ANDREA CORONGIU, MEDITERRANEAN GUITAR SONATAS

ph: Andrea Corongiu

di ALESSIA ANDREON

Quando mi consigliano di ascoltare il lavoro di un giovane musicista cerco di trasformare l’ascolto in una forma, un profumo, un sentimento che mi evoca quelle note…

Immaginare Mediterranean Guitar Sonatas, primo lavoro discografico del chitarrista atzarese Andrea Corongiu, è stato coinvolgente come solo la musica può fare e imprevedibile come il filo conduttore che unisce il microcosmo musicale del mar Mediterraneo; così è nata una piacevole chiacchierata con l’autore di questo disco.

Maestro, può raccontarci qual è stato il suo primo approccio con la musica? Ho iniziato a suonare abbastanza tardi, dopo i 10 anni, quando, un giorno, mio padre arrivò a casa con una chitarra. Già il giorno successivo iniziai a suonare ad orecchio i dischi della collezione di mio fratello e mi iscrissi subito alla Scuola Civica di Musica di Atzara. Credo debba ringraziare loro per avermi fatto avvicinare alla musica e all’arte, mio padre in particolare: è un divoratore di libri, attento alle attività culturali. Da bambino ricordo la sua attenzione alla poesia, alla letteratura e alla pittura del primo Novecento in Sardegna; ogni giorno portava a casa un libro diverso, così da alimentare la mia curiosità, e questo ha fatto sì che mi appassionassi in fretta a ciò che è artistico e culturale. Dopo alcuni anni iniziai a studiare privatamente con il maestro nuorese Cristiano Porqueddu, uno degli artisti che hanno segnato più profondamente il mio percorso.

Le sue origini sono di Atzara, come è approdato in Spagna? Sono cresciuto in un bellissimo borgo del Mandrolisai, dove il clima intellettuale si respirava ovunque: abbiamo un bellissimo museo d’arte contemporanea e una fornita biblioteca nella quale ho passato la mia adolescenza. Atzara inoltre ha dato i natali ad artisti eccellenti come il Maestro Corriga e l’amico Patta, ospitando grandi maestri costumbristi spagnoli come Ortiz-Echagüe e Chicharro. Credo che si sia creato già dal secolo scorso una sorta di gemellaggio artistico tra la Spagna e Atzara. Mi sono sentito chiamato in causa tanto da voler fare il mio percorso formativo in Andalucía, nel Conservatorio Superior Rafael Orozco di Cordoba, non solo per approfondire l’immensa cultura musicale spagnola ma anche per poter entrare a contatto con un popolo, una lingua e aver l’occasione di vivere in prima persona la luminosa arte iberica. Il maestro Porqueddu mi ha spronato nella scelta consigliandomi quello che è diventato il mio docente, Javier Riba, un eccellente chitarrista e un profondo conoscitore della letteratura originale per chitarra. Chitarra in spalla mi son trasferito nella città delle tre culture (a Cordoba infatti convivono i mondi cristiani, musulmani e giudei) con la più totale apertura mentale e curiosità per il diverso.

L’esperienza in Spagna è piuttosto evidente nel suo lavoro; c’è un filo conduttore che lega la Sardegna e la Spagna nella musica? Senza dubbio il collegamento tra la Spagna e la Sardegna c’è e trova dimora nella ricerca artistica ispirata dalle musiche del Mediterraneo, dalle sue culture e dalle sue luci vibranti; non è da intendersi quindi come topoicompositivi di un determinato stile musicale, ma come un voler evocare attraverso il linguaggio dei compositori un’idea, una luce, una sensazione che proviene dal mare. Diversi grandi artisti hanno dedicato la loro attività alla Sardegna, ne hanno tratto ispirazione, l’hanno dipinta, scritta e fotografata. È curioso che recentemente il compositore Angelo Gilardino abbia composto Sardegna,una bellissima suite per chitarra, e alcuni anni fa dedicò un Concerto ad un borgo come Oliena. Io nel disco ho voluto inserire la sua Sonata del Guadalquivir, un omaggio al fiume che divide la città andalusa. È un’opera divisa in tre movimenti Memorias, Leyendas e Lejanias che rievoca melodie antiche, staticità dei meriggi soleggiati e dinamicità di colore delle strette stradine di Cordoba.

Il suo cd Mediterranean Guitar Sonatas è un viaggio nelle sonorità originali per chitarra sola del XX e XXI secolo, come è nato questo progetto e quanto è stato lungo il lavoro di ricerca? Mi risulta difficile stabilire quanto sia durata la ricerca, ma certamente è iniziata nei primi anni della mia permanenza in Spagna. ​L’idea è nata dalla necessità personale di voler ricalcare il mio percorso artistico, i miei viaggi e i grandi scambi culturali che avvengono nel Mediterraneo, inteso come fucina di idee, arti e musica. Penso al disco come un contenitore, come un’istantanea di un determinato momento del mio percorso artistico. All’interno non vi è l’intento o tanto meno la pretesa di lasciare una registrazione definitiva dei brani, ma solo quello di produrre una fotografia di una determinata tappa della mia vita che è anche il modo a me più consono per rendere omaggio ai compositori stessi, ai docenti con cui ho avuto la fortuna di lavorare, agli artisti che ho potuto conoscere e agli scritti che ho potuto leggere. Il processo creativo è la costante inquietudine che smuove il musicista: può concludersi in un evento unitario come un disco o un concerto ma è frutto di un’attitudine a volersi disporre all’arte, come una costante immersione in se stessi e nella letteratura musicale. Per alimentare quel processo si ha bisogno di letture extramusicali, di pittura, di arte. Per poter interpretare un brano non ci si può limitare alle sole tecniche strumentali e musicali che sono senza dubbio la base da cui partire; si ha bisogno di capire il periodo storico in cui è stato scritto il brano, l’estetica del compositore, le correnti intellettuali dell’epoca. Per questo motivo, già da anni prima di registrare la Sonata para guitarra di Antonio José Martínez Palacios, compositore di Burgos morto durante la Guerra Civile nel 1936, mi sono addentrato nella letteratura, nella pittura di quegli artisti della cosiddetta Generación del ’27, con la quale Martinez Palacios era a stretto contatto come Dalí, Salinas, Garcia Lorca, Ascot. Così pure per la Fantasia Sonata di Joan Manén, violinista e compositore catalano, mi sono addentrato nella scultura e nella pittura di grandi artisti catalani come Miró o negli scritti di Rusiñol per cercare di capire il contesto storico-artistico in cui ha vissuto il compositore.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

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