A PAVIA PRESENTATA CON SUCCESSO DAL CIRCOLO “LOGUDORO” LA RACCOLTA DI TESTIMONIANZE SU GIUSEPPE FIORI CURATA DA JACOPO ONNIS

nella foto da sinistra: Paola Pisano, Jacopo Onnis e Paolo Pulina
di PAOLO PULINA

A Pavia, nel pomeriggio di sabato 8 giugno 2019, il Circolo culturale sardo “Logudoro”, presieduto da Paola Pisano, ha organizzato la presentazione del libro “Il coraggio della verità. L’Italia civile di Giuseppe Fiori” (Cuec, 2013) curato dal giornalista Jacopo Onnis.

Onnis è nato a Cagliari nel  1947, dal 1974 al 1979 è stato ricercatore presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari, dal 1980 al 2010 prima programmista-regista poi redattore del TGR nella sede regionale RAI della Sardegna;  si è occupato di cronache politiche e culturali; nel 1991 ha vinto il Premio Iglesias per l’informazione radiotelevisiva. Sulla falsariga di questa indagine a più voci applicata all’approfondimento della figura di Giuseppe Fiori, negli ultimi anni Onnis ha pubblicato due volumi su altri due grandi Sardi: “Luigi Pintor, ragione e passione” e “Emilio Lussu, 80 anni dopo”.

La motivazione di questa conferenza pavese è stata quella di non far cadere l’oblio sul carattere granitico e sui valori morali indefettibili espressi da un uomo libero e anticonformista quale è sempre stato Peppino [nome vero] Fiori (Silanus, 27 gennaio 1923 – Roma, 17 aprile 2003).  

Le parole del titolo del libro (coraggio, verità, Italia civile) intendono significare che da giornalista e scrittore e parlamentare Fiori ha sempre operato coraggiosamente alla ricerca della verità; col suo esempio, imperniato sul legame indissolubile fra etica e politica, ha sempre indicato la strada per costruire un’Italia civile e democratica, anche a costo di rischiare di essere considerato uno “straniero in patria”. La sua è una lezione sempre attuale, valida für ewig, per sempre, per usare un’espressione che ricorre spesso negli scritti carcerari di Antonio Gramsci, autore proposto da Fiori non solo come grande personalità politica e culturale ma anche come guida/modello morale.

Portando i saluti la presidente del Circolo “Logudoro” ha dichiarato la sua ammirazione per i contributi giornalistici (a 360 gradi, quindi nei vari mezzi di comunicazione di massa: giornali, radio, televisione) e per i documentatissimi ritratti biografici (di Antonio Gramsci, dell’anarchico Michele Schirru, di Emilio Lussu, di Enrico Berlinguer, del “venditore” Silvio Berlusconi, di Ernesto Rossi, di Carlo e Nello Rosselli) realizzati da Giuseppe Fiori.

È seguita quindi la proiezione di un breve filmato con il quale Onnis ha voluto ravvivare la nostra memoria sulle trasmissioni televisive curate da Fiori che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo nazionale, a partire dalle sue “Parole in tv”: così si intitola il libro che raccoglie i graffianti editoriali di Fiori, vicedirettore nel Tg2 diretto da Andrea Barbato.

Onnis ha detto che in questo suo libro ha inteso parlare di Giuseppe Fiori (giornalista e scrittore, vicedirettore ed editorialista del Tg2, direttore di “Paese Sera”; senatore della Sinistra Indipendente per tre legislature; accusatore con i saggi  “Baroni in laguna” e “La società del malessere” (da cui Carlo Lizzani ha tratto il film “Barbagia”)  delle malefatte  dei potenti  e  dei prepotenti in Sardegna; anche  romanziere con “Uomini ex” e con “Sonetàula (che ha ispirato a Salvatore Mereu il film omonimo) così come l’hanno conosciuto oltre trenta protagonisti dell’informazione, della cultura, della politica. Fiori è stato personalità ricca e complessa, capace di sperimentare linguaggi nuovi nei vari media da lui utilizzati.

Il libro raccoglie anche lettere inedite di Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, John e Andrea Rosselli, Alfonso Leonetti, Enrico Berlinguer.

In tutta la sua attività – ha detto Onnis – Fiori ha mantenuto la determinazione dei cronisti “di razza”:per la biografia di Gramsci (oggi tradotta in tutte le più importanti lingue del mondo)  ma anche  per le altre biografie,   è andato a  cercare i testimoni, ha scavato a fondo negli archivi, non si è accontentato del  “già conosciuto”.

La biografia di Gramsci, per esempio,  non è solo la narrazione degli avvenimenti della sua vita ma è anche un  testo che fa conoscere a livello divulgativo, fuori dell’isola,  alcuni fatti della storia della  Sardegna fra fine Ottocento e primi decenni del Novecento, di cui ben poco si sapeva. In questa come in una successiva opera storiografica, “Gramsci, Togliatti, Stalin”, Fiori mette in luce apertamente il contrasto di Gramsci con Togliatti. 

Nella storia di Silvio Berlusconi e della Fininvest, intitolata “Il venditore”, Fiori ha saputo ben precisare che l’ascesa del personaggio non ha trovato resistenza, che non è stato fermato il percorso del suo resistibile prevalere.

In tutti i suoi scritti, Fiori è stato intransigente nel rispettare il legame fra giornalismo e cultura: non a caso per lui – dice Ettore Masina nella testimonianza riportata nel libro curato da Onnis – valeva il principio di valutare le persone «dal fruscio, che si portavano dietro, delle pagine lette».

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Dopo la doverosa enumerazione dei contenuti delle sue opere, a me è sembrato giusto fare almeno un cenno alla scrittura paratattica utilizzata da Fiori (anche – e soprattutto – nei suoi servizi televisivi), che ha dato ai suoi testi una forma che possiamo solo chiamare “classica”, che rappresenta, cioè, un modello. E anche sulla questione della “forma” Fiori aveva le idee chiare: rivolto ai giovani, era solito dire: se volete imparare a scrivere in un bell’italiano, leggete le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci.

Ho anche ricordato il legame affettivo che si era creato fra Fiori e Pavia a seguito di alcuni eventi.

1) Nel dicembre 1985 Fiori, allora senatore, invitato dal “Logudoro”, venne a Pavia a presentare, nella sala del Rivellino del Castello Visconteo, il suo libro “Il Cavaliere dei Rossomori. Vita di Emilio Lussu”.

2)Nell’ottobre 1989 ebbi la possibilità di parlare con lui a Formia (Latina) nel contesto di un convegno internazionale dedicato alla “diffusione delle opere di Gramsci nel mondo”.

3) Nell’ottobre 1991, ebbi modo di dialogare a lungo con Fiori in occasione del convegno internazionale, organizzato dall’Assessorato alla Cultura dell’Amministrazione provinciale di Pavia  nel centenario  della nascita di Antonio Gramsci. Nella mattinata del 19 ottobre, nella Sala dell’Annunciata, fu discusso il tema “L’altro Gramsci: nuovi contributi alla biografia”, che, sotto la presidenza di Giuseppe Vacca, fu approfondito da Francesco Saverio Festa, Giuseppe Fiori, Aldo Natoli, Antonio A. Santucci e Giuseppe Tamburrano (si veda l’intero resoconto nella rivista “Bollettino per Biblioteche”, n. 36, dicembre 1991).

4) Per ogni recensione dei suoi libri da me pubblicata sulla stampa pavese e/o sarda, appena ricevuto il fax, si premurava di telefonarmi per ringraziare.

5) Oltre l’aiuto che mi diede per poter avere i documenti del Casellario Politico Centrale relativi a Maurizio Garino (nato a Ploaghe nel 1892; a Torino anarco-sindacalista, compagno di lotta di Gramsci al tempo del movimento dei Consigli operai e protagonista dell’occupazione delle fabbriche;  durante il fascismo bersaglio di  persecuzioni e arresti), non posso dimenticare la telefonata che mi fece nel novembre 1994, pensandomi residente a Pavia, per sapere dei danni creati a Pavia dall’esondazione del Ticino.   

6) “Con Peppino, siamo stati come fratelli” ha detto il mio Maestro, il Professor Manlio Brigaglia, nel volume-intervista postumo “Tutti i libri che ho fatto”, curato da Salvatore Tola e Sandro Ruju.

Il Circolo “Logudoro”, il 22 settembre 2018, ha già commemorato il professor Brigaglia presentando questo libro. Anche al ricordo del suo virtuale “fratello” Fiori era giusto che venisse riservato a Pavia un adeguato omaggio.

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