LA RIVOLUZIONE DEI GIUSTI: IL LIBRO DI GIUSEPPE DEIANA, UN’ALTERNATIVA ALLA GLOBALIZZAZIONE DELL’INDIFFERENZA

di SERGIO PORTAS

Con buona pace dei razzisti  d’ogni dove che poco si dedicano a letture scientifiche ( e anche d’altro tipo in verità) ora che i moderni mezzi  permettono un sequenziamento molto veloce del DNA, grazie anche alla spaventosa capacità di memoria e di calcolo dei supercomputer, tocca prendere atto che gli umani bipedi di questa terra hanno in comune il 99,9% dei nucleotidi ( basi azotate) che contraddistinguono il suddetto acido desossinucleico ( per saperne di più illuminante è l’ultimo libro di Guido Barbujani, genetista all’università di Ferrara: “Il giro del mondo in sei milioni di anni”, Il Mulino ed.). Scrive su “Republica” del 17 febbraio: “…Un’altra sciocchezza tornata in circolazione è l’idea secondo cui le nostre tendenze e il nostro comportamento starebbero scritte nel sangue, come dicevano i teorici del razzismo del Novecento, o nel dna come si dice oggi”. Sappiamo dunque che quando in Ruanda nel non lontano 1994 i cittadini di etnia Hutu si sono dati allo sterminio di quelli di etnia Tutsi e in cento giorni ne hanno uccisi quasi un milione, si deve correttamente parlare di uomini che sterminano uomini, e donne e bambini. Cose africane, verrebbe da dire, sennonché l’anno dopo nella civilissima Europa, a Srebrenica ( ex Jugoslavia) più di 8.000 bosniaci ( musulmani per definizione, a nessuno di loro è stato chiesto se fossero “veri credenti”), per lo più ragazzi e uomini, sono stati sterminati ( per le donne era previsto lo “stupro di guerra”) , la strage perpetrata dai serbi del generale Ratko Mladic, presente sul posto un contingente della forza armata delle Nazioni Unite (olandese, per dovere di cronaca). Gigi Riva e Zlatko Dizdarevic  hanno giustamente titolato il saggio che si riferisce a quegli avvenimenti: “ L’ONU è morta a Sarajevo” , ediz. Il Saggiatore ’95. C’è, negli uomini, questa capacità di uccidersi l’un l’latro senza che un sentimento di vergogna serva a porvi freno alcuno. Ben venga quindi il “Giorno della Memoria” che si celebra universalmente il 27 di gennaio, data in ricordo di quello stesso giorno del 1945 in cui i soldati dell’Armata Rossa entrarono nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. Dove come negli altri campi, è storia acclarata, furono uccisi e “passati per il camino”: omosessuali, testimoni di Geova, detenuti “politici”, “zingari” ed ebrei, a milioni. Per gli ebrei Hitler e i gerarchi tedeschi che allora governavano la Germania avevano predisposto una “soluzione finale” del “problema ebraico”, tale che i rappresentati di questa “razza” dovessero  essere eliminati da ogni dove le truppe del Reich avessero dominio. Da qui i “treni della morte” che da tutta Europa, Italia compresa, si misero a trasportare i milioni di innocenti che trovarono in quei campi una fine orribile. Perché più degli altri la gente di fede ebraica? Da che quello che diventerà l’imperatore romano Tito, distrusse il tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. gli ebrei si dispersero nel mondo mantenendo, per sopravvivere, tradizioni e regole religiose. Erano “diversi” dagli altri popoli che pure li ospitavano, e quando il cristianesimo divenne la religione del mondo e la chiesa di Roma una potenza mondiale, ci si ricordò che loro erano stati gli “uccisori di Cristo”, quindi allorché i re e imperatori e zar di questo mondo si trovavano in qualche difficoltà, politica o finanziaria che fosse, non c’era che redigere un editto di espulsione e razziare loro tutti i beni che possedevano. Uccidendone nel frattempo un certo numero , giusto per dare un esempio. Adolf Hitler ne fece esplicito programma politico del nazional-socialismo nel 1925 col suo “Mein Kampf”. Dalla vergogna che le democrazie vincitrici la seconda guerra mondiale provarono finalmente verso gli ebrei del mondo fu possibile la nascita dello stato di Israele. Che si interrogò su come avesse potuto concretizzarsi quella che oggi si chiama Shoah, l’Olocausto per antonomasia, e nell’erigere un sacrario dedicato alle vittime: Lo Yad Vashem, non dimenticò coloro che, a prezzo della vita, operarono per mettere in salvamento, per aiutare, gli ebrei perseguitati, dedicandogli presso il Mausoleo un “Giardino dei Giusti”, nel 1962. Ce ne parla, a Milano, circolo dei sardi, Giuseppe Deiana sabato 26 gennaio, portandosi appresso l’ultimo dei suoi saggi ( ne ha scritti a decine): “Storie di Sconosciuti Salvatori”, sottotitolo: “I sardi nel popolo dei Giusti”(Iskra edit.). Nato nel ’47 ad Ardauli , nel Barigadu, che oggi guarda dalle sue finestre il lago Omodeo ( ma 60 milioni di anni fa lì c’era il mare, lo dicono i fossili che si trovano nel suo fondo) ricca di testimonianze archeologiche (domus de janas che loro chiamano “musuleos”) e di panorami stupefacenti. E’ venuto a Milano nel 1968 per studiare e non se ne è più andato: docente di Storia e Filosofia nei licei, attualmente presidente dell’Associazione Puecher ( da nome di un partigiano fucilato ad Erba nel’43), dal ’99 ha pubblicato saggi di etica, storia, educazione, resistenza. Allo Yad Vashem, dice Deiana, c’erano nel 2016 circa 26.000 Giusti. Per ognuno di loro prima veniva piantato un albero, ora delle lastre di pietra. 671 sono italiani, i sardi sono quattro. Le procedure per ottenere il riconoscimento sono molto rigorose, c’è un “tribunale del bene” che decide, è a lui che mi rivolgerò perché altri tre sardi vengano ammessi a tale onore. La giornata di oggi comunque serve a ricordare tutti i genocidi,a iniziare da quello degli Armeni da parte dei reggenti lo stato Turco del 1915, si parla di un milione e mezzo di morti ( i più per fame e sete durante una deportazione criminale), non è un caso che vi siano tre milioni di armeni sparsi per il mondo a fronte di sette che abitano oggi l’Armenia. Ancora più vicino nel tempo è il genocidio cambogiano del 1975, due milioni di persone uccise e sepolte in fosse comuni, un terzo di tutta la popolazione: i Khmer rossi di Pol Pot ( uno che si era laureato a Parigi) per inseguire un folle progetto di “comunismo integrale” che prevedeva l’abbandono della vita “cittadina” per tornare ad una economia agricola di mera sussistenza. Ci vollero anni prima che il Vietnam ponesse fine a tanta follia. Le grandi potenze del mondo attonite, incapaci di trovare una soluzione politica comune. In Europa ci furono esempi di paesi che seppero dire no alla barbarie nazista: gli ebrei che vivevano in Danimarca e in Albania furono tutti salvi. A Praga e a Sofia se ne salvarono 40.000. In Italia, dopo le leggi razziali del ’39 che tolse loro ogni diritto civile e che li fece tutti schedare dalle prefetture, è l’8 settembre del ’43 ( armistizio italiano e fuga a Brindisi dei Savoia regnanti) a segnare la data delle campane a morto che iniziano a suonare anche per loro. La nascita della resistenza e della Repubblica di Salò. Quest’ultima ancora alleata coi nazisti di Hitler perseguita gli ebrei residenti in Italia. Permette e gestisce il campo di sterminio di Trieste, la risiera di San Sabba, deporta nei campi di sterminio nazisti gli ebrei su cui riesce a mettere le mani. Ogni italiano fa storia a sé, c’è chi aiuta e chi denuncia. Non ha nessuna importanza che  si senta o no ancora fascista. Così Gerolamo Sotgiu e la moglie Bianca Ripepi, lui antifascista e proveniente da una famiglia olbiese di borghesi di sinistra, a Rodi brigarono per la salvezza degli ebrei che lì erano in gran numero, 1800 ne furono deportati e i più non tornarono a casa. Fecero “carte false”, e con una falsa adozione salvarono una bimba ebrea che si ricordò di loro in tarda età e li volle segnalare per il “Giardino dei Giusti”. Riposano ambedue in una tomba della Tavolara. Ma anche Vittorio Tredici , prima sardista e poi fascista da sempre ( due soli nella sua vita: Pio XI e Mussolini), da Iglesias diventa Podestà fascista di Cagliari, ebbene è anche lui nel “Giardino” perché poi ha agito giustamente, a Roma nel salvamento degli ebrei, che venivano scovati casa per casa con speciale furia dopo l’attentato di via Rasella. Salvatore Corrias, San Nicolò Gerrei, e Giovanno Gavino Tolis, Ploaghe, ambedue con la divisa della regia guardia di Finanza si trovarono nel periodo seguente all’8 settembre a operare lungo il confine italiano-svizzero, il confine della speranza per i numerosi ebrei italiani che vedevano nella neutralità elvetica un possibile posto sicuro. I due ragazzi sardi pagarono con la vita,  fucilato senza uno straccio di processo il primo, inviato al campo di Mathausen il secondo, la loro scelta di aiutare i più deboli e disperati. Così come il sassarese Andrea Loriga che svolgeva la sua professione a Binasco. Antifascista, come molti si era illuso che l’armistizio avesse posto fine alla guerra e al regime in Italia. Fu picchiato a morte, è giusto anche perché mise in salvo la famiglia ebrea dei Weiller. Suor Giuseppina De Muro era nata a Lanusei nel 1903, una di quelle figure che la Chiesa di Roma si scorda di beatificare e santificare, operava nel carcere di Torino e fu un angelo di salvezza per centinaia di detenuti che ebbero la sventura di finirci dentro in quegli anni di barbarie, in cui davvero la pietà era morta. Scrisse anni dopo al cardinale Fossati: “Le donne che hanno maggiormente bisogno e che sento degne di aiuto sono le israelite, le più maltrattate. Ne ho conosciute 138, prive di tutto; ho conosciuto persino una mamma di 89 anni…Non vi è pena che possa descrivere” (pag.51). Dice Deiana che tutti loro meriterebbero un “giardino” nei loro paesi d’origine e che lui si sta spendendo con le amministrazioni locali perché ciò possa accadere.  E che tutti e sette sardi dovrebbero essere insieme nel giardino dei giusti delle nazioni di Gerusalemme. Viviamo un periodo di crisi economica decennale che non sembra volere avere una fine, le persone più deboli, le meno acculturate, i giovani che hanno carriere scolastiche precarie, che non hanno lavoro, sfogano la rabbia e l’impotenza manifestando contro le cosiddette élite ma innumerevoli sono anche gli episodi di antisemitismo che crescono di giorno in giorno, svastiche che imbrattano cippi partigiani, tombe di cimiteri ebraici messe a sacco. Folle esagitate ( vedi i gilet gialli francesi) che scandiscono frasi contro gli “ebrei”. Troppo numerosi i politici che cavalcano questi miasmi, qui in Lombardia la Lega non disdegna alleanze con formazioni che si rifanno a valori nazi-fascisti ( a Busto Arsizio c’è un consigliere comunale Pdl che festeggia il compleanno di Hitler e rimane al suo posto). Ho riletto un libro sull’olocausto in cui mi imbattei nel lontano 1960: Schwarz-Bart: “L’ultimo dei giusti”, lo pubblicò Feltrinelli, esemplare nel descrivere l’indifferenza con cui “il popolo” accompagnò ogni sopruso, come non dar ragione a Gramsci quando titola: odio gli indifferenti! Eppure ci fu chi allora tuonò dal pulpito: è del pastore protestante tedesco  Martin Niemoller il sermone profetico: “Quando i nazisti presero i comunisti/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa/”.

ph: Giuseppe Deiana

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