“ASSANDIRA” DI SALVATORE MEREU APPRODA A VENEZIA 2020. TRATTO DAL LIBRO DI GIULIO ANGIONI, IL FILM E’ INTERPRETATO DA GAVINO LEDDA

di BRUNO CULEDDU

“ASSANDIRA” di Salvatore Mereu farà il suo debutto sul palcoscenico internazionale all’interno di una cornice molto prestigiosa: quella della 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. È infatti uno dei titoli annunciati Fuori Concorso dal direttore della Mostra Alberto Barbera, che nella conferenza stampa lo ha segnalato come un film da non perdere.

Il film, una produzione Viacolvento con Rai Cinema e The Match Factory, che si occuperà delle vendite internazionali, è interpretato da Gavino Ledda, Anna König, Marco Zucca, Corrado Giannetti e Samuele Mei. La sceneggiatura, tratta dall’omonimo romanzo di Giulio Angioni, è di Salvatore Mereu. La fotografia di Sandro Chessa. Il montaggio di Paola Freddi. La scenografia di Marianna Sciveres e icostumi di Salvatore Aresu.

Le riprese sono state effettuate a Foresta Burgos.

Il film parla di un uomo che ha perso tutto in una sola notte: le fiamme hanno inghiottito la sua fattoria e provocato la morte del figlio. Nella trama troviamo scritto:

“Zuppo d’acqua fin dentro alle ossa, Costantino si avvita sul pagliaio come un vecchio legno restituito alla terra dal mare in burrasca. La pioggia torrenziale ha appena finito di spegnere il fuoco che si è mangiato in una notte sola l’agriturismo in mezzo al bosco, Assandira. Ma la pioggia non ha spento il dolore, il rimorso bruciante per il figlio che è morto in mezzo alle fiamme e che non è riuscito a salvare.
All’alba, i primi ad arrivare sono i carabinieri e il giovane magistrato: Costantino prova a raccontare loro cosa è successo in quell’ultima notte, a spiegare come tutto è cominciato…”

A calarsi nei panni di Costantino, pastore ormai in pensione che vive in maniera conflittuale il rapporto con la modernità e con il proprio primogenito, è stato chiamato Gavino Ledda. Un ribaltamento assoluto rispetto al suo Padre padrone portato sugli schermi dai fratelli Taviani in cui Gavino lanciava una sfida alla tradizionale società agro pastorale nel nome della libertà contro la legge del patriarca Abramo. Il figlio ribelle ora è diventato un vecchio che resiste al nuovo.

Il rapporto fra tradizione e modernità è del resto una tematica spesso affrontata da Salvatore Mereu.

Il regista dorgalese è ormai di casa a Venezia dove, nel 2003, vince la “Settimana della Critica” con Ballo a tre passi. Il film quindi si aggiudica anche il David di Donatello e il Ciak d’Oro come miglior regista emergente e viene candidato a tre Nastri d’argento, tra cui quello per la Migliore Sceneggiatura.
Dopo Sonetàula (2008), presentato alla Berlinale (e vincitore del Globo d’oro della stampa estera e della FIPA d’Or al Festival di Biarritz come miglior sceneggiatura), torna alla Mostra di Venezia nel 2010 con Tajabone, ambientato fra i giovani studenti delle scuole medie alla periferia di Cagliari. Mereu è a Venezia anche nel 2012 con Bellas mariposas, tratto dal libro omonimo di Sergio Atzeni, la storia di due ragazzine adolescenti che vivono in un quartiere popolare di Cagliari. Nel 2013 partecipa al film collettivo Venezia 70 – Future Reloaded insieme a 70 registi provenienti da tutto il mondo per celebrare la 70a edizione del Festival.

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