LA SARDEGNA E IL PANE, UNA LUNGA STORIA D’AMORE

di ANNALISA ATZENI

La famiglia in Sardegna, anticamente aveva un rituale, tutte le settimane o ogni 15 giorni, doveva  “panificare”,  le donne si organizzavano  per tempo ad affrontare la giornata lunga e faticosa, nel momento in cui  il primo pane veniva sfornato, la casa e il cortile erano invasi da un profumo ” buono” indimenticabile, il calore della corbula colma di pane caldo avvolgente e rassicurante….le mamme e le nonne creavano un ‘atmosfera di festa….regalando alla famiglia il nutrimento, la vita!

IL grano, su frammentu (il lievito),  le macina a pietra , il forno, su strexiu e fenu (i canestri in paglia di fieno), la brocca d’acqua, tovaglie e coperte, coltello e sarretta(rotella tagliapasta)……ingredienti e oggetti  tramandati dalle donne, massaie custodi di conoscenze, fondamentali per il ciclo di vita.

Gli antichi mestieri venivano gelosamente custoditi, perché  da questi  saperi  dipendeva la salvezza della famiglia, ogni oggetto o cibo prodotto era merce di scambio, quindi fonte di reddito.

Le maestre artigiane del pane erano ricercate e preziose, chiamate a confezionare pani speciali, per le grandi feste religiose e per le ricorrenze familiari, abili a pintare e decorare il pane coccoi, i gioielli commestibili.  Arte tramandata da generazioni, antico mestiere da custodire, è un ” dono” che si riceve,

con rispetto e generosità, insegnare e divulgare tecniche e segreti, ma una parte di questo sapere deve restare “misterioso”, custodito bene, come avviene per i brebus.

Il pane pintau rituale, ha una grande storia, nel passato le forme non erano raffinate, come lo sono attualmente, ma i simboli erano precisi, la sacralità del pane nella credenza popolare, era la salvezza, celeste e terrena, il cibo nutrimento per il corpo e per l’anima.

La sacralità espressa con forme per la nascita, la morte e la risurrezione, per scandire le stagioni e le festività.

Le forme tramandate rappresentano simbolicamente: animali, rosoni, dischi solari, fiori, intrecci e composizioni, fatti dalle sapienti mani e decorati con pochi attrezzi, a punta di coltello, per le forme più arcaiche, tutte a simboleggiare abbondanza, gioia, prosperità e “lutti”.

I cuori per le spose, il rosario, le colombe e i pesci: per i rituali religiosi.

 Per esprimere la grandezza del ringraziamento, hanno così origine le “composizioni di pani”, un voto da perpetuare, grazie alle grandi abilità delle maestre.

Abbiamoa Fonni “Su Co’one e vrores”, a Nurri e Orroli “Su Crispesu”, a Siurgus Donigala la “Croce del pane”.

Su Co’one e vrores (vrores : fiori) di Fonni, una scultura di pane votivo,  per San Giovanni Battista , sono tanti i riti legati alla terra, al cielo, all’ acqua e al fuoco, ma la composizione  , in una terra così legata alle tradizioni, per ricordare una terribile invasione di cavallette e per celebrare l’ arrivo della primavera, con un insieme di” Pilloneddusu” , con alla base un pane, di semola e acqua ( arricchito di miele e di mandorle)  e” is puddasa” il tutto fissato con delle asticelle di canna, è un ringraziamento maestoso, con l’auspicio di un raccolto proficuo, con la benedizione durante la messa  e conservata fino al 29 agosto, giorno del martirio di San Giovanni, il pane viene scomposto e distribuito a tutto il comitato.

Una donna del paese conserva gelosamente i segreti della sua lavorazione, prepara la composizione in alcuni mesi e  si preoccupa di preparare anche i pugioneddos  da regalare il 24 giugno, grande maestria e generosità di gesti.

Sa pudda e su pilloni sono forme diffuse anche in trexenta.

Su Crispesu  a  Orroli e Nurri, una composizione di pani, che la sposa prepara per  lo sposo, con un impalcatura di spina di Cristo, o di alloro oppure una cupola in ferro battuto,  regalato il giorno del matrimonio, come  significato la fecondità e felicità, coccoetti di semola ,  acqua e lievito naturale, un insieme di forme, cuori , coroncine e animali, decorati a coltello, e finemente “ pintausu” con lo zafferano, il saper fare della massaia, dote indispensabile e da dimostrare pubblicamente, il tutto abbellito da nastri e spighe, un piccolo albero, con frutti speciali. Tradizioni da tramandare, con infinita gratitudine ringrazio Maria Carrus di Nurri, per avermi regalato i saperi, con Rita Piras e Teresa Spano di Orroli, maestre di pane, abbiamo fatto dei laboratori, per trasmettere “Su Crispesu” alle nuove generazioni.

La Croce del pane a Siurgus Donigala, antichissima composizione di pane votivo, su un’impalcatura a croce, 30 kg di semola e fiore, trasformati in particolari forme, sapientemente decorati dalle abili mani delle donne, io ho ricevuto i saperi da Maria Setti e Teresa Pisu, che hanno tramandato a molte donne del paese, ancora collaborano all’ annuale appuntamento. La croce dei bagadiusu, portata in processione a Sant’Efisio (Cagliari) il primo Maggio, per una grazia ricevuta, ma anticamente si preparava per la “Festa dei bagadius”.

Dalla Barbagia alla Trexenta , il Sarcidano e l’Ogliastra, il pane Pasquale e s’ Arzolla  di Paulilatino, il pane dolce di Perdasdefogu per Sant’ Antonio e per la Candelora, sa Panixedda di Escalaplano, su Frigadori di Esterzili,  su Pillu di Seulo,  il pane  bianco di Ulassai  “su pani e coia” il pane di Maria Lai, un ricamo di pane che unisce  la Sardegna, con  un impasto di semola finissima, per magia nascono opere d’arte, che raccontano la vita di un popolo….. in tutta la regione si tramanda grazie all’abilità delle “donne custodi “.

Donne che dell’arte bianca hanno fatto ragione di vita, un immenso patrimonio di varietà di pani pintau e pani della settimana, con moddizzosu e carasau, spianata e galletta, civraxiu e pani lentu, coccoi e costedda, e ladixeddasa con ingredienti stagionali, pane arrubiu , pane e saba, piricchittus e tanto altro.

Le ricette di recupero del pane raffermo, suppasa dal Campidano alla Gallura, ”su pani frattau” su pani indorau e il pane fritto…….e per non dimenticare l’ infanzia, la vecchia merenda era pane: miele, ricotta, zucchero, formaggio , zucchine fritte, uva, pere, fichi…una bontà.

Il pane è davvero una lunga storia d’amore, la storia di una famiglia, il ricordo dei giorni speciali, grazie a tutte le “donne Sarde” “custodi “del nostro patrimonio gastronomico, la nostra identità, tramandata e valorizzata in modo eccellente…….

La mia passione nasce grazie, a mia mamma e a mia nonna, il pane è una “benedizione”, il pane si condivide e il lievito si regala … con pane e formaggio si imbandisce la tavola per un ospite, la vita di campagna ha un sapore antico, sa di buono, come il pane appena sfornato!

3 risposte a “LA SARDEGNA E IL PANE, UNA LUNGA STORIA D’AMORE”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *