L’ORO PERDUTO DAI PIRATI NEL NURAGHE DIANA: LA LEGGENDA NARRA CHE NEL SITO ARCHEOLOGICO SIA NASCOSTO UN TESORO MISTERIOSO

ph: Nuraghe Diana

Il nuraghe è una peculiarità che solo la Sardegna può vantare nel mondo. La tipica costruzione conica che punteggia tutta l’isola, da nord a sud, rappresenta un’importantissima testimonianza storica, quella della civiltà nuragica, esistita sin dall’età del Bronzo. Ma ci sono alcuni nuraghe più ‘famosi’ di altri, e non solo perché sono meglio conservati, o perché vantano location particolarmente pittoresche. Il nuraghe Diana, per esempio, non è dei più eclatanti dal punto di vista dell’impatto estetico, perché parzialmente distrutto, ma è la magia delle leggende che lo caratterizzano a dargli una certa fama.

Il nuraghe Diana si trova in una location suggestiva: affaccia sulla bellissima Baia Azzurra, in una località a breve distanza da Quartu Sant’Elena, non lontano dal capoluogo della regione. Si trova sulla sommità di una collinetta che permette di godere di un pittoresco panorama sul Golfo di Cagliari, location che gli è stata attribuita ben 4000 mila anni fa. Non tutti i nuraghe sono uguali: questo per esempio è di tipo complesso, ovvero è composto da una torre principale con apertura a tholos, ovvero una pseudo-cupola, e altre due torri minori collegate. Il tutto è racchiuso in una cinta muraria che conferisce una forma triangolare al complesso. Al centro si trovava un cortile, collegato a corridoi con nicchie e vani secondari. Insomma si trattava di una struttura imponente, nota come complesso trilobato, e nel suo genere è uno dei meglio conservati, almeno in questa parte di Sardegna. A conferma della sua importanza, il fatto che il progetto sembra essere stato sviluppato tutto nel medesimo momento, mentre molti suoi simili erano composti da una torre principale a cui successivamente venivano aggiunte le costruzioni secondarie. La finta cupola invece sembra essere stata ricostruita in un secondo periodo, forse in seguito ad un crollo.

Insomma, dal punto di vista edilizio il nuraghe Diana racconta la sua importanza, che purtroppo è stata scalfita nei secoli dai tombaroli, i quali hanno eseguito degli scavi abusivi. In cerca di che cosa? Di un mitico tesoro. Questo nuraghe ha infatti un’aura leggendaria, che si lega ad un racconto popolare quartese, conosciuta da generazioni. Un pirata saraceno, Giacomo Mugahid (signore di Dania o Dena, da cui potrebbe essere derivato Diana), avrebbe nascosto un misterioso tesoro nei pressi del sito archeologico, e, per cause non meglio identificate, sarebbe stato costretto ad abbandonare sull’altura anche la sua amata consorte.

Si racconta che lei lo attese per anni, ma la ‘Capitana’, così fu soprannominata dai locali, non vide mai più il veliero del suo amato. Il soprannome della donna divenne l’appellativo della spiaggia e della località ai piedi del nuraghe, ma il pirata che lì l’aveva lasciata non vi fece più ritorno. Il suo tesoro andò perduto. Si dice fosse stato calato in fondo a un pozzo nei pressi del nuraghe, oppure sepolto sotto i cumuli di massi del sito in rovina, ma nessuno lo ha mai trovato. Tuttavia i racconti popolari relativi a persone ‘improvvisamente’ diventate ricche e, viceversa, personaggi caduti vittime di maledizioni dopo aver cercato di impossessarsi del tesoro, non mancano.
Storicamente, il nuraghe Diana fece realmente, in più occasioni, da sfondo a battaglie in cui erano coinvolti corsari, e anche durante la Seconda Guerra Mondiale venne impiegato come fortino difensivo. Probabilmente è proprio in ricordo un sanguinoso combattimento che la località in prossimità del nuraghe ha il poco propiziatorio nome di Is Mortorius. Nonostante l’infelice evocazione, Is Mortorius vanta un litorale da sogno, con una spiaggia di fine ghiaia e un mare cristallino da cartolina.

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