SACRIFICI E PASSIONE SINCERA: GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI DA ANGELICA PERRA, MUSICISTA CAGLIARITANA

ph: Angelica Perra

di MICHELA GIRARDI

Classe 1989, la cagliaritana Angelica Perra ha iniziato a studiare flauto traverso e canto a soli 5 anni per poi laurearsi a 19 anni presso il Conservatorio di Cagliari. Ha partecipato a numerose masterclass e stage di perfezionamento accademico, esibendosi in prestigiose sale italiane come solista, con ensemble cameristici ed orchestre e vincendo numerosi concorsi nazionali. Nel 2013 si è laureata in Beni culturali a Cagliari per poi specializzarsi con un master in Management per l’organizzazione di eventi culturali. Ha in seguito conseguito anche un Master in Metodologie didattiche, psicologiche, antropologiche e teoria e metodi di progettazione.

Ha collaborato inoltre con il regista Giua Marassi e artisti quali Pinuccio Sciola per la realizzazione di eventi di cui ha curato la parte concertistica e si è esibita in importanti Festival, con formazioni cameristiche e come solista. Angelica oggi collabora con diverse associazioni culturali ed enti pubblici ed è docente di ruolo presso la scuola media a indirizzo musicale Dante Alighieri di Selargius. Conosciamola meglio.

Come e quando è nata la passione per la musica e per il flauto traverso in particolare? Musicisti si nasce o si diventa? La mia passione per la musica è nata fin da piccolissima. Per me, è stato davvero amore a prima vista. Avevo solo 5 anni quando per la prima volta vidi e ascoltai il flauto traverso e ne rimasi affascinata. Ascoltare il suono di questo strumento scintillante e leggero mi trasmetteva emozione. Iniziai subito con delle lezioni in una scuola privata, per mia scelta. Nessuno mi ha mai costretta ed i miei genitori inizialmente pensavano fosse solo un desiderio passeggero. Ma si sono ricreduti presto, non ho mai smesso di suonare da quel momento. Potermi approcciare alla musica fin da bambina è stata una grande fortuna, quello che sperimentiamo divertendoci, rimane per sempre. La musica è un modo di esprimere emozioni che proviamo, pensieri, è un’arte astratta che ha a che fare con profonda concretezza se ci pensiamo bene. Musicisti “si diventa” , forse. La musica è un grande arricchimento ed una scelta. Sicuramente ci sono persone con naturale predisposizione al canto o allo strumento, ma questo se ci pensiamo bene, accade anche in altri settori. La costanza e la dedizione, in ogni caso, supportano il talento senza potersi ad esso sostituire.

Hai studiato per anni al Conservatorio, dove ti sei iscritta appena undicenne. Quanto è stata dura, così giovane, adattarsi alla rigidità nei metodi di insegnamento e alla pressione degli esami? E successivamente, a cosa hai dovuto rinunciare per la musica? Ho sostenuto l’esame di ammissione da appena undicenne, con molta tranquillità. Avevo preparato dei brani, leggevo la musica, quindi affrontai questa “prova”, prima ancora più temuta di oggi. Io avevo suonato. Avevo risposto alle domande della commissione.  Poi è arrivato il giorno degli esiti. Mi ricordo ancora quel giorno come fosse ora, una corrente pazzesca inondava l’androne del conservatorio e il dito di mia mamma scorreva veloce sulle graduatorie cartacee affisse nelle varie bacheche.  Curiosità mista a diverse emozioni. Genitori in fermento, ragazzi e bambini che aspettavano. Ricordo un chiasso pazzesco. Il dito si fermava ogni volta che incontrava il mio nome. Risultavo sopra la famosa “linea rossa” in ben 8 strumenti. Ho voluto confermare la mia iscrizione alla classe di flauto traverso e da lì è iniziata l’avventura. Il percorso in Conservatorio è stato sicuramente molto impegnativo, anche perché a questo ho poi affiancato liceo e università. Mi sono serviti diversi elementi: moltissima tenacia, volontà, costanza, pazienza, voglia di imparare, voglia di comunicare, di esprimersi. Ma sono sempre stata molto curiosa e dedicarmi alla musica è stato ed è un privilegio. Ho inoltre instaurato nel percorso in conservatorio amicizie profonde che ho ancora oggi e iniziato collaborazioni professionali con diversi colleghi musicisti e cantanti. Oggi il pensare a come eravamo e quanto siamo cresciuti insieme, mi emoziona. Questo percorso complesso e faticoso, mi ha educata sicuramente ad ascoltare e al rispetto profondo per la mia professione, a non cedere. Esibirsi solo se ci sono le condizioni ed il contesto per farlo e per essere davvero valorizzati è per me imprescindibile. Questo lo si impara pian piano ma se il musicista è il tuo lavoro e non per semplice diletto, è anche il tuo istinto a suggerirtelo. La musica è totalizzante, mi ha aiutata a cogliere il bello delle tante cose che la vita offre. Coltivare l’arte è importante ma non dobbiamo dimenticarci di rispettare i nostri equilibri e dare spazio anche a ciò che ci ricarica maggiormente e ci ispira. Per me ad esempio: viaggiare, coltivare l’amore e l’amicizia, osservare opere d’arte, mangiare buon cibo, godersi un panorama, il profumo di un fiore, fare qualcosa di nuovo è importante quanto curare la mia passione più grande. Le rinunce per raggiungere degli obiettivi sono diverse, ma ne vale la pena se credi in quello che fai. 

Dopo il diploma al Conservatorio ti sei dedicata a concerti, tirocini e corsi di perfezionamento. Hai addirittura conseguito una laurea in beni culturali a Cagliari e un master, poi, in organizzazione di eventi. Dove hai trovato l’energia e la determinazione per affrontare tutte queste sfide? Hai avuto momenti di crisi, in cui hai pensato di abbandonare la musica e gli studi? Ho trovato l’energia prima di tutto dentro di me, ho poi incontrato fonti di ispirazione importanti che mi hanno fatta fermare a riflettere, spronata, motivata.  Se non hai una fortissima vocazione non puoi affrontare certi percorsi. O magari li affronti ma non li porti a termine.  Ho potuto osservare che non c’è nulla di semplice, quindi mi sono rimboccata le maniche e tutt’oggi lo faccio, col sorriso. Credo che tutti nella vita viviamo dei momenti di crisi come esseri umani, ma non ho mai pensato di abbandonare la musica per questo, è troppo radicata in me.

Tutti questi sacrifici dove ti hanno condotta? Chi è Angelica Oggi e soprattutto è una donna che è arrivata dove sperava? Angelica è una donna curiosa, ambiziosa, sorridente, che prova ogni giorno a migliorarsi ed evolversi sul piano personale e professionale.  I sacrifici mi hanno portata ad avere molte soddisfazioni e oltre ciò che mi aspettassi. Sono riuscita a fare della mia passione un lavoro. Mi reputo una persona realista, credo nel valore dell’arte e cerco di diffondere o trasmettere nel mio piccolo anche ai miei alunni. Sono molto contenta delle mie esperienze e troppo curiosa per fermarmi. Ho imparato che il lavoro è lungo e ricco di novità, per fortuna.

Quali donne hanno segnato un solco nella tua vita e perché? Chi ti ha maggiormente indirizzata e sostenuta nel tuo percorso? Le donne che mi hanno sostenuta sono diverse, in primis mia madre. Lei svolge un lavoro diversissimo dal mio ma ha da subito capito che questa era realmente la strada che desideravo percorrere. Poi, nel cammino mi hanno sostenuta e indirizzata colleghe musiciste, cantanti, e in generale, tante professioniste che operano in altri settori. Il sostegno sincero e disinteressato di altre donne ha un’energia fortissima. È importante non dimenticarci di questo. Le donne che mi hanno segnata sono quelle che prendo come “esempio”.

Quali artiste ti hanno segnata maggiormente? Se parliamo dell’ambito ambito prettamente musicale, ascolto e stimo infinitamente tantissime musiciste e cantanti, ne cito giusto alcune perché l’elenco sarebbe molto lungo: Silvia Careddu, Beatrice Rana, Maja Lagowska,  Ana Topalovi Nicole Mitchell, Esperanza Spalding, Francesca Dego, Sonya Yoncheva, Anna Netrebko, Xuefei Yang, Martha Argerich, Mina, Elisa, Tosca ed altre. Del passato sono enorme fonte di ispirazione anche grandi quali Maria Callas, Billie Holiday, Ella Fitzegrald. Se invece parliamo di artiste con accezione ampia di questo termine, di ieri e di oggi adoro Frida Khalo, Zaha Hadid, Coco Chanel, Tamara Lempicka.

Il mondo della musica è ancora dominato dalle figure maschili. Ti sei mai sentita messa da parte sul lavoro in quanto donna? Messa da parte personalmente, non direi. Sicuramente ancora oggi è necessario fare un profondo lavoro sulla considerazione della figura femminile (in tutti gli aspetti) che spesso è ancora troppo facilmente giudicata o sminuita. Scivolare, è facilissimo. Bisognerebbe uscire dall’ottica del giudizio e ascoltare di più. Anche se credo fortemente (e ne ho avuto prova) che alla fine siano sempre i fatti a parlare per noi.

Cosa vuol dire, secondo te, essere femministi oggi?  La condizione della donna è cambiata nel corso del tempo, ma ancora oggi il lavoro da fare a livello culturale è lungo. Essere femminista forse è guardare da fuori l’universo femminile, osservare le donne nelle loro sfaccettature, ascoltare le loro vicende, accettarne differenze e somiglianze. È esporsi ogni volta che questo possa servire per prevenire un’ingiustizia o correggere un atteggiamento, è tendere una mano, cercare di cambiare le cose in modo concreto, indignarsi se un diritto viene negato, se una qualità o una competenza vengono messe in dubbio. Ma questo, in generale, deve valere davvero per tutte le persone.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sicuramente viaggiare il più possibile, scoprire, sentire, guardare.  Viaggiare è per fonte di ispirazione infinita per me, anche in ambito musicale, la diversità che ci circonda mette in circolo idee e regala importanti stimoli. Per quanto riguarda invece i miei progetti legati all’ambito musicale, ne ho diversi. Fuori dal mio ruolo di insegnante, sono legati alla produzione di musica originale e alla conclusione di un disco per arpa e flauto a cui sto lavorando. Sono poi impegnata nella realizzazione di un progetto regionale che sto curando con due colleghi musicisti, di cui ancora non posso anticipare nulla. Sicuramente, c’è la necessità di studiare ancora e perfezionare le mie abilità, di collaborare in progetti nuovi e ricchi di stimoli, di continuare a fornire servizi musicali altamente professionali. Credo che la Sardegna, oggi più che mai, abbia necessità di tutto questo.

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