ENZO ESPA, IL PADRE DI TUTTI! A CENT’ANNI DALLA NASCITA DEL “PROFESSORE DI NUORO”, IL RICORDO DELLA FIGLIA ANNA LAURA

ph. Enzo Espa
di LUCIA BECCHERE

«Nuoro, la città della mia infanzia, fanciullezza e giovinezza, nella fantasia, anzi nel cuore, è rimasta cristallizzata in immagini e tratti essenziali. Ci sono tutte le persone che ho conosciuto. Non ne manca nessuna. I drammi e le gioie. C’è il mio crescere nella casa del Corso, la giovinezza talora inquieta, le partenze per l’Università, per la guerra, i miei ritorni…» (dal racconto inedito Il cuore della Città). Per Enzo Espa questo era Nuoro dove era nato il 3 marzo del 1919, mentre dei suoi abitanti scriveva: «Il nuorese è sempre un personaggio. La storia deve recitarla lui perché è orgoglioso, ama la giustizia, la chiarezza e ama proiettarsi verso gli ideali. E con tutte queste doti fa la storia» (dall’inedito Il nuorese è sempre un personaggio).

Abbiamo incontrato sua figlia Anna Laura, oggi insegnante in pensione.

Come ricorda suo padre? Da dove tanta sensibilità? «Era un uomo di una cultura immensa, sempre alla ricerca della conoscenza. Ha educato noi figli alla lettura, alla scrittura e in ogni momento ci coinvolgeva nel sapere. Era un uomo libero che rifuggiva dalle etichette, dalle logiche del guadagno, amava stare fra la gente comune, frequentare i circoli dei sardi che riforniva di materiale e dove teneva conferenze. Studiava per amore dello studio e per il piacere della ricerca con la sola preoccupazione di salvare un patrimonio che era del tutto orale e questo ancor prima che la regione emanasse la legge sulla salvaguardia della lingua sarda (1987)».

Come vorreste rendere fruibile tutto questo patrimonio? «Mio padre è di tutti, non appartiene solo a noi. Il suo grande lavoro non è stato solo quello degli 80.000 lemmi presenti nel Dizionario Sardo Italiano dei parlanti la lingua Logudorese, noi custo- diamo un immenso materiale inedito da lui raccolto, studiato e catalogato dal punto di vista sociologico e antropologico che comprende riti e magie, tradizioni e personaggi, modi di dire e proverbi, attitos e canti popolari, giochi e ninne nanne, canti e gosos dove si colgono l’animo e le tradizioni del popolo sardo. Il nostro desiderio sarebbe che questo prezioso patrimonio venisse pubblicato a beneficio della comunità.

Suo padre viveva da tanti anni a Sassari, come conciliava questa doppia appartenenza? «Si sentiva profondamente nuorese, ma voleva vivere a Sassari dove si era trasferito per amore di mia madre. Non amava sentirsi un accudiddu ( arrivatoestraneo), un passante distratto, ma voleva essere un in ciabi (con le chiavi), cittadino a tutti gli effetti, parte integrante di quella comunità e per questo ha voluto studiare la storia, la lingua e le tradizioni di quella città, vivendo un’intima lotta nel volere conciliare questi due cuori che in lui pulsavano allo stesso modo».

Ha attraversato il Novecento, come amava ricordarlo? «Era affascinato dal mondo della sua infanzia, dai riti, dalle tradizioni e dall’essenza di un mondo che si stava modificando. Non un rimpianto di Nuoro che lo avrebbe portato a ripiegarsi su se stesso, ma una nostalgia che lo proiettava in avanti per riprendersiquello che in parte si era perso. Lo attraeva il senso di comunità, di giustizia e di carità, valori che proiettava sempre nella sua famiglia».

Come raccontava la scuola? «È stato il primo preside del neo nato Istituto per Geometri di Nuoro (1951), preside a Olbia e insegnante all’Istituto Magistrale di Sassari. Sulla scuola ha scritto pagine bellissime piene d’amore per il suo lavoro. Riteneva il voto un fattore riduttivo nel giudizio e di ogni alunno sapeva cogliere l’umanità e le problematiche con cui era costretto a convivere. Con loro cercava il dialogo e li incoraggiava ad approfondire le conoscenze a traverso lo studio e la ricerca. Era molto legato alla madre Rachele, donna intelligente e sensibile che amava la lettura, la pittura e la musica. Cresciuto in una famiglia piena di stimoli culturali, ha studiato dai salesiani, si era accostato ai grandi scrittori russi Gogol, Tolstoj e Dostoevskij fin dagli anni del Liceo, quando a guidare la scuola era il preside Priamo Marras che parlava nuorese, latino, italiano e greco. Ecco, questa grande Koinè linguistica è stata la sua vera palestra».

Com’era la sua giornata tipo? «Amava andare in campagna e nei paesi alla ricerca di materiale per i suoi scritti, frequentava la biblioteca e a casa si immergeva nella lettura fino a tarda notte. Era infaticabile. Nonostante il suo cuore fosse fragile e malato, non ha mai smesso di studiare. Per lui la vita era questa, non avrebbe saputo vivere in altro modo».

A Pisa e a Sassari veniva chiamato “il professore di Nuoro”. Perché? «Forse per le folte sopracciglia e la forma squadrata del viso – era lui a pensarlo – ma certamente perché lo sentivano profondamente nuorese, “mi son sentito più nuorese stando lontano che stando dentro Nuoro” scriveva. Di Nuoro si portava dentro tutto: la sua famiglia, gli amici, le voci, i colori e i profumi della terra, Su Grumene in particolare».

Che padre è stato? «Era una quercia, un patriarca. Sapeva dare grandi sicurezze in ogni momento e si serviva di ogni situazione per insegnarci qualcosa. È stato un padre sempre presente che ci ha saputo intrattenere con le favole e le storie. Era positivo e ci abituava a guardare in alto, verso il cielo. Ora più che mai mi rendo conto della sua grandezza. Era irraggiungibile. Di lui ci manca tutto, ma la sua parola e il suo esempio continuano a vivere in noi».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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