LE DONNE PARLANO DI GRAZIA DELEDDA: PUBBLICATI A CURA DI UGO COLLU GLI ATTI DEL CONVEGNO DI STUDI PROMOSSO DALL’ISRE NEL 2017

di LUCIA BECCHERE

A cura del coordinatore scientifico Ugo Collu, sono stati pubblicati gli atti del Convegno su Grazia Deledda (Isre e Aipsa Edizioni) tenutosi a Nuoro martedì 12 dicembre 2017 presso l’Istituto Regionale Etnografico (fondato nel 1972 nel centenario della nascita della scrittrice ) per celebrare l’80° anniversario della morte e il 90° della consegna del Premio alla scrittrice nuorese, unica donna italiana a vincere il Nobel per la Letteratura.

Il testo documenta la giornata deleddiana Le donne parlano di Grazia, commemorazione che ha avuto luogo alla presenza di numerosi studenti, in quanto l’impegno dell’Isre è anche quello di diffondere la «conoscenza della sua enorme ed alta produzione letteraria», così Giuseppe Pirisi, presidente Isre.

«Grazia se ne andò non in disprezzo per la sua città – scrive Ugo Collu nella sua introduzione agli atti – ma per non dover disprezzare se stessa. Dovette combattere contro molti, anche dopo la sua dipartita da Nuoro. Il suo magistero – prosegue lo studioso – ha molto da suggerire in futuro». Collu sottolinea anche l’autonomia di giudizio di una donna emancipata che si ribella alle opprimenti convenzioni del suo ambiente: nel 1909 si era candidata alle politiche nazionali nel collegio di Nuoro in un momento in cui le donne non avevano diritto di voto attivo o passivo, mentre nel 1911 si espresse a favore del divorzio.

«Gli anni 2016/2017 – ricorda nella sua premessa la coordinatrice del convegno Anna Saderi – coincidono con l’istituzione da parte del Ministero dei Beni Culturali, dell’Edizione Nazionale dell’Opera Omnia di Grazia Deledda, per la prima volta riservata ad un autore sardo e per la prima volta dedicata a una donna. Non donna rappresentativa d’altri tempi, ma modello femminile di riferimento per talento, coraggio, sensibilità».

Atti di un convegno tutto al femminile, nove relatrici di grande spessore umano e culturale che hanno voluto privilegiare non l’aspetto letterario ma la donna che con le sue radici identitarie ha saputo trovare il punto di fusione fra la famiglia e la società. Tante le specificità di temi oggetto del convegno, ma uniti da un solo filo conduttore: la capacità di una donna che con la parola ha saputo traghet- tare modernità, ambizione e coraggio in un momento in cui una società maschilista tendeva a depotenziare il genere femminile vanificando le sue lotte, sottraendo alla donna ruoli, simboli e traguardi.

«Il reale non può essere interamente oggettivo, l’ordine del mondo si fonda sulle idee che gli uomini hanno maturato su di esso – afferma Maia Incana Carta nel rapportare l’uomo alla realtà esterna – perché non si può prescindere da una geografia che non sia umana. Il linguaggio letterario in quanto arte e creatività coglie verità sfuggite allo storico e al geografo». Il paesaggio della Deledda non è un paesaggio reificato ma appartiene ad una categoria concettuale ben rappresentata, per la Deledda forse un modo per riconciliarsi con la sua terra dopo essersene allontanata.

Con il suo percorso moderno e attuale di emancipazione che avviene per impulso naturale attraverso la scrittura intesa come ricerca costante della parola, per Maria Giovanna Piano, che ha parafrasato il titolo in «Grazia parla alle donne», la Deledda parla a tutte le donne. «È la parola – sottolinea la Piano – che non solo traghetta l’emancipazione, ma sorregge il desiderio e l’ambizione che pur senza perdere di vista la propria appartenenza riesce a porgere il suo messaggio con una modernità straordinaria». Scrittura e distanza che affrancano dal proprio contesto Grazia che, in totale libertà, afferma la sua autorità femminile.

«Pioniera, rivoluzionaria e libera – la definisce Elvira Serra – per avere creduto nelle sue qualità di scrittrice scegliendo di lasciare la Sardegna

per potersi affermare quando nessuno ancora parlava di emancipazione femminile e libera di esternare i propri sentimenti indica l’amore come affermazione della volontà di scelta».

L’intervento di Neria De Giovanni si articola sul profilo fisico e umano dei personaggi maschili nelle opere della Deledda che a suo dire sono speculari a quelli femminili. Deboli e senza scampo, si lasciano catturare dall’eros delle donne, «passione dirompente che scardina l’uomo di qualsiasi categoria sociale».

«Aveva cominciato a scrivere giovanissima (13/14 anni) a Paolina Satta di Olzai – afferma Maria Rossana Dedola – e da quel momento non aveva più smesso di inviare ma anche di ricevere lettere». Una sorta di diario intimo che si colloca soprattutto negli anni novanta dell’800. Lettere che amava scrivere ad amici e familiari e continuerà a farlo per tutta la sua vita. Per la Dedola molte di esse sono ancora da ritrovare, perché custodite da qualche parte.

«Fare pace con Grazia – per Ilaria Muggianu Scano che traccia una sintesi degli studi fatti fino ad oggi – significa sviscerare tutti i punti rimasti finora in ombra». La scrittrice viveva un rapporto di femminismo solo orale di tipo familiare, con madre, nipoti sorelle e amiche. Non un rapporto di tipo collettivo ma individuale, non declinato in senso tradizionale. «Io alle donne non devo nulla, dalle donne ho avuto solo odio» ebbe a dire Grazia nel 1909 pur avendo inaugurato nel 1906 la Casa del Movimento Femminista a Roma.

«In merito alla narrazione letteraria – dichiara la Lavinio – sbaglia chi vede nei romanzi una corrispondenza con personaggi reali. Con la Deledda che scrive le lettere come se fossero romanzi dove con i personaggi descrive se stessa, è molto difficile stabilire la linea di demarcazione».

Maria Elvira Ciusa mette a confronto la Duse con la Deledda. «Entrambe forti e determinate ma per certi versi fragili, meno la nostra perché più temprata in quanto nata nell’Isola in un momento difficile per le donne». Il loro incontro era avvenuto a Roma nel 1914 proprio in occasione dell’inaugurazione della Casa delle donne nel parco del Nomentano, benché la loro conoscenza risalisse all’inizio dei lavori del film Cenere (1908) di cui la Duse era la protagonista. «Entrambe – osserva ancora la Ciusa – accomunate dal fatto di essersi affermate come donne non nell’ambito familiare, ma all’interno di una comunità culturale: la Duse recitava, la Deledda scriveva».

Nella parte conclusiva degli atti viene ricordato l’impegno assunto nel 2011 dall’onorevole Elena Centemero, che avoca a sé il merito di aver proposto in Parlamento una mozione in cui si chiedeva di promuovere, in tutte le scuole italiane, iniziative atte a favorire lo studio e la conoscenza della Deledda «espressione di donna non solo sarda, ma italiana ed europea».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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