IL VIAGGIO INVERSO DA BUENOS AIRES A CAGLIARI DI RICARDO CIANCILLA, MAESTRO DI TANGO ARGENTINO, IL BALLO “CREATO” DAGLI EMIGRATI ITALIANI

le immagini che ritraggono Ricardo Ciancilla sono di Claudio Lorai di Fotostudiolabor
di ANDREA SPIGA

Quando chiamo Ricardo per chiedergli un appuntamento mi risponde con la morbida cadenza argentina. Ci incontriamo qualche giorno dopo nella scuola in cui insegna, dove mi accoglie con i suoi modi eleganti e un tango in sottofondo.

Chi è Ricardo Ciancilla? “Sono nato e cresciuto in Argentina da genitori italiani”.

Papà sardo, di Bono, che a 19 anni affascinato dai suoi racconti, decide di raggiungere uno zio e parte per l’Argentina con la valigia carica di sogni. Lì conosce una ragazza siciliana che diventerà sua moglie. A quel tempo gli italiani si trovavano fra di loro, scappavano da un Europa devastata dalla guerra e dalla fame per cercare fortuna a Buenos Aires, parlavano una lingua che era un misto di dialetto e spagnolo e il Lunfardo, lo stesso usato per i testi delle canzoni di Tango. “Nel 76 quando avevo circa di 14 anni ci fu il colpo di Stato, ero a scuola e ci mandarono a casa senza spiegazioni dicendo che le lezioni erano terminate. Non capivamo cosa fosse successo: solo dopo ci dissero che i militari avevano preso il comando del paese e instaurato una dittatura, in quel periodo era vietato uscire la sera e formare gruppi di più di tre persone, ballare cantare e ritrovarsi nei cafe’ con gli amici era proibito. E’ durato diversi anni ed è stato un periodo buio per tutti. Alla fine degli anni 80 ho lasciato l’Argentina, come aveva fatto mio padre tanti anni prima. Ho fatto il biglietto e sono arrivato in Europa. A quel tempo giocavo a calcio e volevo continuare a farlo ma il destino aveva altri progetti per me. quella che era la mia ragazza mi ha raggiunto e ci siamo sposati, qui abbiamo formato la famiglia, a quel punto ho lasciato il calcio per dedicarmi ad altro.”

Quando è nata la passione? “Ho ascoltato la musica fin da piccolo. I miei genitori ballavano il tango e anch’io frequentavo le milonghe, ma la mia era una generazione che ascoltava anche musica moderna e cosi mi dividevo fra tango e discoteca: erano gli anni 80. Mi sono reso conto con la distanza, della nostalgia che provavo per la terra e le tradizioni in cui sono cresciuto, la terra dove nasci è come la mamma con cui crei un legame indissolubile a discapito del tempo e della lontananza. E più passa il tempo più sento il bisogno di avvicinarmi a tutto quello che è il mio passato.”

Ti senti più’ italiano o più’ argentino? “Qui mi sento a casa ma come cultura sono argentino, il tango mi tiene legato alla terra dove sono nato”.

Come è cambiato il tango rispetto a quello che si ballava una volta? “Un tempo lo ballavano tutti, era la musica che nasceva nei bassifondi della città, nei fumosi Cafe’ di Buenos Aires. Ci si trovava tra giocatori d’azzardo e emigrati nostalgici della terra d’origine. Nessuno lo studiava, chi ballava era mosso dalla passione per questa musica e per chi lavorava duramente tutta la settimana, era uno dei pochi momenti per poter avvicinare le ragazze e socializzare scambiando due parole con loro, sotto l’occhio attento delle madri che le accompagnavano e vigilavano sull’onore delle figlie. Le milonghe si facevano anche nei cortili delle case e nei circoli di quartiere: era considerato un ballo trasgressivo prima che la classe borghese lo facesse diventare popolare. Ora la gente vuole studiarlo e cerca la perfezione e l’eleganza nell’esecuzione dei movimenti.”

Il tango sarebbe nato ugualmente se gli italiani non fossero emigrati? “Non credo. Le orchestre, gli autori dei testi e i cantanti sono quasi tutti di origine italiana. Penso a Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli, Astor Piazzolla per citarne alcuni. I testi sono malinconici e traspare c’è tutta la sofferenza che la gente provava per nostalgia e i problemi di tutti i giorni. Queste persone davano molta importanza ai rapporti umani, l’amicizia, l’onore, il rispetto della famiglia e naturalmente l’amore. E’ stato influenzato anche dall’incontro di culture diverse, c’è tanta poesia. Quello che dico sempre ai miei allievi è che se vuoi interpretare bene il tango lo devi “sentire”, devi comprendere i testi e lasciarti trasportare dalle parole. Attualmente sto portando avanti un progetto, ovvero la creazione di un disco con la cantante lirica Cosetta Gigli: lei canterà tanghi famosi tradotti in italiano e insieme balleremo nel videoclip.”

Secondo te non si perderà qualcosa cantando in italiano?  “Sono sicuro che la bellezza e la profondità dei testi permetteranno a chi balla di interpretare non solo la musica ma anche le parole. Rimarrete affascinati, ne sono sicuro.”

Come definiresti il tango? “Qualcosa da indossare, come quando ti metti un vestito che ti piace e ti senti a tuo agio.”

Hai mai avuto un sogno nel cassetto? “Ne ho avuti tanti. Alcuni ho potuto realizzarli mentre altri sono ancora lì ma sono grato alla vita per quello che ho e per avere ancora la forza di lottare per quello che voglio.”

Quanto è importante creare un feeling con la ballerina? “E’ molto importante. Sbagliare partner può influenzare negativamente il ballo. Nel tango come nella vita, devi rispettare dei codici: l’uomo cerca la donna con lo sguardo, se è corrisposto fa un cenno col capo e solo se lei accetta si avvicina e le chiede di ballare. Il sogno di ogni tanghero è ballare la tanda magica, e quando questo succede ti sembra di volare: è una questione di pelle e di armonia”.

Qual è la lezione più importante che la vita ti ha insegnato? “Il rispetto. Abbiamo destini diversi ma in fondo siamo tutti uguali. Questo aspetto della vita lo ritrovo anche nel tango, quando le persone si incontrano in una milonga le differenze spariscono.”

A chi ti ispiri come modo di ballare? “Mi piacevano molto Osvaldo Zotto e Orlando Paiva, stili diversi, ma la loro eleganza e la bellezza nei movimenti hanno influenzato il mio modo di ballare”.

C’è qualcuno che devi ringraziare per essere diventato quello che sei? “I miei maestri Mauro Zompa, Sara Masi e Mariana Montes (una tra le più’ grandi ballerine di tango che ci sono al mondo), che ha creduto in me quando sono arrivato a Cagliari, e mi hanno incoraggiato ad iniziare un percorso nell’insegnamento”.

Hai dei rimpianti?  “Da persona istintiva e fatalista mi fido molto del mio intuito. Ho molti amici, due figli che sono diventati due uomini felici, vivo in un posto bellissimo e faccio quello che mi piace. Sinceramente ho ottenuto più di quanto potessi sperare ed immaginare.”

6 risposte a “IL VIAGGIO INVERSO DA BUENOS AIRES A CAGLIARI DI RICARDO CIANCILLA, MAESTRO DI TANGO ARGENTINO, IL BALLO “CREATO” DAGLI EMIGRATI ITALIANI”

  1. Uomo erudito…elegante…carismatico….ma soprattutto un uomo colmo di valori veri…
    Omar Ricardo Ciancilla…..un carissimo amico per cui nutro grande rispetto ed un profondissimo affetto….❤

  2. Caro Ricardo…ho sempre creduto in te , e continuero’ a crederci. Ballare tango e’ un sogno , e tu mi hai insegnato che solo i sogni sono veri. Grazie di cuore.

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