PUBBLICATO IN FRANCIA IL CARTEGGIO TRA SALVATORE SATTA E BERNARDO ALBANESE: NELLA CORRISPONDENZA EDITA DA “CONFERENCE” IL SENSO DI UNA PROFONDA E FRATERNA AMICIZIA

ph. Salvatore Satta
di LUCIA BECCHERE

 “Sono rimasto sorpreso positivamente nel ricevere dalla Francia l’opera su Salvatore Satta Je vous écrit avant l’aube a cura di Christophe Carraud (Editions Conférence)”. Così Ugo Collu, studioso e divulgatore dell’opera del giurista scrittore nuorese, nel farci partecipi dell’importante evento culturale. L’opera, per la grandezza del contenuto, dà a noi tutti l’opportunità di conoscere in maniera completa il carteggio che Satta ha intrattenuto con l’amico Albanese negli ultimi sette anni della sua vita e cioè dal 1968 al 1975. Il titolo Je vous ècrit avant l’aube è tratto da una frase contenuta in una lettera del luglio 1969 che l’autore de Il Giorno scrive proprio all’alba quando l’animo è maggiormente disposto alla verità e alla confessione, perché “quando esce la luce cominciano le menzogne”.

Tradotta e curata da Carraud, l’opera si presenta in due volumi. Se il primo L’avertissement de Socrate contiene testi già pubblicati in Italia (dai Soliloqui e colloqui al Mistero del processo, ai preziosi pezzi da pubblicista per il Gazzettino e l’Osservatore Romano), il secondo Je vous écris avant l’aube riporta in 419 lettere l’intenso e profondo dialogo intercorso tra i due giuristi. Lettere finora inedite molto significative perché mettono a nudo lo stato d’animo con il quale Satta affrontava e giudicava gli avvenimenti spesso turbolenti del tempo, ma soprattutto il pathos che lo spingeva a scrivere Il giorno del giudizio di cui si può seguire la genesi e il progressivo sviluppo.

Carraud – grande studioso di Giuseppe Capograssi (1889/1956), il Maestro che su Satta lasciò l’impronta più duratura nella sua mente (Collu), di cui ha tradotto e curato in Francia La vita etica – ci offre un lavoro attento, compiuto quasi sicuramente in stretto rapporto con Francesco Mercadante (1926), attuale Presidente della Fondazione Capograssi, saggista, accademico e filosofo del diritto, che ai tempi di Satta e di Albanese era un giovane studioso di impostazione cattolica, apprezzato e più volte ricordato nelle Lettere.

Bernardo Albanese (1921/2004), professore di Diritto romano a Palermo, dominato da un profondo cattolicesimo – ha fatto la resistenza senza mai sparare – adora il De profundis inviatogli da Satta, a lui scrive una lettera permeata da tanta delicata spiritualità, dove si vede da una parte il conservatorismo liberale di Satta e dall’altra il cattolicesimo cristiano che si fonda sui principi.

Albanese e Satta si erano conosciuti tramite le lettere per poi legarsi da una amicizia fraterna che li terrà uniti fino alla fine. In quella fitta corrispondenza, Satta confidava all’amico ogni suo turbamento, ogni suo pensiero più nascosto, tutto il suo mondo interiore, quello familiare e quello professionale, che mai esternava se non a pochi intimi. Insomma Albanese era per Satta il suo confessore, il suo alter ego e da uomo di grande spiritualità sempre raccolto in preghiera, lo richiamava al senso del cristianesimo. Nelle lettere parlano di tutto: della famiglia di Nuoro, della morte della madre che Satta definiva la morte di tutto, e di quel gesto d’amore rifiutato (il viatico) che gli peserà tutta la vita, di Dio e della Chiesa. Discutono di Chiovenda, di Piovani, di Ascarelli… e del declino dell’Università; man mano che si procede nella lettura delle lettere percepiamo un Satta più riflessivo che si sofferma sulle sue inquietudini. Racconta il ‘68 e il ’70 esprimendo giudizi contro i rivoluzionari, nel vedere giovani giuristi che infilano sciocchezze e luoghi comuni e altri famelici e dilettanti che crescono all’ombra dei politicanti senza capire nulla..

“Il senso delle lettere di Albanese – ha affermato Collu – mi aiuta anche a completare la trascrizione di alcune parole contenute nelle risposte di Satta e ancora oggi rimaste sospese nel dubbio come d’altronde nelle lettere contenute in questo testo, lo stesso Carraud non è riuscito, cose abbastanza normali per chi fa il nostro lavoro, a mettere a posto”.

In merito a queste lettere, Il professor Collu ha ricordato di averne fatto richiesta in passato alla moglie signora  Laura Boschian per pubblicarle dopo averne apportato le dovute correzioni, ma lei ha sempre espresso il suo totale disaccordo per il fatto che contenevano dei giudizi molto severi su personaggi della politica e della cultura ancora in vita, tuttavia ancora riscontrabili  nella pubblicazione di Carraud .

D’altronde lo stesso Satta si diceva d’accordo: “speriamo che questa corrispondenza venga pubblicata, perché se ciò avvenisse vorrà dire che qualcuno sarà in grado di leggerle” citazione riportata nel libro di Collu  La scrittura come riscatto (2002), dove anche il noto studioso sostiene che era doveroso pubblicare le lettere,  lettere che Collu si è solo limitato a trascrivere a causa del fermo rifiuto della signora Laura. Questo è il semplice motivo per cui le lettere sono state pubblicate in Francia e non in Italia.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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