L’ETERNA COMPLESSITA’ DELLA SARDEGNA: “SIAMO CANNE E LA SORTE E’ IL VENTO”: CATERINA MURINO PROTAGONISTA A “LA NOTTE DEI POETI” A NORA

di DANIELE MADAU

Come mai la nostra storia, quasi sedimentatasi nella nostra anima, nel nostro carattere, nei nostri tratti somatici duri e profondi e, purtroppo, nel nostro presente, sembra essere soprattutto storia di complessità e complesso dolore? Non risponde lo spettacolo a questa domanda anzi, la amplifica, alternando letture di brani compositi, dalla spietata verità e razionalità di Francesco Masala, a Marcello Fois a testimonianze anonime, accomunati da uno sguardo critico su alcune realtà sarde contemporanee, ai brani meravigliosamente lirici di “Canne al vento”, che ci lasciano sgomenti davanti a noi stessi. Sardi. Del resto, lo scopo dello spettacolo, secondo la protagonista, è proprio questo mostrare i pregi e i difetti di noi sardi. Dopo aver letto, soprattutto all’Unesco, altri brani di Grazia, tratti dall’ Edera o da La madre, in questo caso ci saranno solo brani del capolavoro di Deledda per poterci analizzare e indagare i nostri difetti: noi, infatti, abbiamo la capacità di guardarci criticamente per provare a crescere. E poi c’è un altro lato forse più nobile, di fatica, sudore, impegno, nel costruirci e combattere contro i mulini a vento della storia, più enigmatici di quelli di Cervantes. Sudore e fatica di cui mi parla Caterina Murino, quando risponde alla mia prima domanda – “A che punto sei della tua carriera, quali percorsi o sogni segui oggi?” -, lasciandomi un sentimento di sorpresa nel suo dirmi che non insegue niente ma vive ogni giorno lavorando duramente nel suo essere attrice. È stata un risposta vera e bella. È necessario riconoscere che la sua presenza scenica è forte, dal momento in cui esce, bellissima, con la sua andatura perfetta a quando si siede al centro del palco e sembra incarnare le pietre di Ciusa e Sciola nella sua fissità solenne, fiera e, anche, espressiva. È un crescendo l’interpretazione delle letture di “Canne al vento”, da una immedesimazione iniziale  meno vissuta a un finale più teatrale, travolta dalle parole di colei, Grazia Deledda, cui Caterina è stato accostata per la loro biografia di allontanamento dalla Sardegna, di cui, tuttavia, non hanno mai smesso di dire, “ a dir di Sardegna”… “Lei però – vuole puntualizzare Caterina – ha vissuto in un periodo diverso, con molte più difficoltà, molti più pregiudizi. Non posso, quindi, essere avvicinata a lei, che è anche stata una vera e propria femminista ante-litteram: solo Eleonora d’Arborea, nella sua grandezza, può starle vicino” Arrivano anche i brani su Noemi, quella che Caterina Murino elegge, tra le donne del romanzo, come colei in cui potersi identificare maggiormente, per la sua “personalità meravigliosamente complessa, il suo estremo pudore, il suo eterno vorrei ma non posso come un vulcano mai esploso che, ancora una volta, solo noi sardi possiamo cogliere a pieno”. Tutto lo spettacolo è al femminile, dalla regia di Rita Atzeri, anche coprotagonista sul palco, alle altre lettrici e voci musicali, di sottolineatura di parti di maggior importanza: una presenza quasi di femminile solidarietà a Grazia, senza forzature eccessive. Nel suo vestire di nero e rosso corallo, col viso incorniciato nel collo da una gioiello corallino come quelli che sta curando e promuovendo, Caterina risulta impeccabile e coinvolta – e del resto non potrebbe essere altrimenti, visto che ha speso “e continuerò a spendere ogni minuto per raccontare la mia terra, dove torno, tornerò sempre e sarà sempre fonte di ispirazione per il mio lavoro”. Il pubblico, alla fine, applaude convinto dalla protagonista e dall’idea teatrale che, in alcune parti, può comunque essere limata e perfezionata, come a indicare un progetto che può essere in crescita e maturazione. Spente le luci e andato via il pubblico, un ultimo momento di riflessione coi giornalisti e di foto di gruppo per queste che definirei lottatrici di Sardegna; l’ansia che va via, vinta dagli applausi e dalle meraviglie dell’arte, così esaltate da questo scenario magico di “Notte dei poeti”, tra la torre, il teatro, il mare, e  il suo rumore.

http://tramasdeamistade.org/

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