A MILANO IL 28 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO ROMANZO DI FLAVIO SORIGA “NELLE MIE VENE”

ph: Flavio Soriga
dal sito www.fasi-italia.it a cura di PAOLO PULINA

A Milano, martedì 28 maggio 2019, alle 18.30, presso Libreria Feltrinelli, in piazza Piemonte 2, Flavio Sòriga, con Bianca Pitzorno, Giorgio Gherarducci e Federico Russo, presenterà il suo nuovo romanzo “Nelle mie vene” (Bompiani).

Flavio Sòriga è nato a Uta, in provincia di Cagliari. A venticinque anni ha vinto il premio Italo Calvino per inediti. Lavora al programma di Rai3 “Per un pugno di libri” e organizza festival e incontri letterari. I suoi romanzi sono pubblicati da Bompiani.

Nelle mie vene. Questo libro racconta dell’essere figlio e dell’essere padre, del sangue che si dona e di quello che si riceve. Racconta della Sardegna d’inverno, dei paesi contadini e della sua più grande città di mare, del bisogno di scappare e della poesia dell’arrangiarsi, di giovani vite al confine tra il crimine e la noia, di romanzi mai scritti, della televisione italiana, di bambine da crescere, donne da amare, di caffè-libreria, stazioni e aeroporti. Il protagonista di questa storia è Aurelio Cossu, nato e cresciuto in un paesino vicino a Cagliari, un uomo che ha una compagna, una figlia, un lavoro in tivù. Aurelio, la cui vita dipende dalla generosità altrui, dalle donazioni di sangue di perfetti sconosciuti, è un uomo che non si ferma un istante, guidato da un sentimento di mai completa appartenenza, dal bisogno di trovare un senso ai molti destini che scorrono nelle sue vene. Intellettuale sui generis, lavoratore precario e scettico nel competitivo mondo della televisione, assume la grandezza di un antieroe mite e tenace per il modo in cui sa abbandonarsi pienamente ai momenti più improbabili dell’esistenza – come quando si trova alle prese con un misterioso latitante còrso, ai confini della legalità. Con voce avvolgente, che sembra seguire il rollio dei pensieri tra l’isola e la terraferma, Soriga dà vita a un racconto che è un sorprendente noir isolano, un reportage coraggioso sulla Sardegna più lontana dall’immaginario comune e un sorridente bilancio sul ruolo degli intellettuali nel nostro mondo distratto.

“Quando arriva quel periodo dell’anno in cui raggiungere Cagliari e camminare per le vie davanti al porto o nel quartiere murato di Castello significava soprattutto sorridere al sole e sentirsi vivi, quando sembrava che tutto potesse accadere, perché il mondo si rimetteva a festa, allora cominciava a salirmi dentro un’angoscia, a me, un bisogno di essere altrove…”

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