PRESENTATO A PAVIA DAL CIRCOLO “LOGUDORO” IL ROMANZO STORICO “IL SEGRETO DELL’ESTOFADO DE ORO” DI RENATA ASQUER, AMBIENTATO NELLA CAGLIARI SPAGNOLA DELLA SECONDA META’ DEL 500 / INIZI DEL 600

Pavia, Circolo Logudoro, 09.11.2019. Da sin. Paola Pisano, Angelo Stella, Renata Asquer, Paolo Pulina
di PAOLO PULINA

Nel pomeriggio di sabato 9 novembre, presso la sede sociale,  il  Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, presieduto da Paola Pisano, ha presentato il romanzo di Renata Asquer “Il segreto dell’estofado de oro” (Palabanda edizioni), un’opera che ci illumina sulla Cagliari spagnola (Callèr) nella seconda metà del Cinquecento/inizi del Seicento.

La prima data citata per le vicende che si svolgono a Cagliari è l’anno 1568, quando  Rosaria, una giovane sarda, si innamora  di  Raphael, un ufficiale spagnolo di stanza in città dalle quali (donna e città) dovrà presto separarsi per partecipare ad una spedizione contro i Musulmani che avrà l’epilogo nella famosa Battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), scontro  epocale  in cui la flotta cristiana della Lega Santa sconfigge e scaccia dal Mediterraneo le forze navali dell’ “infedele” Impero Ottomano.  

(al termine dell’articolo viene ripreso un mio resoconto del convegno “Papa Ghislieri, la Battaglia di Lepanto e il Tercio de Cerdeña”, tenuto a Pavia il 27 novembre 2004, illustra il contributo degli archibugieri sardi nella Battaglia di Lepanto ed evoca la partecipazione di Miguel de Cervantes; entrambi i fatti storici sono richiamati dalla Asquer).

Il titolo di quest’ultimo libro della Asquer gioca sull’attrattività del termine “segreto” e incuriosisce su quello che è “l’estofado de oro”  (in sintesi, “tecnica artistica che usano gli scultori per dare l’illusione che le statue di legno  indossino abiti preziosi”).

Angelo Stella (già ordinario di Storia della Lingua italiana nell’Università di Pavia e attualmente presidente del Centro nazionale di studi manzoniani) ha definito il libro della Asquer anche “un romanzo giallo, in cui le descrizioni d’ambiente sono svolte con grande finezza”, ma innanzitutto “un romanzo sardo”, e il giudizio non può non aver fatto piacere all’autrice, che nel corso dell’incontro ha ricordato l’impegno con cui  si è documentata sul periodo storico isolano preso in esame. Ho detto “isolano” ma dovrei precisare “cagliaritano” perché è il capoluogo sardo che intriga la scrittrice, la quale, nata a Varese, ma discendente di un’antica famiglia della nobiltà sarda, altre sue precedenti opere (“Soldamore”, 2009, e “Dal primo alla zeta”, 2011; entrambe pubblicate da Arkadia)  le ha volute collocare sotto la seguente insegna “Ritorno a Cagliari, Vite e destini, Gioie e dolori”.

In “Soldamore” viene raccontato mezzo secolo di avvenimenti storici a Cagliari (tra il 1912 e il 1945: il primo conflitto mondiale, l’epidemia dell’influenza spagnola, il fascismo, la guerra in Spagna, la seconda Guerra Mondiale, ecc.) attraverso le vicende di una saga familiare.

In “Dal primo alla zeta” Cagliari si offre solo in alcuni scorci memoriali di Betta, che  – obbligata a letto dai postumi di una delicata  operazione chirurgica – riempie le pagine del suo diario con i ricordi di persone, luoghi ed episodi che riaffiorano alla sua mente.

La Asquer, in rapporto alla protagonista di “Dal primo alla zeta”, ebbe a dichiarare di riconoscersi nella frase di una scrittrice: «Una donna risorge quando un’altra donna ne raccoglie il respiro».

È un motto che ben si adatta anche a “Il segreto dell’estofado de oro”, non a caso qualificato dal prof. Stella anche come «romanzo femminile». Come è scritto nella quarta di copertina del volume, Rosaria, «una donna forte dotata di intensa spiritualità, intrepida e tenace, in grado di tenere ferme le redini del proprio destino e delle persone amate», potremmo dire che “risorge” quando un’altra donna (Renata Asquer) ne raccoglie il respiro.

Nel pomeriggio di sabato 27 novembre 2004, presso l’Aula Scarpa dell’Università degli Studi, per iniziativa del Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, è stato commemorato il contributo degli archibugieri sardi alla vittoria nella Battaglia di Lepanto (1571). Il convegno, intitolato “Papa Ghislieri, la Battaglia di Lepanto e il Tercio de Cerdeña”, si è inserito nel quadro delle manifestazioni promosse nel quinto centenario della nascita di San Pio V (Bosco Marengo, 1504 – Roma, 1572) e  ha fruito del patrocinio  del Collegio Ghislieri di Pavia e del Comitato nazionale per le celebrazioni di Papa Ghislieri. Hanno collaborato all’iniziativa del “Logudoro”  la Regione Sardegna, la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI), l’Università degli Studi di Pavia, la Provincia e il Comune di Pavia. Dopo i saluti del presidente del “Logudoro”, Gesuino Piga, Simona Negruzzo, docente dell’Università Cattolica (sede di Brescia), è intervenuta  sul tema “Pio V, gli sviluppi della Controriforma e la Lega Santa”. Luisa D’Arienzo, dell’Università di Cagliari, ha svolto un’ampia e apprezzata   relazione sui 400 archibugieri sardi che combatterono a Lepanto. Essi, inquadrati, tra i combattenti mobilitati dalla Spagna, nel Tercio de Cerdeña (cioè in un reggimento costituito da sardi, comandato nell’occasione dal Maestro di Campo Don Lope de Figueroa) e imbarcati sulla nave ammiraglia di Giovanni d’Austria  ( a capo della flotta cristiana contro i Turchi), abbordarono l’ammiraglia ottomana comandata da Mehemet Alì  Pascià e diedero un contributo significativo alla vittoria, che ebbe come risultato quello di fermare  l’avanzata degli Ottomani in Europa. Anche Miguel de Cervantes, in uno dei reggimenti spagnoli, partecipò alla battaglia di Lepanto, da lui poi definita “il più grande evento che videro i secoli”; il futuro scrittore vi fu ferito e perse l’uso della mano sinistra: da qui il soprannome di el monco de Lepanto. Le guide di Cagliari segnalano che, in piazza dell’Arsenale, una lapide ricorda come Miguel de Cervantes sostò nelle acque del golfo cagliaritano, durante la spedizione di Carlo V contro Tunisi e i suoi pirati, nel 1535. Tornando alle gesta dei 400 archibugieri sardi, le stesse guide della città forniscono un’altra importante informazione. Nella sacrestia del moderno edificio della chiesa di San Domenico è custodito, dentro una teca di vetro, anche lo stendardo degli archibugieri del Tercio de Cerdeña. Al loro rientro in città, i superstiti, accolti con grande entusiasmo dal popolo, offrirono in segno di ringraziamento lo stendardo alla Madonna del Rosario. E forse furono proprio essi con i confratelli del Rosario a voler costruire la cappella in segno di riconoscimento alla Vergine al cui intervento miracoloso, secondo il pontefice Pio V, si doveva la vittoria. Da quel momento lo stendardo, oramai consunto e sfilacciato, venne conservato nella cappella del Rosario ed attualmente, dopo la distruzione della chiesa antica, nella nuova sacrestia. Le imprese dei 400 archibugieri sardi furono celebrate anche da Gabriele d’Annunzio nella “Canzone dei trofei” della raccolta di poesie “Merope. Le canzoni della gesta d’Oltremare” (19111912). Le celebrazioni in onore di San Pio V Ghislieri, in provincia di Pavia, erano cominciate, il 23 novembre 2003, nell’aula magna del Collegio Ghislieri. L’iniziativa del circolo sardo “Logudoro”, che ha chiuso di fatto queste celebrazioni, ha richiamato numerosi uditori: oltre i soci del Circolo, l’assessore provinciale Renata Crotti, i docenti universitari Giovanni Bo, Ernesto Bettinelli, Piero A. Milani, Sandro Meloni, il presidente del Teatro Fraschini Antonio Sacchi. Ha inviato un messaggio di plauso l’Assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Sardegna Elisabetta Pilia.

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