TRIESTE UN LUOGO SPECIALE E MULTICULTURALE: ANCHE NEL CAPOLUOGO DEL FRIULI E’ PRESENTE UN’ASSOCIAZIONE DEI SARDI EMIGRATI

Luigi Lai e Angelo Curreli nella foto di Alberto Medda Costella
di ALBERTO MEDDA COSTELLA

Trieste non è Friuli. È una delle prime cose che bisogna sapere prima di fare tappa nella città che fu porto franco dell’impero asburgico…

Trieste è parte di quella che un tempo era la grande Venezia Giulia, oggi menomata a seguito delle vicende occorse al confine orientale italiano alla fine del secondo dopoguerra. Qui, nei vicoli e nelle banchine del porto si parla il triestino e non il friulano. Veneto coloniale viene definito dagli esperti, anche se i suoi abitanti lo chiamano semplicemente el triestin.

Ambasciatore per eccellenza è stato Nereo Rocco, el paron, giocatore e allenatore che ha fatto le fortune di Triestina, Padova e Milan. Celebre la sua risposta al “vinca il migliore” di un giornalista: “speremo de no”.

Trieste ha avuto grandi scrittori che hanno dato lustro alla lingua italiana, dai più celebri Italo Svevo e Umberto Saba ai comunque noti Scipio Slataper e Fulvio Tomizza.

Si potrebbe scrivere tanto su questa città, nota per il caffè, la bora, ma anche per essere centro universitario e culturale. In passato emporio economico tra i più importanti in Europa, oggi sembra aver ritrovato la sua strada. La “nuova via della seta”, che ha fatto discutere molto in questi giorni, passerà anche da questo porto. Trieste mostra palazzi ricchi di particolari e di storie ai suoi visitatori e vanta numerosi luoghi di culto di confessioni e religioni diverse. Dagli ortodossi di rito greco che hanno eretto la loro chiesa sulle Rive, a quelli di rito serbo che ne hanno costruito una sul Canal Grande, di lato a quella ben nota di Sant’Antonio dei cattolici. Dal piccolo tempio valdese dietro il ghetto alla chiesa luterana nel borgo teresiano. Infine gli anglicani, che oggi condividono la loro chiesa con gli ortodossi di rito romeno. Come dimenticare poi la sinagoga più grande d’Italia, seconda in Europa, e la cattedrale romanica sul colle di San Giusto?

Tutto questo è frutto della grande immigrazione iniziata 300 anni fa, a partire dalla proclamazione del porto franco. Austriaci, magiari, cechi, greci, serbi, croati, etc. Senza dimenticare la parte slovena, storicamente presente sull’altipiano e nei quartieri di periferia della città (in parte della provincia vige il bilinguismo come in Sud Tirolo). Infine gli italiani, questi ultimi in forze soprattutto dopo l’unificazione al Regno nel 1918.

Anche la Sardegna ha arricchito questa comunità unita dalla diversità. Il circolo sardo è in attività dal 1977. Il presidente Luigi Lai mi riceve nella sede, situata a due passi dal monumento all’irredentista Guglielmo Oberdan, insieme al suo predecessore Angelo Curreli.

Luigi è nativo di Uras, ma è cresciuto a Carbonia: Mio padre era di San Teodoro. Si era trasferito nella città mineraria nel secondo dopoguerra, portando poi con sé la famiglia. Io sono invece arrivato qui a Trieste nel ’59 come militare. Qui mi sono sposato e ho messo su famiglia.

Angelo è invece di Lodè. Impiegato in pensione, oltre a scrivere in sardo versi ripresi anche da alcuni musicisti, è stato consigliere comunale e ha recentemente presentato una ricerca sui caduti del suo paese nella prima guerra mondiale: Trieste era sede della Brigata Sassari – dice. C’era un rapporto molto intenso di questo territorio con la nostra terra. Tantissimi militari di leva dalla Sardegna sono passati di qui. Oggi ci saranno circa 600/700 sardi in città.

L’impressione che ho avuto quando ero studente universitario residente è che la comunità sarda è difficilmente individuabile. Angelo conferma la mia sensazione: Rispetto ad altre località del Friuli i sardi si sono mimetizzati con la popolazione locale.

Com’è nato il circolo? È nato il 19 novembre del 1977 come associazione regionale, insieme a Gorizia, Pordenone e Udine. Il fondatore dell’Associazione è stato don Francesco Alba, un cappellano militare.

Quanti sono i tesserati e da dove vengono? Sono circa un centinaio, ma sono iscritti anche tanti amici triestini e persone che arrivano da altre regioni d’Italia.

Qual è il vostro rapporto con la minoranza slovena? Risponde Angelo: Io vedo che, a differenza dell’autoctono, la convivenza del sardo con gli sloveni è molto più semplice. Non abbiamo ereditato i lasciti della guerra, esacerbati dall’occupazione titina della città e dall’arrivo di tantissimi istriani costretti a lasciare i loro paesi.  Oggi poi la situazione è cambiata in meglio.

Quale ruolo possono avere i circoli nell’era di internet e dei volo a basso costo? Risponde Angelo. Noi Sardi siamo fortunati rispetto ad altri perché la Regione sostiene i circoli, anche se forse non li valorizza a sufficienza. I sardi nel Mondo sono un’enorme potenzialità per la Sardegna. Chi meglio di noi può promuovere l’isola? La Regione dovrebbe creare vere e proprie ambasciate. Noi già promuoviamo il territorio, ma si potrebbe fare molto di più.

Cosa pensate del voto agli emigrati per le elezioni regionali? Risponde Angelo. Favorevole. L’esperienza di chi vede la Sardegna dall’esterno può essere d’aiuto.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

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2 commenti

  1. Complimenti con poche righe sono state messe in evidenza il cuore di Trieste e l amicizia dei triestini con i sardi.Tantissimi militari di carriera del 151 e 152 Brigata Sassari hanno messo famiglia a Trieste contribuendo alla crescita culturale della città.
    Un plauso al Presidente e al Vicepresidente del Circolo

  2. belle parole però… trieste non è in sardegna ed i piccoli partiti/movimenti/liste/comitati non hanno mai fatto molta strada, a parte il M5S

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