LA SALVIA DESOLEANA: UNA PIANTA QUASI ESTINTA IN NATURA E IL “RECUPERO” GRAZIE AD ILENIA E AGOSTINO

di MARCELLO ATZENI

Salvare le tradizioni non vuol dire solo ricordarsi le filastrocche che i nostri nonni ci cantavano quando eravamo bambini. Va salvato tutto: il modo di parlare,  canzoni, riti propiziatori,  caseggiati,  costumi e , ultime ma non ultime, anche le specie animali e vegetali. E’ quello che una coppia, Agostino Piano di Sardara e Ilenia Cilloco di Villanovaforru, entrambi operatori culturali, da svariati anni, si sono riproposti. Da poco una riuscita manifestazione sui giochi antichi, ora la messa a dimora di una pianta, un endemismo, la  Salvia desoleana, folla de ‘ucàia in sardo campidanese. Una pianta erbacea, oramai quasi estinta in natura, che tutti pensavano fosse sparita  dal paese . “In realtà un esemplare- spiegano Agostino Piano e Ilenia Cilloco- aveva trovato ospitalità nel giardino di un signore di Sardara. Un cespuglio  rigoglioso era presente nella casa della famiglia Pisu, in via Sa Costa.

Per merito del figlio Raimondo  è stato possibile ricostruirne la storia.

Rafaele Pisu aveva problemi legati alla circolazione del sangue e anche alla  coagulazione. Ogni volta che sbatteva le mani con veemenza, si procurava delle ferite che sanguinavano parecchio. La cicatrizzazione avveniva con estrema difficoltà. Monsignor Abramo Atzori, gli regalò una piantina di Salvia desoleana, erba miracolosa, prossima all’estinzione, che gli risolse il problema. S’ucàia per tantissimi anni cresceva  nel sagrato della chiesa di Santa Anastasìa ( Nostasìa, così veniva chiamata dai sardaresi). Poi sparì. Tutti pensavano che a Sardara nessuno l’avrebbe più rivista.  Per concessione della signora Maria Teresa Cocco, che fu moglie di Rafaele, i coniugi Piano, hanno preso la piantina, l’hanno allevata a casa loro  e, nei giorni scorsi, proprio in occasione della festa di Santa Anastasìa, grazie all’ impegno dell’Amministrazione Comunale, di  Cooperativa Villa Abbas , il comitato per i festeggiamenti e alla presenza del parroco, don Stefano Mallocci, sa folla de ’ucàia è tornata a casa. E’ stata messa a dimora nel cortile della Casa Pilloni, adiacente alla chiesa di Sant’Anastasìa. Il tutto  rimanda a tradizioni  lontanissime, legate ai riti della Settimana Santa. Il venerdì santo, per la precisione, un calca di gente, si stringeva attorno al simulacro del Cristo  morto che “ riposava” , con a fianco fresche e inusuali foglie di una pianta erbacea  ( di Salvia deseloana, appunto), questo secondo lo scritto lasciato in eredità da Monsignor Atzori.   Il nesso? I cittadini di Sardara, da sempre,  le usavano , per curare le proprie piaghe e ferite. Insomma, facendo un letto con le foglie di Salvia  , praticamente “stavano cercando” di sanare le ferite del Cristo. E’ una storia del 2018, ma che sembra scritta da un amanuense. La ciclicità della vita, il ritorno alle origini, il recupero o la salvaguardia de su connotu ,dei rituali dei nostri antenati. La nostra essenza, non intesa come botanica, viene perpetuata da un “semplice” cespuglio. Per ricordarci che siamo un tutt’uno. Cosa sono le foglie delle piante se non la freschezza dei nostri anni migliori?

Non abbiamo più voglia, non abbiamo più bisogno di nuove ferite. Ci bastano le vecchie.

Sperando che le foglie d’ucàia, possano sanarle.

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