ANIMALI E ALTRE BESTIE DI SARDEGNA (SESTA PUNTATA): L’OCA SERENA

immagine di Alessandra Murgia
di PATRIZIA BOI

C’era una volta nel paese di Suelli un’Ochetta piccola e gialla che si chiamava Serena.

Serena era nata da un uovo covato da una maestosa lupa, perciò, appena uscita dal guscio, aveva pensato che quella fosse sua madre e si era nutrita del suo latte. Non passò molto tempo che la lupa partorì dieci cagnetti, uno bianco, uno nero e tutti gli altri maculati. Serena fu molto felice di avere tanti fratellini e cominciò a far loro le feste.

I cagnetti la vedevano diversa, ma sapevano che era una sorella e giocavano con lei, oramai più grossa di loro.

La lupa aveva preso l’uovo da cui era nata Serena da una fattoria nel paese di Senorbì.

 Infatti aveva il compito di guidare un vecchio cieco e lo portava a spasso passando dalla campagna, attraverso campi verdi, costeggiando ruscelletti e torrenti impetuosi che finivano in enormi cascate, fino al vicino paese di Sisini, il paese più piccolo sulla faccia della terra.

Quando i cuccioli crebbero, anche Serena e i suoi fratelli seguirono il vecchio e la lupa nelle loro passeggiate, trotterellando tutti dietro in allegria. Se capitava di incrociare qualche altro cane, quest’ultimo digrignava i denti, ma subito mamma lupa mostrava i suoi canini, i lupetti abbaiavano e il cane si allontanava con la coda tra le gambe.

Nel corso di una di quelle giornate calme e soleggiate la comitiva raggiunse le sponde del lago Mulargia. La superficie dell’acqua rifletteva l’immagine come in uno specchio e i cagnolini e l’Oca vi si specchiarono. Fu allora che Serena capì di essere diversa. Si sentì molto triste e sola, le lacrime riempirono subito i suoi begli occhi. I fratellini cercarono di consolarla, ma il suo pianto era così dirotto che, all’improvviso, anche il cielo si annuvolò e il sole si nascose fra le nubi. Un fulmine illuminò il Creato e discese a terra andando a toccare un albero lì vicino. L’albero si mutò in un angelo risplendente di luce, che chiese all’Ochetta:

«Perché piangi?».

«Perché sono gialla, mentre i miei fratelli sono bianchi e neri e maculati».

«E io di che colore sono? ».

«Sei giallo, caro Angelo».

«E sono così brutto e terribile? ».

«No, sei bello come un Cherubino».

«Quindi il giallo, è un bel colore!».

«Perché sono così diversa dai miei fratelli? Ora capisco perché gli altri cani abbaiano quando mi vedono!».

«Abbaiano solo perché sono rabbiosi, devi stare attenta a certi cani che popolano il mondo. Ma non tutti i cani sono malvagi, guarda per esempio i tuoi fratelli! Sei felice di stare in loro compagnia?».

«Ma certo! Sono i miei fratelli!».

«E allora non piangere, mica possiamo essere tutti uguali! Anzi la tua diversità è una ricchezza, così il mondo ha più sfumature, pensa come sarebbe noioso se fossimo tutti uguali! E poi, il Signore ama davvero ognuna delle sue Creature!».

Detto che ebbe queste parole, all’improvviso, l’Angelo scomparve, le nuvole si dissolsero e il sole tornò ad illuminare come un astro incandescente tutta la terra. La superficie del lago Mulargia si dipinse di riflessi dorati, le rane ricominciarono a gracidare e i pesci a saltare.

Serena si asciugò le lacrime e cominciò a cantare. Poi, correndo insieme ai suoi fratelli ritrovò di nuovo la strada di casa.

Quando Serena vide sul lago

il suo riflesso certo assai vago

scorse un aspetto pieno di vita

sorrise al mondo e fu divertita.

Se altri cani trovò nel cammino

ed il confronto ci fu da vicino

delle sue piume sentì la bellezza

e di ogni cane fu sempre all’altezza.

QUI LA QUINTA PUNTATA

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