OVODDA, LODÈ, BOLOTANA: GRAZIE A RICERCHE DI STUDIOSI NATI NEL LUOGO, VIENE RIDATO VOLTO E PAROLA AI CADUTI DURANTE LA GRANDE GUERRA ORIGINARI DI CIASCUNO DI QUESTI TRE PAESI DEL NUORESE

di PAOLO PULINA

Esistono diversi repertori che danno conto dei caduti di origine sarda nel corso della Prima guerra mondiale. Basta pensare ai poderosi lavori di Medardo Riccio e di Giuliano Chirra.

Entrambe le opere sono state  riproposte nel 2014 nella collana “Valore e sacrificio, storia di un popolo in armi” comprendente 12 volumi curati per il quotidiano “La Nuova Sardegna” dal compianto storico Prof. Manlio Brigaglia (Tempio, 12 gennaio 1929 – Sassari, 10 maggio 2018), che delle vicende in cui furono protagonisti i soldati sardi (a cominciare naturalmente dai gloriosi fanti della Brigata “Sassari” ) nelle battaglie della Grande Guerra sapeva tutto e non a caso era stato invitato da diversi circoli Lega Sarda/poi F.A.S.I  (dal 1994) del Nord Est a tenere conferenze sul tema.

Ha scritto il Prof. Brigaglia: «Medardo Riccio, tempiese, era un grande giornalista che, dal 1892 sino agli anni Venti del Novecento, fu direttore della “Nuova Sardegna”. Nel 1917, in piena guerra mondiale, Riccio scrisse il primo volume d’un libro più grande. E infatti nel 1920 pubblicò il secondo: “Il valore dei Sardi in guerra. Episodi e documenti della Campagna 1915-1918”, pagine 550 […]. Alla guerra dei sardi è dedicato anche un altro originalissimo libro, “Trattare che frates, kertare ke nimicos”, 330 pagine scritte (e tutte disegnate) da Giuliano Chirra, un medico bittese che lavora a Sassari, e che qualche tempo fa ha dedicato sette stagioni delle sue ferie estive per cercare in tutta Europa, in centinaia di cimiteri dei campi di prigionia della Guerra mondiale, le tombe e i nomi dei morti sardi: ne ha trovato 1836, ricordati uno per uno».                                

In concomitanza con il Centenario della Grande Guerra si sono moltiplicate nei comuni della Sardegna le ricerche sui caduti originari delle varie comunità locali con il coinvolgimento non solo degli studiosi ma anche degli insegnanti e degli alunni. I risultati di queste indagini sono stati diffusi dai siti web e dai notiziari comunali su carta stampata. I nomi dei caduti incisi sulle lapidi sono stati di nuovo resi leggibili e in qualche caso sono stati letti pubblicamente uno ad uno alla presenza delle scolaresche e della comunità cittadina o paesana. Insomma, dappertutto nei comuni sardi si è colta l’occasione del Centenario per impedire  che cadesse un definitivo oblio sui giovani che morirono a migliaia per difendere i confini  della patria dalle mire espansionistiche del nemico austro-ungarico.

In alcuni casi, dove la presenza in loco di competenze storiche e la disponibilità di risorse economiche lo hanno consentito,  è stato realizzato un volume a stampa e/o un DVD.  

Qui voglio ricordare tre opere pubblicate in questi anni “centenari” (dal 2014 al 2018) che ritengo degne di menzione in quanto prodotti “esemplari” tra le ricerche relative ai caduti della Grande Guerra promosse in molti comuni sardi.

1) OVODDA (1600 abitanti; prov. di Nuoro).

Nell’ottobre 2014 Rosella Mattu, ricercatrice storica di Ovodda, ha pubblicato presso le edizioni Grafica del Parteolla di Dolianova (CA), il volume “Soru Giuseppe non saluta più! (Storie di soldati sardi nella Grande Guerra)”, presentazione del sindaco Cristina Sedda, prefazione di Antonietta Loi, pagine 262, di cui una cinquantina riservate ad un prezioso apparato fotografico. «Soru Giuseppe non saluta più!», così scrive alla propria madre un commilitone compaesano per comunicare, senza entrare nei dettagli, la morte di Giuseppe  (avvenuta per fucilazione inflitta per una inesistente colpa di diserzione: quello era il terribile clima al fronte!).

Su questo sito si è occupato del volume Giuliano Marongiu. Ecco il link:

Il volume raccoglie 115 racconti che l’autrice ha registrato per anni intervistando anziani reduci e familiari dei caduti e procedendo a un minuzioso riscontro di ogni episodio narrato sia con altri co-protagonisti di ciascun evento ricordato sia confrontando i vari dati acquisiti con quelli presenti  nella documentazione ufficiale.

2) LODÈ (1600 abitanti; prov. di Nuoro).

Angelo Curreli è l’autore del volume “Dalla Sardegna al Carso. Storia e Storie dei lodeini caduti in Friuli-Venezia Giulia nella Prima guerra mondiale” (edizioni Mittelcom, Trieste, 2018, pagine 152 riccamente illustrate), con le presentazioni di autorevoli rappresentanti delle istituzioni: Ettore Rosato (Vice Presidente della Camera dei Deputati); Gianfranco Ganau (allora Presidente del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna); Piero Mauro Zanin (Presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia); Graziano Spanu (Sindaco di Lodè).

Del libro di Curreli si sono  occupati in questo sito  Massimiliano Perlato: si veda al link:

e Neria De Giovanni: si veda al link:

Scrive Curreli – ed è un dato speciale della sua ricerca –: «Questi giovani sono mancati a Lodè e alle loro famiglie. Ci voleva qualcosa di più per restituirli in qualche modo alla memoria collettiva. Per tentare di farlo ho provato ad immaginare i loro pensieri. Man mano la curiosità spontanea ha preso la forma di brevi racconti, immaginati a partire da quel poco di certo che ho rintracciato».

Il libro di Curreli si distingue anche per il fatto che è il frutto delle ricerche non di uno studioso “residente” a Lodè (ove è nato nel 1959) ma di un lodeino da decenni stabilitosi nella regione Friuli-Venezia Giulia, attivo nel campo dell’emigrazione sarda organizzata (è stato presidente regionale dei Circoli sardi; attualmente è presidente del Circolo sardo di Trieste) e dell’impegno amministrativo in ambito  locale (è stato consigliere del Comune di Trieste).

3) BOLOTANA (2500 abitanti; prov. di Nuoro)

In un volume di recente edizione da me segnalato alcuni giorni fa in questo sito

http://www.tottusinpari.it/2020/06/19/nel-volume-la-sardegna-nella-grande-guerra-che-raccoglie-29-contributi-un-meritorio-saggio-di-giancarlo-nonnoi-pone-in-adeguato-rilievo-la-figura-di-efisio-mameli-1875-1957/

uno dei quattro curatori del librone di 706 pagine, Luciano Carta, ne pubblica cento dedicate a “Bolotana nella Grande Guerra. In memoria di coloro che vengono ingiustamente dimenticati dalla  Storia”. In queste pagine Carta (Bolotana, 1947) riepiloga le tappe di una ricerca «frutto di un concorso di forze collettive» che è sfociata nel 2017 in una mostra e in un volume sul «contributo dato dai numerosi combattenti bolotanesi [tutti scrupolosamente “schedati”, NdR] all’evento bellico e dei riflessi che esso ha avuto sui suoi abitanti, in particolare le famiglie rimaste per oltre un triennio prive degli uomini, molti dei quali non sono ritornati».

In queste pagine non manca il ricordo di due personalità bolotanesi protagoniste della Grande Guerra (il valoroso generale Leonardo Motzo, che nel 1930 pubblicò un libro famoso: “Gli intrepidi Sardi della Brigata Sassari”; Tommaso Masala, uno dei primi piloti aeronautici) ma il quadro della ricostruzione storica riguarda le vicende di una intera comunità (gli uomini al fronte; le famiglie che vivono nell’angoscia quotidiana di ricevere ferali notizie).

Carta illustra anno per anno (1915, 1916, 1917, 1918) lo svolgimento degli eventi bellici inserendo man mano le notizie sui caduti e sui feriti nativi di Bolotana.  Dedica quindi spazio alla corrispondenza intercorsa con le proprie famiglie sia dei combattenti al fronte sia di tre prigionieri di guerra. “Bolotana nei tre anni di guerra (1916-1918): sofferenze, lutti, attese, barlumi di vita civile” è il titolo del capitolo conclusivo.

Personalmente, da emigrato che ha dedicato diversi libri al proprio paese natale, Ploaghe in provincia di Sassari, sostengo che l’autore nato e cresciuto in una determinata località, quando ne ricostruisce la storia e le storie, è in grado di produrre un racconto “caldo” che testimonia di una compartecipazione emozionale che non è e non potrà essere mai nelle corde de un’ istranzu pur esperto delle ricerche d’archivio.

In queste lodevoli pagine dell’autrice Rosella Mannu e dei due autori Curreli e Carta si sente il calore di un inesausto affetto verso il “borgo natio”.                                                

In chiusura mi sia consentito ricordare che  la  F.A.S.I., anche per specifico impulso della presidente Serafina Mascia,  ha sviluppato negli anni scorsi un grande progetto di celebrazione del centenario della Prima Guerra mondiale denominato “Centenario della Grande Guerra nei Luoghi della Memoria esistenti nei comuni della Battaglia del Piave” (detta anche “Battaglia del Solstizio”): puntuali resoconti delle iniziative sono reperibili nel sito web della F.A.S.I. www.fasi-italia.it .

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