L’AEROPORTO MILITARE DI ALGHERO AI TEMPI DELLA GUERRA

di DARIO DESSI'

L’aeroporto militare di Alghero, L’anno scorso, il 28 marzo, in occasione della festa del’Aeronautica Militare,  sono stati  celebrati,  presso il Distaccamento Aeroportuale dell’Aeronautica Militare di Alghero, gli 80 anni dell’ inaugurazione dell’Aeroporto. Dotato, inizialmente, di una pista in terra battuta lunga 700 m, l‘aeroporto  fu inaugurato nel mese di marzo del 1938. Mussolini aveva dichiarato che l’Italia  poteva fare a meno  di  portaerei, in quanto la Sardegna, per la sua felice posizione al centro del Mar Mediterraneo, avrebbe potuto sostituire, egregiamente  questo tipo di nave. L’isola, per la  sua posizione strategica del  mar Mediterraneo si trovava al centro dei traffici aerei tra l’Africa e la penisola iberica e per questo ebbe un ruolo importante nell’impegno della Regia Aeronautica nella guerra di Spagna  e poi successivamente per contrastare il traffico della flotta inglese tra Gibilterra, Malta ed Alessandria d’Egitto, oltre a fornire un valido sostegno alle truppe dell’Asse in Tripolitania e Cirenaica. Proprio nell’ aeroporto di Alghero si pensa che abbia toccato per l’ultima volta il suolo italiano il re Umberto II quando lasciò l’Italia per andare in esilio in Portogallo. Sempre da una pista di quell’aeroporto era decollato il Colonnello Pilota MOVM Mario Aramu, morto in battaglia nel dicembre del 1940 in Libia. Al giorno d’oggi l’aeroporto di Alghero ha un notevole impegno logistico nel supportare gli spostamenti della Brigata Sassari, quando deve  raggiungere i vari teatri di guerra in cui è  chiamata ad intervenire.

Negli anni immediatamente precedenti alla 2° Guerra Mondiale, nacque  l’esigenza  di costruire piste di decollo e di atterraggio nell’isola sarda e naturalmente di renderle funzionanti per l’attività operativa di reparti di volo, quantitativamente e qualitativamente adeguati alle  future operazioni belliche, con in previsione l’assegnazione di personale ben selezionato e ben addestrato.

L’11 febbraio del 1958, l’aeroporto  venne intitolato al Col. Mario Aramu, medaglia d’Oro. caduto nei cieli della Marmarica il 16 dicembre del 1940. Poco prima Il generale Silvio Napoli aveva inviato una lettera alla moglie di Aramu, con la quale la informava che l’aeroporto di Alghero sarebbe stato dedicato al marito.  Aramu, pilota di Ansaldo SVA, aveva partecipato alla Crociera del Decennale, aveva diretto Corsi Superiori dell’Accademia Aeronautica, quando questa era alla Reggia di Caserta e per due anni era stato in Cina, a Nanchang, come istruttore di bombardamento. Le sue spoglie ora riposano nel Cimitero degli Atlantici di Orbetello, ed il suo nome è riportato a sinistra della lapide di Italo Balbo.

Mario Aramu, un eroe che non si deve dimenticare. E l’unico aviatore sardo decorato con la medaglia d’oro al valor militare. Era nato a Cagliari il 7 aprile 1900 e dopo essersi diplomato presso l’Istituto tecnico di quella città, aveva frequentato il biennio di ingegneria presso l’Università cagliaritana. Il 3 aprile 1918 era stato chiamato alle armi  per essere destinato dapprima presso il Deposito del 1° Reggimento bersaglieri e successivamente al 49° Reggimento di fanteria della Brigata Sassari. Dopo aver conseguito il brevetto di pilota militare d’aeroplano su un apparecchio Ansaldo Sva, presso la scuola di Sesto S. Giovanni (Milano), nel   1926, fu nominato “sottotenente in servizio permanente effettivo nell’ Arma Aeronautica. Nel marzo del 1927 partì volontario col grado di tenente  per Bengasi. Dal 1928 al 1930 fu in forza all’Aviazione coloniale e prese parte alle operazioni della Cirenaica.

Conseguita la promozione al grado di capitano, dopo essere stato assegnato alla Scuola di navigazione di altura di Orbetello (Grosseto), dal 1 luglio al 12 agosto 1933 partecipò alla Crociera atlantica del decennale. Un altro pilota sardo, l’algherese Giovanni Ferdinando Accardo, aveva partecipato assieme a lui alla seconda trasvolata nel 1933 e, al suo ritorno, era stato accolto trionfalmente da tutta la sua città natale. La Crociera aerea del Decennale, anche nota come crociera aerea Italia America del Nord, fu la seconda ed ultima crociera aerea transatlantica di massa che si tenne tra il 1 luglio ed il 12 agosto 1933. Fu organizzata da Italo Balbo nel primo decennale della Regia Aeronautica e come occasione di promozione per l’esposizione universale che ebbe luogo a Chicago in ambito alla manifestazioni per il centenario della città.

Trascorse quasi due anni  in Cina quale membro della Missione Aeronautica Italiana e quale istruttore della Scuola di bombardamento di Nanchang.

Nell’autunno del 1933 il Governo italiano aveva inviato in Cina alcuni piloti allo scopo di stabilire dei rapporti di natura militare ed industriale con l’Aviazione cinese, all’epoca ancora in fase embrionale. Non per niente in quegli anni, l’Italia godeva di grande prestigio in campo aeronautico sia per l’eccezionalità delle imprese compiute, che per l’eccellente livello tecnologico raggiunto dalle industrie aeronautiche. Molte nazioni, soprattutto quelle in via di sviluppo, tentarono di allacciare relazioni con l’Italia proprio in questo settore e la Cina fu una di queste. Diventata Repubblica nel 1927, si era data da fare per cercare di modernizzare tutte le sue strutture in tempi brevi, provvedendo,  in particolare, a una profonda ristrutturazione delle Forze Armate. E fu proprio in questo contesto che tra il 1934 e il 1936  il capitano Mario Aramu assieme al capitano Ferdinano Accardo furono inviati in Cina con il compito di addestrare i piloti al bombardamento aereo.

Nel 1936 fu promosso maggiore e assegnato al 12° Stormo da bombardamento. Nel 1937, partecipò alle O.M.S.  (operazioni militari spagnole) al  comando del XXIX Gruppo bombardamento veloce (sparvieri) dell’Aviazione legionaria. conseguendo una medaglia d’argento al valor militare. Dopo aver frequentato il Corso di alti studi presso la Scuola di guerra aerea, nel 1938, partecipò al 3° Raduno del Littorio (settimana aerea internazionale per aeroplani da turismo) con un apparecchio SAI Ambrosini 207, risultando undicesimo nella classifica finale. Tra il  6 e l’’11 agosto 1939 compi una missione in Germania.

Nel giugno del 1940, fu destinato al comando del 9º Stormo Bombardamento Terrestre di Viterbo per essere, subito dopo,  trasferito ad Alghero con  l’incarico di presiedere la difesa della costa sarda settentrionale a controllare eventuali attacchi francesi dalla vicina Corsica. Dopo la resa della Francia, il 7 settembre lo stormo parti per l’Africa settentrionale, alle dipendenze della 5ª Squadra Aerea, dislocandosi a Castelbenito e poi a Derna. Da quel momento ebbe inizio per Mario Aramu la campagna del Nord Africa, teatro di guerra che ebbe ad interessare  l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria ed il Marocco, nel corso di un confronto senza tregua tra italiani e tedeschi da una parte e gli Alleati dall’altra. Il 15 dicembre  del 1940,  Adolf  Hitler in persona, resosi conto del valore dl quel soldato italiano, gli conferì il titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Tedesca.

Il 16 dicembre del 1940 gli inglesi nel corso dell’Operazione Compass (Definita anche La Caporetto del deserto in un libro di un famoso scrittore),  programmata per la conquista della Cirenaica, riuscirono a sbaragliare  le truppe della 10° Armata italiana comandata dal Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani e ad avanzare verso le coste libiche. la 4ª Brigata corazzata aveva circondato la guarnigione italiana di Sidi Omar,dalla quale venne richiesto l’immediato intervento dell’aviazione al fine di evitare la capitolazione. Sei bombardieri del 9º Stormo decollarono alle 14:40 da Derna in direzione di Tobruk, dove attesero invano l’arrivo dei caccia di scorta i C.R.42 Falco. Arrivati in prossimità dell’obiettivo i bombardieri aerei italiani furono intercettati da una grossa formazione di caccia inglesi, formata da circa venti Hawker Hurricane e cinque Gloster Gladiator che si lanciarono all’attacco da una quota superiore. Tre dei sei bombardieri furono abbattuti dopo una strenua difesa, tra questi quello di Mario Aramu, il quale fu allora decorato con una medaglia d’oro al valor militare. Il pilota cagliaritano pare fosse morto subito all’impatto col suolo del suo velivolo nel pomeriggio del 16 dicembre 1940. Si era sparsa la voce però che il colonnello sardo fosse ancora vivo, mutilato e prigioniero degli inglesi ma, alla fine, la notizia certa del suo decesso venne resa nota.

Bollettino di guerra n. 194. Nella zona di frontiera cirenaica le truppe nemiche, per il logorio e le perdite subite, hanno rallentato nella giornata di ieri — nona della grande battaglia — la loro pressione. Le nostre artiglierie hanno efficacemente battuto reparti di mezzi meccanizzati nemici, mentre le nostre formazioni aeree hanno bombardato unità corazzate più lontane. L’incrociatore nemico silurato dinanzi a Porto Bardia, di cui al bollettino n. 193, è stato visto capovolgersi e affondare. Gli aerosiluranti affondatori erano al comando del capitano pilota Grossi e del tenente pilota Barbani, coadiuvati dagli osservatori tenenti di vascello Marazio e Riva. Nostri apparecchi hanno bombardato navi da guerra inglesi presentatesi davanti a Porto Bardia. L’aviazione da caccia avversaria ha contrastato l’azione dei nostri bombardieri, che hanno abbattuto un apparecchio Glouchester. Nostre formazioni da caccia, di scorta ai bombardieri, hanno impegnato combattimento con la caccia nemica: un Hurricane è stato abbattuto; un nostro apparecchio da caccia non è rientrato. Dei cinque apparecchi nazionali che nel bollettino n. 193 erano stati dati come perduti, due hanno fatto rientro alla base. Fra i tre apparecchi che si possono ritenere definitivamente perduti è anche quello del colonnello Aramu, due volte Atlantico, bombardiere di eccezione, che alla testa dello stormo aveva diretto l’azione.

L’11 febbraio del 1958 fu intitolato a suo nome l’Aeroporto di Alghero. Aramu riposa nel cimitero degli atlantici ad Orbetello; il suo nome è riportato a sinistra della lapide di Italo Balbo, fra quelli dei caduti in volo sulla terraferma, mentre alla destra sono sepolti gli scomparsi in mare. Fu insignito di: Una medaglia di bronzo al valor militare con questa motivazione: “Pilota d’aeroplano, in soli pochi mesi si prodigava in numerose azioni di ricognizione, di mitragliamento, di bombardamento e di trasporto di feriti, rendendo preziosi servizi alle truppe operanti a terra”, di una medaglia d’argento in  Spagna nel 1937. Consegui la promozione a Ten. Col.  per meriti di guerra . E fu insignito infine di una medaglia d’oro al valor militare: “Eroico comandante di stormo, bombardiere di accezione due volte trasvolatore dell’Atlantico, nei giorni più infuocati dell’offensiva nemica volle essere nel cielo della battaglia nelle azioni più prestigiose e cruente pur di battere e sconvolgere il nemico coll’azione possente dei suoi bombardieri. Tornato per la seconda volta nello stesso giorno in volo, ed assalito da soverchianti e modernissimi caccia avversari persisteva nella sua azione offensiva accettando l’impari battaglia. Visto cadere alla mitragliatrice di bordo da prima l’armiere e di poi un ufficiale, prendeva il posto dei gloriosi caduti lottando strenuamente sino a che cadeva sull’arma rovente che stringeva al suo petto quasi abbracciasse il simbolo della sua fede

Una risposta a “L’AEROPORTO MILITARE DI ALGHERO AI TEMPI DELLA GUERRA”

  1. Salve, sono nipote del Cap. Pil. Dario Zadra MBVM.
    Quello che so è che mio zio operava da una pista nrei dintorni di Alguer. Adesso lui ed il suo cant Z ed il suo equipaggio saranno
    da qualche parte in fondo al mediterraneo (1943).
    Potete fornirmi qualche informazione circa quella epopea?
    Grazie
    Paolo Cianferoni, >Firenze Bengunn@email.it

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