TRADIZIONE, FEDE E CULTURA: DONNE SARDE ALLA SFILATA DEL REDENTORE A NUORO

nella foto Laura Soro e Francesca Succu

di MANOLA BACCHIS

La mia prima gita fuori porta negli anni ’82/83 fu Nuoro. Ero poco più che una bambina, e l’idea di una gita scolastica (o viaggio di istruzione come si direbbe oggi) nel cuore della Sardegna era un miraggio, una conquista quasi come l’allunaggio!

Partimmo, all’alba. Non dimenticherò mai quel viaggio e soprattutto la bellezza dei luoghi. Salimmo su, per Il Monte, la gioia era tanta, due notti e tre giorni a Nuoro.

Il nostro alloggio era proprio sul Monte, una colonia. E la prima visita fu alla statua che sormonta tutta la città di Nuoro: Il Redentore.

Un incanto. Fotografie scattate con una vecchia Kodak, oggi ingiallite, con meticolosità e precisione. Uno scatto sicuro, non si poteva sbagliare, il rullino era al massimo di 36 foto, e dovevano bastare per tutta la gita e anche oltre.

L’attesa dello sviluppo era quasi un evento da immortalare a sua volta con un altro scatto. Non vedevi l’ora di rivedere quegli attimi. E così fu.

La mano del Redentore, quel piedone, l’altezza imponente di una statua con una storia che Nuoro questi giorni rinnova con la Sagra da centodiciotto anni. La data, 29 agosto 1901, per Nuoro e per la Sardegna segnerà l’inizio di fede, amore dei Sardi tutti a Cristo Redentore realizzato da Vincenzo L. Jerace.

Sul palmo della mano del Divino Redentore la scritta: «A Luisa Jerace morta mentre il suo Vincenzo la scolpiva». A lei, Luisa, moglie dello scultore fu dedicata una lapide da parte dei Sardi, e l’epigrafe fu scritta da un’altra donna, Grazia Deledda nel 1902, nella quale sono sempre le donne le prime ad essere nominate e a seguire l’intera comunità:«Donne Nuoresi/ candidi vecchi pastori erranti/ lavoratori sparsi nella vallata aulente/ e voi tutti che al cerulo cadere della sera/ volgete gli occhi oranti verso l’immenso altare dell’Ortobene/ e al bronzeo Redentore sorgente/ tra fior di rosee nuvole offrite il vostro cuore/ ricordate la tenera donna che la oltre mare/ per voi inspirò l’artefice/ ed or sciolta dai veli/ mortali eletto spirito/ oltre i lucenti cieli/ offre il fior della preghiera al Redentore».

E le Donne Nuoresi, le Donne Sarde tutte sono sempre ispirazione e poesia, di vita e di bellezza. E gli abiti tradizionali che indossano, ricchi nei colori, nei particolari, esaltano la beltà di una Terra che emana profumi che accolgono e avvolgono come il manto celeste. Il cielo azzurro riflette la danza di gruppi, che sono paesi, che accorrono sotto il sole di fine Agosto e la Sardegna intera è lì raccolta nel suo cuore.

La processione ha inizio: «Squilli di trombe, ali di canti in cielo. Ecco: l’immenso stuolo de le donne preganti si avvia per l’erta a salutar Gessù: donne di Bitti, donne di Gonone e d’Orune e di Bono, di Nule, Mamoiada e Benetutti, d’Oliena e di Gavoi; mentre un immenso coro dolce, di voci d’oro, saluta: Ave, Maria…» (Edoardo Sancio, 1903)

 

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