HO INCONTRATO UN POETA: IL RECITAL DI PAOLO ZICCONI INFIAMMA IL CIVICO ALGHERESE

di ALBERTO COCCO

Un profugo istriano ha conquistato l’Italia.

Dalla natia Pola, Sergio Endrigo e la sua famiglia sono stati accolti dal nostro paese nell’immediato dopoguerra, per sottrarsi alle feroci rappresaglie delle milizie di Tito.

Negli anni del boom, la sua arte sensibile e delicata e l’industria discografica hanno regalato alcuni capolavori, che consegnano l’artista, a buon diritto, al più nobile cantautorato di casa nostra.

Probabilmente, la censurabile miopia di certa critica e della televisione nazionale ha trascurato la sua storia.

Ma la gente continua ad amarlo e ricordarlo con emozione.

Il concerto di Paolo Zicconi e del suo ensemble ha confermato questa sensazione, con una nuova convincente pagina di un canzoniere italiano di ieri, che al Teatro Civico di Alghero ha presentato uno dei suoi bardi.

Dopo il sentito omaggio all’intimismo cerebrale e malinconico di Luigi Tenco, l’associazione “Materia “ di Antonello Lullia e Maria Vittoria Conconi, che ha curato la bella locandina a carboncino, ha puntato i riflettori sulla cifra stilistica e la passione inquieta e ribelle dell’ indimenticabile maestro di “Io che amo solo te” e  “Lontano dagli occhi”, presentate puntualmente in questa serata.

L’evento è stato realizzato con il contributo dell’amministrazione comunale di Alghero – l’Assessore alla Cultura Gabriella Esposito – ed il prezioso apporto di Paolo Sirena e la Fondazione Alghero-Meta.

Questa volta Paolo Zicconi si è avventurato in un percorso di amore e lucida preveggenza dei disastri sociali ed ambientali, attenzione sociale ed amara ironia, soave nostalgia ed acuta psicologia del mondo femminile.

L’aerea e lieve scenografia in tulle dell’ottimo scenografo di casa Guido Beltrami, con le sapienti luci di Tony Grandi, ci ha introdotto al mondo di Sergio Endrigo, che la calda voce di Paolo ha governato abilmente, in un ondulato alternarsi di bel canto baritonale e struggente cesello di note sussurrate e lievemente rauche, nella fedele lettura di uno spirito mai banale e di grande vigore.

Endrigo e la sua musica erano molto distanti dall’iconografia riduttiva di un uomo malinconico e cupo: era solo riservatezza ed orgoglio, lampo e rasoio di un mondo non privo di incongruenze ed amarezze quotidiane.

Il programma ha esibito alcune delle più famose gemme di una carriera di prima grandezza, come l’apocalittica “L’Arca di Noè” presentata al Festival di Sanremo del 1970, la memorabile “Adesso sì” poi ripresa dal grande Lucio Battisti, l’incantevole ritratto di “Teresa” e “Aria di neve”, tanto cara ad un musicista del calibro di Franco Battiato.

Ma la partitura di Paolo Zicconi non è stata priva di sorprese ed intriganti porte aperte sul poeta, meno conosciute dalla grande platea.

La deliziosa “Mille lire” ha disegnato un perduto mondo di provincia, la caustica “Mani Bucate” e la storica “Via Broletto” ci hanno restituito la genesi di un caposcuola della musica italiana, che nella commovente “La prima compagnia”, attraverso l’interpretazione dolce e misurata di Paolo Zicconi, ha raccontato le sue solide radici.

Il bravo attore Ignazio Chessa ha letto parole scelte di “Altre emozioni”, quasi il testamento spirituale dell’artista prossimo all’addio.

Lo spettacolo ha registrato un sorprendente happening con la telefonata in diretta della figlia Claudia, che ha scritto la recente biografia “ Mio padre”.

Un godibile intermezzo con le giovani allieve catalane della scuola “Grazia Deledda”, dirette da Elisabetta Manca, ci ha restituito due passioni del cantautore italiano: il mondo dell’infanzia tracciato dalle parole del grande Gianni Rodari; ed il Brasile del suo amico Vinicius De Moraes.

Il repertorio ha racchiuso in un magico scrigno la storia di un albero e di un fiore e la surreale casetta di Via dei Matti numero zero, un buffo e policromo pappagallo ed il magnifico omaggio all’epopea napoleonica.

Il gruppo ha supportato egregiamente lo chansonnier di casa, salutato da un caldissimo applauso finale del numeroso pubblico presente.

Due quotati professionisti come il chitarrista Marcello Peghin ed il percussionista Paolo Zuddas hanno guidato senza indugio il promettente talento di Francesco Sanna (chitarra), Gianluca Porcu (basso) e Riccardo Pinna (tastiere ed armonium).

Il cammino a ritroso nell’epoca pionieristica della canzone italiana d’autore, dopo questa applaudita esibizione, continua.

Il coraggioso lavoro di Paolo e dell’associazione “Materia Grigia” non ha finito di rovistare, tra le pagine della nostra memoria e del nostro cuore.

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