LE STORIE DEI CENTENARI SONO LE NOSTRE STORIE: VI RACCONTO “DNA 100”

la fotografa Andrea Spiga e il progetto DNA 100
di ANDREA SPIGA

Caterina non ha mai visto Cagliari in vita sua, era la maggiore e badava lei alla casa e ai fratelli.

Gaspare ha conosciuto l’ultima regina d’Italia, Maria Jose’ di Savoia quando Mussolini lo mando’ a conquistare l’Eritrea.

Giulio fabbricava mattoni di fango, una volta le case si facevano cosi’ e duravano a lungo.

Bonaria non ci vede piu’ ma il viso di Andria non se l’e’ dimenticato, quando si sono sposati hanno ricevuto pecore e galline in dono.

Maria ha imparato l’arte di impastare da sua nonna e le sue mani, anche oggi, fanno il pane come si facevauna volta.

Nicolosa e’ nata quando gli altri morivano di influenza, c’era la spagnola che uccideva uomini sani e forti.

Salvatore non ha mai fatto la guerra, ogni volta che veniva richiamato si dava malato.

Storie diverse eppure uguali, tutte queste persone hanno un denominatore comune, hanno superato i 100 anni di eta’ e fanno parte del mio progetto che si chiama DNA100.

La longevita’  hanno iniziato a studiarla i ricercatori  Gianni Pes e Michel Poulain che attraverso i loro studi hanno contraddistinto le zone delimitando con un cerchio blu sulla cartina geografica i paesi dove le aspettative di vita erano di gran lunga superiori alla media.

Seulo,Arzana, Baunei,Talana Urzulei e Villagrande  sono entrati di diritto nello status di paesi di lunga vita , attualmente il riconoscimento  Blue Zone, possono vantarlo solo poche aree nel nostro pianeta : Okinawa in Giappone, Ikaria in Grecia, Nicoya in Costa Rica e la comunita’ di Loma Linda in California.

Il National Geographic e lo studioso americano Dan Buettner hanno lanciato un progetto che punta a individuare le aree blu per studiare le caratteristiche e applicare lo stesso modello a tutte le comunita’ che vogliono imitarle.

Le blue zones infatti, sono accomunate da una bassa incidenza di malattie come il cancro e da un’alta percentuale di persone che superano i novant’anni.

I principi sui quali si lavora sono  alimentazione, prevalentemente verdure e legumi, uno stile di vita dove l’attivita’ fisica e’ fondamentale, fare parte di una struttura sociale dove i rapporti umani sono incentivati e coltivare il benessere spirituale attraverso la fede religiosa.

La sperimentazione sta’ dando risultati incoraggianti nelle comunita’ che hanno aderito al progetto.

Io mi chiamo Andrea Spiga sono nata e vivo a Cagliari, in una casa piena di libri che si affaccia sui tetti del centro storico e da dove si vede il mare, e che lascio solo per fare viaggi in terre lontane dove cerco di raccogliere storie di vita attraverso i miei scatti.

DNA 100, nasce nel 2017  come omaggio alla nostra terra, e alle nostre tradizioni, antiche come le nostre genti, addirittura immortali ,tanto da superare i cento anni in buona salute.

La fotografia mi ha permesso di usare il linguaggio che meglio conosco, per costruire  le loro storie e raccontare  la longevita’ dal mio punto di vista, i ritratti sono accompagnati dalle didascalie create da Barbara Morittu, che con la sua sensibilita’ letteraria accompagna le immagini facendo quasi parlare le persone, la piu’ significativa dice :

A Chent’annos in Sardegna è l’augurio piu’ bello che si possa fare quando qualcuno compie gli anni. Gli si augura una vita come la mia : Coraggiosa lunga e fiera.

Quando incontro queste persone le osservo, di ciò che non dicono molto lo intuisco dalle mani, sono composte, a volte stringono un rosario, tutte sono segnate dal tempo passato, raccontano vite semplici, dove si iniziava presto a lavorare, hanno tutti un trascorso molto simile, da bambini andavano a prendere la legna lungo il bosco e badavano al bestiame, le famiglie a quel tempo erano molto numerose e tutti dovevano contribuire come potevano al sostentamento familiare.

L’alfabetizzazione era pressochè assente, si frequentavano i primi anni di scuola giusto per imparare a leggere e scrivere, Caterina Solinas che di anni ne ha 105 mi dice che a lei sarebbe piaciuto andare a scuola, ma la sua condizione di figlia maggiore non le ha permesso di realizzare questo desiderio, le loro esistenze, erano centrate su regole ataviche e prestabilite, non c’era spazio per l’iniziativa personale che veniva fortemente scoraggiata sia dalle condizioni economiche che da quelle sociali.

Ho chiesto a Nicolosa Spanu 101 anni, se mi racconta come ha conosciuto quello che poi e’ diventato suo marito, io non l’ho conosciuto, risponde, me l hanno fatto conoscere ! Suo padre infatti ha scelto chi secondo lui era piu’ adatto a sposare la figlia.

Eppure, queste persone sono vissute nel periodo storico legato ai piu’ grandi cambiamenti e scoperte che il genere umano abbia mai conosciuto, Gaspare Mele che ha 107 anni, e’ riuscito a adattarsi talmente bene al progresso che ancora adesso utilizza il computer quando deve scrivere le sue poesie in lingua sarda.

Durante le interviste, spesso mi soffermo a chiedere che tipo di alimentazione hanno seguito, tutte le persone intervistate mi dicono la stessa cosa : avevamo fame.

Forse oggi non comprendiamo appieno il significato di queste due parole, il benessere e l’opulenza che conosciamo noi e’ distante anni luce da cio’ che adesso identifichiamo con la parola fame.

Chi non proveniva da famiglie agiate faceva un solo pasto al giorno, la carne non era un alimento presente nella dieta, per cui era una vera festa quando si metteva a tavola il maialetto o l’agnellino, doveva essere un occasione importante come una nascita o un matrimonio, spesso si mangiava un pezzetto di pane con formaggio accompagnato da una zuppa di verdure di stagione.

Il pane si faceva in casa, una volta a settimana, Maria Carrus , 102 anni, dice che si svegliava presto per panificare e bisognava rispettare gli antichi rituali legati alla preparazione, si dicevano delle preghiere e si ringraziava il Signore, una volta pronto, alcune pagnotte erano riservate ai piu’ bisognosi, persone che vivevano di elemosina e che bussavano alla porta di casa per chiedere qualcosa da mangiare.

Il territorio e l’Ogliastra in particolare, a causa della sua conformazione geografica ha favorito per secoli l’isolamento e di conseguenza ha  permesso di conservare e far arrivare fino a noi questo patrimonio genetico inalterato, non c’erano grandi scambi e le persone si sposavano all’interno della stessa comunita,’spesso tra loro c’era un vincolo di parentela di primo grado.

La conservazione del patrimonio genetico ha permesso ai ricercatori di studiare fenomeni come l’assenza di malattie ereditarie come il diabete.

Le poche strade presenti erano poco piu’ che sentieri sterrati dove l’unico mezzo di locomozione era spesso un asino o un cavallo, o piu’ semplicemente si camminava come ricorda Nennetta Boi 102 anni di Seulo che quando aveva 16 anni fece un viaggio col padre verso Cagliari, tre giorni a piedi attraverso le campagne, si passava la notte in una radura sotto una coperta per proteggersi dall’umido fino a Mandas dove si prendeva la littorina, la stessa che ha preso lo scrittore inglese Sir D.H. Lawrence e che ha descritto nel libro Mare e Sardegna.

Dna 100 è un lavoro in itinere che nel corso del  2018  è andato in mostra nello spazio espositivo Art Corner dell Aeroporto di Olbia Costa Smeralda, al Museo del Costume di Nuoro in occasione di Magie d’Inverno e che presto varchera’ i confini nazionali, per questo motivo esprimo i miei piu’ sentiti ringraziamenti a tutte quelle persone che con i loro scritti le interviste, le pubblicazioni stanno in qualche modo contribuendo a farlo conoscere.

Le storie dei centenari sono la nostra storia.

(questo articolo è stato scritto per la pubblicazione IL CAGLIARITANO di Giorgio Ariu e gentilmente concesso per il rilancio a TOTTUS IN PARI)

3 risposte a “LE STORIE DEI CENTENARI SONO LE NOSTRE STORIE: VI RACCONTO “DNA 100””

  1. Andrea finalmente sono riuscita a leggere tutto l’articolo. Bello e molto interessante. A Esterzili dove sono nata, quest’anno lo zio Adolfino che aveva 104 e ora c’è zia Zelinda che ne ha 103. Mi sembra di ricordare che comunque c’è ne sono tanti vicino ai 100. Peccato però che un paesino così piccolo penso 600 abitanti, ci siano invece moltissime persone malate di sclerosi multipla. Ma questo è un’altro discorso che sicuramente sarà in fase di studio. Complimenti comunque c’è se nascerà il libro lo prendo sicuramente un caro saluto e Tantissimi auguri

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