RICORDI DELLA GUERRA: AD ALGHERO, DELL’IDROSCALO DI PORTO CONTE, RIMANGONO ALCUNI FABBRICATI ADIBITI A FORESTERIA DELL’AERONAUTICA MILITARE

di DARIO DESSI'

Prima ancora che venisse inaugurato l’aeroporto militare di Alghero, alle ore 10.30 del 1 luglio 1937, proveniente da Ostia, ammarava nell’idroscalo di Porto Conte, realizzato in una ampia rada protetta nei dintorni di Alghero, un Zappata Cant. 506, con ai comandi il generale pilota Giuseppe Valle. Questo illustre cittadino sassarese, diventato famoso per la sua partecipazione alle trasvolate atlantiche di Italo Balbo, appena  due anni dopo, cadrà in disgrazia e sarà costretto a dare le dimissioni, quale capo di stato maggiore della Regia Aeronautica. Aveva avuto il coraggio di denunciare al governo i limiti  di efficienza e di operatività dei velivoli e delle strutture aeroportuali  in dotazione all’Arma Aerea e questo poco prima che l’Italia entrasse in guerra, il 10 giugno del 1940, a fianco della Germania contro la Francia e l’Inghilterra.

Intanto, un altro pilota algherese, Giovanni Ferdinando Accardo aveva partecipato alla seconda trasvolata atlantica con  Italo Balbo e, al suo ritorno era stato accolto trionfalmente dai suoi concittadini. Otto anni dopo l’eliminazione dello scalo di Terranova (Olbia), Porto Conte era diventato  una nuova tappa intermedia  nel volo degli idrovolanti tra Ostia e  Cagliari. In seguito tale linea aerea raggiungeva anche Tunisi. con un volo bisettimanale.

Dopo appena un anno, a partire dal 3 ottobre del 1938, il volo Roma – Porto Conte  diventava giornaliero, mentre, nello stesso periodo veniva attuato il collegamento aereo tra  Genova – Porto Conte –  Cagliari – Tunisi e viceversa.

La linea Ostia – Cagliari, via l’idroscalo di Terranova era stata inaugurata tanti anni prima, il 21 aprile 1928, quando un idrovolante SIAI  S55 decollato da Ostia alle 12,15, dopo essere ammarato alle 14,00  nello specchio delle acque dello scalo intermedio  di Terranova (Olbia), aveva ripreso il volo per arrivare alle 16 in punto nel bellissimo idroscalo di Elmas.

Molto probabilmente, la necessità di realizzare oltre a un idroscalo, anche un aeroporto militare in posizioni così ravvicinate, negli immediati dintorni di Alghero, fu dovuta  ai nuovi panorami  strategici, presentatisi nel corso della Guerra di Spagna. Qualcuno doveva essersi reso conto dell’importanza di poter disporre di idrovolanti e allo stesso tempo di un aeroporto militare, ubicati in una posizione non lontana dal settore nord occidentale del Mar Mediterraneo, prospiciente alla Francia e alla penisola iberica. Non per niente la Sardegna era considerata la portaerei italiana nel Mare Magnum.

Certamente l’idroscalo di Porto Conte e la nuova linea aerea, appena inaugurata tra Roma e Cagliari, ebbe un ruolo determinante nel risolvere i problemi di comunicazione tra la Sardegna e la penisola. Basta pensare che la durata del volo era di appena due ore, mentre per andare da Cagliari a Roma, con l’imbarco sul piroscafo che collegava Terranova (ora Olbia) a Civitavecchia, la durata del viaggio, in assenza di condizioni proibitive del mare, era di circa 20 ore. C’è da dire che i sardi  scopersero, a quel punto,  di essere più portati per i viaggi in aereo e questo,  anche per il senso di sicurezza dovuto alla straordinaria regolarità dei voli a bordo dell’idrovolante S55, sulle cui fiancate appariva, a grandi lettere, la  scritta: LINEA AEREA OSTIA – CAGLIARI.

Uno dei pionieri del volo Ostia Porto Conte, fu il comandante Michele Macciotta, nato ad Alghero e residente a Fertilia., che, nel 1940,  pilotava gli idrovolanti della linea Roma –  Porto Conte – Barcellona.

Cinque anni dopo, il 30 aprile 1945, poco prima che l’Istria passasse sotto il controllo iugoslavo, Michele Macciotta,  trovandosi  in servizio sugli idrovolanti che collegavano Zara a Trieste, riusciva a mettere in salvo il titolare della gioielleria Gilardi, con il quale si sarebbero rincontrati, in seguito,  proprio a Fertilia, diventata  la loro comune città di residenza.

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