E i colori di conseguenza servivano a rendere questi dettagli ancora più vividi agli occhi dello spettatore.

Torniamo alle protagoniste dei quadri, le donne. Perché hai scelto proprio loro come soggetto? Qui c’è da fare una premessa innanzitutto. Durante la mia vita, non solo la mia carriera, ho avuto modo di osservare le donne in tutte le loro sfaccettature e una cosa tra tante mi ha colpito: la loro voglia di lasciarsi osservare. Più degli uomini, infatti, le donne amano catturare l’attenzione del prossimo attraverso le movenze e gli sguardi. Tutto questo, anche a livello inconscio, ha influito sulla mia scelta dei loro tratti distintivi. Le mie donne hanno infatti le bocche carnose dal colore rosso sgargiante, che ben si contrasta con il pallore del viso per emergere immediatamente e catturare l’attenzione. Le mie donne amano lasciarsi osservare e lasciano lo spettatore libero di immaginare.

E questo si traspone anche nel tuo progetto assieme allo stilista Tore Oppes per il marchio Hilabela. Parlaci un po’ di questa nuova avventura. Beh si in fondo anche Hilabela nasce da una riflessione che feci assieme a Tore e che ricalca appunto quanto appena detto. Tore stesso mi disse che i volti delle mie donne erano ormai ampiamente riconoscibili, e le donne che indossano un vestito amano essere osservate, proprio come i miei personaggi, con l’aggiunta della passione per l’Arte che le unisce in una sorta di “confraternita” in cui tutte sono le benvenute. Nel processo di scelta delle opere da trasformare in collezione, all’inizio decidemmo per quelle più adattabili alla trasposizione su un altro oggetto come il tessuto morbido, non sempre facile da inserire. Oggi invece il processo si è lentamente modificato e la tecnica affinata: per Hilabela, infatti, realizzo appositamente delle opere che combinano volutamente lo stile pittorico con la scelta dei colori per adattarsi in modo naturale alle linee di abbigliamento.

10 pensieri riguardo “IL SOGNO CHE DIVENTA ARTE: LA PITTURA SENZA CONFINI DI ANGELO MAGGI”

  1. Da circa quaranta anni conosco Angelo Maggi, lo considero un amico fraterno a lui devo tanto perché da diversi anni sono diventato il suo corniciaio di fiducia, grazie Angelo soprattutto x i consigli che mi hai dato

  2. Complimenti…. ho apprezzato da subito le meravigliose tele, gli accostamenti di colore ma ora….. sempre più belle più affascinanti, colori nuovi che comunicano eleganza, fascino, garbo, serenità …. una tavolozza di emozioni positive che riempiono occhi e anima

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