“LA MUSICA MI RIPARA”, UN VIAGGIO NELLA VITA CON IL SOUND DI DANIELE RICCIU, IN ARTE “DANYART”

ph: Danyart (Daniele Ricciu)

di DANIELA PIRAS

La Musica mi ripara di Daniele Ricciu – alias Danyart – inizia con una pioggia incessante; più che ascoltare la prima traccia di un disco sembra di vedere la scena d’anteprima di un film girato in qualche fredda città nordeuropea. La pioggia incombe su un personaggio che pare trascinarsi incerto tra le vie, di salute cagionevole e dall’evidente fragilità. In lontananza arrivano le note di un sassofono. Saranno loro a guidare i passi dell’uomo che trova, nel suono rassicurante dello strumento, un riparo, un luogo d’approdo sicuro.

È proprio la traccia che dà il titolo all’album La Musica mi ripara che segna un punto di partenza, dove la creatività musicale si fa portatrice di un racconto che ha il sapore universale degli uomini.

Con Tores ci si trova seduti accanto a chi ha perso il senso della vita, a chi appare smarrito ed emarginato, e si riesce a percepire dall’esterno una delle paure più frequenti: quella di restare soli, senza uno scopo e senza traguardi da raggiungere. È l’angoscia di ritrovarsi in uno stallo delle azioni e dei sentimenti che porta a ondeggiare come un naufrago nell’oceano dell’esistenza, sballottato dalle onde e dalla forza del vento.

Da un disagio così intimo si passa poi all’estremo opposto, dove con Mondi paralleli ci si sente parte di un Tutto, piccoli puntini che, pur consci della propria pochezza, sanno di appartenere a qualcosa di molto più grande, immersi in un universo dalle mille possibilità che, allo stesso tempo, ci include e ci allontana.

Il viaggio continua con la consapevolezza che, protagonisti o spettatori, assistiamo tutti a un film della vita che pare riavvolgersi di continuo, senza che la trama cambi. Si parla di noi e del nostro mondo, abitato da esseri mortali imperfetti, che ripercorrono sempre gli stessi errori, senza imparare mai dai loro sbagli. E di nuovo troviamo la contrapposizione tra Noi e il Tutto, ma anche tra noi e il nostro specchio, che ci riflette e ci interroga silenzioso, e che ci fa considerare con amarezza che, nonostante il mondo vada avanti, La Storia non cambia.

«In mezzo alla complessità dell’universo e dell’umanità possiamo provare a salvarci solo con gli affetti», così sembra continuare il percorso musicale intrapreso. Affetti che possono continuare a infondere gioia anche quando sono lontani, talmente lontani da appartenere a un’altra dimensione. È con Assenza e Ricordo che ci si ritrova a considerare i due estremi temporali di una stessa mancanza: sentire l’assenza di qualcuno, la sofferenza che questa provoca, che quasi spezza il respiro, e assistere all’evoluzione di tale dolore che, al momento debito, lascerà emergere i ricordi più belli e intimi, quelli che nessun accadimento, nemmeno quello più definitivo come la morte, può riuscire a offuscare.

La complessità del disco La Musica mi ripara è spezzata da un momento di pura euforia, di potenza della musica nel senso più vivo, che serve a dare sfogo, a rigenerarsi dai pensieri più profondi e dalle riflessioni emerse sino a questo punto, in questo viaggio immaginario e allo stesso tempo molto reale, quasi a voler ricordare che la musica può essere anche frutto di una “Nevroticità Allegra”: energia autentica.

Ma, come dopo una veloce corsa all’aria aperta che lascia stremati, nella traccia successiva Valentina si sente come il bisogno di riaggrapparsi ai sentimenti, ai ricordi, alla pura e cara nostalgia che può accompagnare solo i pensieri più integri e dolci; così come accade in questa magica danza dove il suono è così intenso che chi ascolta non ha bisogno d’altro, dove si è liberi di chiudere gli occhi e farsi cullare dalla musica in un luogo recondito della mente, dove sono custoditi i ricordi più belli.

Il disco continua con una traccia che mira ad attingere schegge d’arte dagli artisti, dove si ambisce a catturare, con capacità d’osservazione e pazienza, piccoli capolavori o semplici spunti per stimolare l’estro. Si realizza così, in Ladri di Bellezza, un caleidoscopio di creatività musicale.

La Musica mi ripara è un album non solo musicale, ma visivo, dove i brani diventano disegni e i disegni si trasformano in note e in parole. È un viaggio in cui ci si trova e ci si smarrisce, proprio come accade nel viaggio della vita. Nell’approdo finale del disco ci si immerge in una perla, una composizione per pianoforte in cui emerge la difficoltà di proseguire: è un momento di fragilità estrema in cui si ha come l’impressione che il cuore stesso si spezzi e dove quei Frammenti di Cuore paiono obbligare a tirare fuori debolezze e perdizioni, e a fermarsi per una sosta. È una traccia dove il dolore viene elaborato, sezionato, e dove si scopre che anche i momenti più bui, circondati dalla malinconia, nascondono un retrogusto di meraviglia.

La Musica mi ripara è un viaggio nella sensibilità umana e nelle sue debolezze ma, allo stesso tempo, è una colonna sonora di una vita complessa e piena.

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