SARA OPPO, LA MUSICISTA EMERGENTE DI FORDONGIANUS: L’ACQUA COME FONTE D’ISPIRAZIONE TRA PAROLE, SUONI ED IMMAGINI

Sara nella foto di Raffaele Oppo

di GIUSEPPE PANI

Sara Oppo è una musicista e cantautrice di Fordongianus, paese nel quale il mistero dell’acqua si colloca tra parola, suoni e immagini. La sua passione per l’arte è da sempre accompagnata dall’arcano bagliore del sole che si riflette sullo «specchio trasparente» delle antiche terme romane. L’acqua è la sua fonte di ispirazione, il suo liquido amniotico generatore, ma anche l’amica/nemica delle sue inquietudini quotidiane. I testi delle sue canzoni, nate in un fluido dolce di impronta femminile, parlano di vulnerabilità e di rinascite. Nel video della sua Ricominciare, immersa, non a caso, nei rivoli di San Leonardo (Santu Lussurgiu), intona il suo canto: «Solo ora io capisco che donarsi a volte e un rischio / ma c’è una cosa che io devo fare / voltare pagina e ricominciare / Sarà difficile dimenticare / ed esser forte per ricominciare / Quante volte ci ho provato / e quante volte son caduta / Mi hanno detto che comunque questa vita va vissuta / e che se non ti ucciderà più forte poi ti renderà».

La giovane artista dell’antica Forum Traiani, a dispetto dei movimenti nella sabbia sotto i suoi piedi, ha deciso di dare una svolta interiore alla sua esistenza: ha maturato l’idea che non è nella profondità che si annega, ma nella superficialità. Nei suoi brani si ritrova l’essenza della vita, senza i noiosi eccessi intimistici che marchiano un certo genere musicale pop: per lei una stanza chiusa e buia non è mai preferibile alla luce, anche sottile, che penetra da una finestra. In Semplicemente parla nostalgica di un amore finito, ma che ha lasciato il suo cuore desideroso di amare: «Ti ricordi quella volta / ti aspettavo sotto casa, / era tardi, notte fonda, ma non avevamo orari / per vederci di nascosto / stare insieme ad ogni costo, / mentre tutto il resto intorno a noi ci scivolava addosso / Semplicemente ora tu stammi accanto/ ancora adesso come allora». Un amore eterno che risuona anche in Senza di te, brano nel quale nemmeno il dolore per la morte di un amico indurisce la sua anima: «E guardando nel cielo una stella io credo quella luce brillerà per me».

Sara è una ragazza semplice. La fama isolana, ottenuta grazie a spettacoli come Festa’s e Iskidos (produzioni di Marina Desogus), non le ha fatto montare la testa. Nelle falde profonde della sua interiorità regna sovrano lo splendido verso di Charles Bukowski, uno dei suoi scrittori preferiti: «Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico, e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo». Infatti, la sua vita non è mai stata su un palco: ha lavorato come barmaid e cameriera.

Sara, attraverso i suoi versi, condivide «emozioni fragili», stimmate di dolore e di gioia: quegli istanti nei quali comprendiamo di aver lasciato scorrere troppe cose vitali, salvo poi stupirci di aver perso il controllo su tutto. Laureata in Lettere moderne con una tesi dal titolo La volontà di arruolarsi nell’epistolario inedito di Giuseppe Dessì, sa come dosare le parole nei tuoi testi; non le spreca nemmeno nelle relazioni interpersonali. La sua scrittura risparmia i vocaboli inutili per ritrovare quei pochi termini che sono necessari per riconoscerci, per discernere che cosa alberga nelle «dissolvenze» delle nostre anime. Una comunicazione che matura esclusivamente nel silenzio, unico luogo dove si colgono gli abissi della fragilità. Infatti, le melodie dei suoi pezzi non «disturbano» la quiete silenziosa: ciò rende i suoi versi più umani e nostalgici di infinito. Composizioni poetiche che hanno un leggero riverbero di tristezza, ma che esprimono anche un bisogno appassionato di «sciogliersi» nell’amore, evitando il gioco delle maschere, dell’ipocrisia tipica della nostra società: «Sempre pronta ad ascoltare / sempre lì ad assecondare ogni tua necessità», canta nella già citata Ricominciare.

Nella sua ultima canzone, Un domani migliore, narra in musica il dramma dell’emigrazione, di chi vuole lasciare la nostra Isola per «uscire» fuori da una fissità che ha il sapore della morte. Nel pezzo sono evidenziati i due verbi di ogni avventura felice o dolorosa: abbandonare e partire. Il verbo abbandonare impregna il primo verso del brano: «E quanta gente ho visto andare via / lasciare casa, amici e compagnia» / Ed una terra bella quanto povera / il cuore nero e in viso tanta collera». Non si può vivere nell’attesa di qualcosa che non arriva mai. E se anche la terra dove sei nato diventa un peso eccessivo e ingombrante – capace soltanto di snervarti il passo verso il compimento della vita – la frustrazione, pur brutale, non risucchia la speranza nel vortice della tempesta; non pensi mai che la «madre» che ti ha generato sia un luogo inospitale dove il sole ha cessato di splendere: «Forse un giorno potremo vederti rinascere ancora col sole / io combatterò sempre al tuo fianco». Il verbo partire, inteso come salpare dal porto delle proprie certezze, è condizione drammatica di vita, ma contemporaneamente anche fragile speranza di un futuro radioso e di un ritorno al grembo materno: «La speranza che vive nel cuore / sicura tra monti e nuraghi / È una stella che brilla, il richiamo del mare / è la terra che amo». Il ritornello di Un domani migliore, pur scendendo nell’arena del dolore, non è un lamento triste. La giovane artista, grazie al bel testo in sardo di Nicola Loi, mostra la tipica compassione di chi ha coscienza che soltanto le lacrime possono comprendere le lacrime: «Sa chimera est sola de bider /cuncorda cust’isola in paghe / Un’ispera chi bolat e sinnat che rocca e conton’e nuraghe / Un arcanu chi vivet in coro, seguru in montes e biddas / Sos sentidos de zente de pedra chi tenet su nuscu e s’armidda / Deo so inogae cherzo a gherrare / Pro azudare custu logu bisonzosu / Deo so inogae, pius inogae cherzo istare / In sos montes, in sas baddes de su gosu». Il brano è un invito al coraggio non soltanto per chi lascia i propri affetti, ma anche per la giovane cantautrice costretta ad accettare le circostanze che vanno contro i suoi sogni e desideri: «Ma io vorrei poter restare qua / vorrei lottare per la libertà / Ed aiutare questo sole mio / per non dovergli un giorno dire addio». Consapevole, però, che quando è necessario occorre uscire dalla botte, innalzarsi fino all’orlo e vedere «il mondo di cose al di là», come invita a fare Edgar Lee Masters.

Sara guarda con realismo il suo futuro nell’ambito musicale isolano: sa che ogni tappa artistica raggiunta le farà gustare solo apparentemente una promessa di durevolezza; quest’ultima sarà sempre interrotta da una serie evanescente di ostacoli e contrattempi, che le faranno ritenere quasi impossibile il prossimo miracolo, irraggiungibile la prossima tappa, insopportabile la situazione presente. Per sopravvivere alla lotta senza soccombere, per sopportarne il peso senza venirne sconfitta, la «cantatrice» di emozioni, ogni giorno, si dedica con passione ai suoi studi universitari. Sogna di diventare un’insegnante, di dare il suo contributo per un mondo migliore: l’educazione, d’altronde, è l’aspetto chiave del processo di umanizzazione della società.

«Sara sarà», canta Pino Daniele. Ne siamo certi.

10 risposte a “SARA OPPO, LA MUSICISTA EMERGENTE DI FORDONGIANUS: L’ACQUA COME FONTE D’ISPIRAZIONE TRA PAROLE, SUONI ED IMMAGINI”

  1. Sara, felice di aver raccontato la tua storia musicale e non solo. Commentare i testi delle tue canzoni è stato appassionante. Continua a distruggere i muri dei piccoli mondi asfissianti e viaggia verso la tua felicità. Massimiliano, grazie per la bella opportunità. Conosco la fatica e l’impegno necessari per tenere viva una testata giornalistica. Ti ammiro. Questo articolo ha risvegliato in me il desiderio di “narrare” di nuovo, anche giornalisticamente, della nostra Isola. Lo farò soprattutto per Tottus in Pari.

  2. Straordinaria come sempre.
    Sei e lo sarai una persona speciale con grande umiltà e generosità verso gli altri.
    Una dote da pochi ad avverla.
    La tua voce, la tua musica, le tue parole, mi accompagnano ogni giorno nel mio cammino, lontana dalla nostra terra. Una delle tante che la dovuta lasciare per un mondo migliore.
    Ti voglio bene
    Una tua amica e fans.
    Jeanine.

  3. Ho avuto modo questa estate di sentirla cantare dal vivo a Ruinas, e l’ho trovata davvero brava. Senza nulla togliere alle altre due ragazze sul palco, la sua voce mi è “arrivata” là dove la musica deve arrivare, specie nel brano che parla di chi lascia la Sardegna.
    Le auguro una fortunata carriera e un futuro di successi.

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