GIUDITTA SIREUS, TESSITRICE DI SOGNI


di Vanessa Roggeri

C’è un filo di lana che in Sardegna si dipana attraverso i millenni per intrecciare i cuori di donne speciali. Gira gira il fuso nelle mani della Filonzàna, il filo del destino si spezza e si riannoda seguendo una danza imprevedibile che non può essere arrestata. Attraversa la pietra, ruba i segreti misteriosi delle Janas tessitrici e in un viaggio che sembra durare un batter d’occhi punta dritto a Ulassai, per sfiorare col suo tocco sacro le mani di una donna che di nome faceva Maria e che i telai e i libri sapeva intesserli e cucirli come nessun’altra.

Di cuore in mani e di mani in cuore, è giunto a Sarule e tra le sue case ha scelto Speranza, donna saggia dalle mani d’oro, che di speranza vera sa infonderne a profusione quando intreccia i suoi tappeti e disegna sas Righicheddas, sas Menduleddas, sa Ciai e su Libru, i simboli arcani sorti prima di qualsiasi alfabeto.

E poiché ogni cosa è collegata e sotto il velo dell’apparenza si nasconde sempre una ragione, quel filo di lana vecchio di secoli e secoli è giunto a intrappolare nella sua rete incantatrice una giovane donna che di nome fa Giuditta Sireus e vive a Villacidro, paese che ha visto nascere Giuseppe Dessì e che di luce, in verità, ne possiede più delle ombre.

Giuditta non tesse la lana, le sue mani non danno vita a tappeti o arazzi, ma si può dire che tratti una materia assai più effimera e magica: i sogni. La sua testa e il suo cuore sono pieni di progetti. Chi conosce bene Giuditta sa che è un vulcano di idee, che parla poco e che in compenso preferisce darsi da fare. Questa moderna tessitrice di sogni crede fermamente nel potere delle donne, nel potere dei libri, nel potere della condivisione e nel fatto che le proprie origini sarde possano essere considerate un dono, se non addirittura un privilegio. Non è un caso che i suoi progetti parlino di donne, di Sardegna, di tradizione coniugata a innovazione.

Per arrivare a fare cose importanti non ci si può improvvisare e di fatti Giuditta può vantare un curriculum vitae di tutto rispetto: laureata in Beni Culturali, con specializzazione in Storia dell’Arte, ha fatto esperienza presso i Sistemi Museali dell’Umbria e del Veneto presso la Fondazione Musei Civici di Venezia, perfezionando i suoi studi nel 2015 con un master in Europrogettazione. Ideatrice di importanti progetti culturali che utilizzano l’approccio della contaminazione artistica a livello locale, provinciale e regionale, ha vinto premi considerevoli come quello per la migliore idea imprenditoriale nel campo dei Beni Culturali, della comunicazione e della didattica sperimentale teatralizzata.

Direttrice artistica in numerosi eventi culturali, è attualmente titolare della Ditta ITTE itinerari teatralizzati, oltre ad essere la fondatrice de “IL CLUB DI JANE AUSTEN SARDEGNA”, primo circolo letterario femminile con oltre 300 iscritte e sede presso i Comuni di Villacidro, Cagliari e Sassari.

La sua ultima fatica coronata da successo è il primo premio assoluto al Galtellì Literary Prize 2017, concorso letterario internazionale indetto dal comune di Galtellì dedicato a Grazia Deledda, vinto con il racconto intitolato “Speranza”. Un successo meritato e tuttavia non fine a sé stesso.

Giuditta, con la vittoria del primo premio al Galtellì Literary Prize si può dire che hai aggiunto un mattoncino al castello di progetti e realizzazioni che intendi concretizzare nella tua vita. Ma al di là dei tuoi studi e del lavoro, chi è davvero Giuditta? Come immagini il tuo futuro? Parlaci un po’ di te.

Io sono una sognatrice, una donna innamorata della vita e di ciò che mi circonda, soprattutto la natura, le semplici cose e le bellezze dell’archeologia e dell’arte. Ho conservato la mia ingenuità e genuinità di bambina, tutto mi appare nuovo e sono curiosa come una fanciulla davanti a ciò che vede, incontra, conosce per la prima volta. La mia forza sta nella famiglia, luogo sacro e fondamentale per la mia esistenza e per tutto ciò che sono. Mi piace cogliere i dettagli, ciò che sfugge agli altri, osservare e inventare, interpretare il mondo a modo mio. Se fossi uno stato d’animo sarei la malinconia. Spesso infatti mi ritrovo a riflettere silenziosa e tormentata. E’ la “dolce condanna” dell’animo sensibile dell’artista. Amo il cinema, la musica per il cinema, leggere, cantare, fantasticare. Il mio futuro lo immagino felice. Perché? Perché ho tanti sogni e sono così testarda da volerli realizzare tutti.

Come è nato l’amore per la tessitura, che con personaggi straordinari e antiche filastrocche, così soventemente ricorre lungo il tuo percorso?

Tutto è nato dallo sviluppo di un progetto dedicato a Maria Lai tra il 2014 e 2015: Il Grande Gioco. E quando si incontra questo grande personaggio, al quale, oggi, devo davvero tanto, non si può rimanere indifferenti a ciò che era la sua visione futuristica dell’Arte, l’esplorazione del concetto di Arte come filosofia di Vita applicata alla Vita. La tessitura entra nel mondo di Maria come espressione della donna, come sua espressione. La tessitura è l’arte e l’arte è un gioco rigoroso. La tessitura è rigore e geometria. Incontrando lei, ho incontrato questo mondo che prima conoscevo superficialmente e mi sono appassionata non solo alle tecniche, che si differenziano in base ai territori e zone della Sardegna, agli strumenti, ai materiali, ma soprattutto alle mani che lavorano i tessuti, le storie delle donne tessitrici e i significati insiti nelle simbologie e negli intrecci. Dal 2014 raccolgo notizie e informazioni, raccolgo testimonianze; ciò che le creazioni tessili nascondono: i segreti che mi vengono rivelati e che io traduco in performance, laboratori, idee. L’incontro con l’artigianato artistico ha fatto nascere in me il desiderio di raccontare tutto ciò che ho appunto il privilegio di poter ascoltare e imparare dalle protagoniste di questo settore oggi purtroppo poco valorizzato e in via d’estinzione. La mia missione è quella di comunicare a tutti la bellezza e il senso che dalla tessitura scaturiscono. Parlo di privilegio perché le tessitrici sanno ben selezionare chi può raccogliere il dono delle loro parole, dei loro sguardi, delle loro esperienze umane e professionali.

Hai dato vita a un fenomeno unico nel suo genere, specialmente in Sardegna: un club di lettura tutto al femminile. Il Club di Jane Austen sta crescendo considerevolmente e abbraccia progetti sempre più importanti. Quali erano le tue intenzioni quando hai dato vita al club e quali sono invece le prospettive che vedi aprirsi all’orizzonte?

Le mie intenzioni sono quelle che ancora oggi animano il progetto: creare un luogo reale e virtuale dove le donne possono esprimersi, essere loro stesse senza sentirsi giudicate, ritagliarsi uno spazio tutto loro dedicato alla cultura, essere protagoniste insieme di un gruppo capace di guardare al futuro, alla promozione della bellezza del sapere e dell’arte. Il libro è lo strumento attraverso il quale tutto questo è possibile e Jane Austen è la nostra scrittrice di riferimento. All’orizzonte vedo la diffusione del progetto in maniera capillare a livello regionale, con uno sguardo che va anche oltre i confini isolani. Vedo la predisposizione e l’attuazione di eventi, di collaborazioni di alto livello, tra le quali, spero, con importanti fondazioni che si impegnano nel campo dell’editoria e della promozione alla lettura. Vedo un gruppo di donne molto forte e numeroso che avrà parecchio da dire e da fare a nome della Sardegna, terra ricca di lettrici appassionate.

Il Club di Jane Austen ha cercato di valorizzare la figura di Grazia Deledda fin dai suoi primi approcci ufficiali al mondo della letteratura, divulgando le sue opere e impegnandosi in letture pubbliche. Perché questa scrittrice è così importante per te?

Grazia Deledda è un simbolo per tutta la Sardegna, o dovrebbe esserlo, e non solo per la nostra isola. Grazia è un premio Nobel, un’autrice che è stata capace di attirare l’attenzione della letteratura mondiale e lo ha fatto con la semplicità della sua cultura e la complessità del suo essere donna. Se non avesse avuto in lei forza, determinazione, senso di ribellione e una grande passione per il suo mestiere, non sarebbe arrivata così in alto. Lei rappresenta per me un punto di riferimento per ciò che desidero essere, una donna che sa ciò che vuole e crede in ciò che vuole, oltre che una scrittrice capace di suscitare emozioni e risvegliare la Sardegna che è in ciascuno di noi. Per questo motivo, diversamente da Grazia, non ho intenzione di allontanarmi dalla mia terra. Il lavoro da svolgere è tanto. L’isola attende un cambiamento e io sto partecipando nel mio piccolo a questa rinascita, o forse sarebbe meglio chiamarlo “rinascimento”.

Da molti, troppi, Grazia Deledda non è conosciuta, così ho pensato che questa nostra autrice dovesse essere letta, per prima cosa dalle donne del club. Le abbiamo dunque dedicato un anno intero e un grande evento, durante il quale ho avuto modo di conoscere Neria de Giovanni, la più grande studiosa della scrittrice nuorese. Neria è un altro incontro permesso da Grazia e rappresenta anche questo un momento importante della mia vita, perché l’esperienza e la preparazione della studiosa sono fonte costante di crescita per me.

Tu concepisci le donne come fili di lana che combinati insieme possono dare origine a un meraviglioso ordito simbolo di forza e bellezza. È un’idea di femminismo o piuttosto è la capacità di saper valorizzare la propria femminilità? Le donne sarde hanno davvero una forza e un carattere che le rende uniche?

Le donne sono una forza. Le donne sarde sono una forza e una potenza uniche che giungono dalla forza e dalla potenza della terra stessa. E la terra di Sardegna è questo: è Magia allo stato puro. Ogni essere femminile porta in sé peculiarità che lo contraddistinguono, rendendolo unico. Sono queste caratteristiche che mi incuriosiscono. L’incontro e le differenze, che non concepisco come motivo di allontanamento ma di connessione, di arricchimento. Le donne sarde potrei paragonarle a tanti pezzi di un puzzle, che si presentano tutti diversi, ma che uniti in un tutto possono grandi cose. Bisogna studiare il pezzo del puzzle, capirne il suo valore e trovare la giusta collocazione nel tutto. Il tutto parla. Le donne unite sarebbero capaci di realizzare ogni cosa, di arrivare ovunque esse desiderano. Il club di Jane Austen è espressione di questa idea ed è forse per questo motivo che oggi riscuote un grande interesse e conta già trecento iscrizioni. La scoperta della donna, dell’essere donna, passa dall’analisi dei testi che vengono letti, dal dare voce alle voci silenti, alle anime che, sole, non possono essere ascoltate. Anello di congiunzione: i libri, noi stesse e la cultura.

I progetti nel cassetto sono tanti, ma so che ce n’è uno al quale stai lavorando con grande impegno e a cui tieni particolarmente. È un sogno importante, di che cosa si tratta?

Si tratta di un progetto colossale e prende il nome dall’omonimo monumento di Maria Lai dedicato proprio alla scrittrice nuorese: “Omaggio a Grazia Deledda”. L’idea è quella di rendere omaggio a questi esempi ed esemplari di donna e di Arte, restituendo dignità all’opera di Maria, che è possibile ammirare a pochi passi dalla Chiesa della Solitudine, raccontando Grazia attraverso le donne dei suoi romanzi.

In che modo? Traslando e trasformando l’opera monumentale in opera tessile. Le colonne che compongono la creazione si trasformano in arazzi tessili maestosi che fungeranno da “Nuova Seconda Opera”, ma anche da scenografia per una Terza  Nuova Opera: una performance teatrale. Le figure femminili che Maria Lai ha incise sui pilastri, le donne di Grazia, prenderanno vita attraverso la  voce di attrici, coreografie di danza e una colonna sonora inedita.

Lo studio delle opere tessili e dell’apparato scenografico sarà affidato ad un team specializzato di architetti ed esperti e saranno coinvolti i più importanti centri tessili sardi per un totale di circa dieci laboratori. In questa impresa ho deciso di coinvolgere l’Archivio Maria Lai come partner ufficiale, che costantemente monitora lo stato del progetto. Saranno coinvolte dieci amministrazioni, l’ISRE  e presto la Regione Sardegna.

L’opera tessile e la performance teatrale diventeranno essi stessi dei simboli di Grazia e Maria ma anche della Sardegna. L’idea è quella di portare in scena in un tour isolano ed extra isolano lo spettacolo e di poter dare in prestito gli arazzi come creazione d’arte a se stante a musei, gallerie e in occasioni di mostre di grande rilevanza.

Attualmente io e il mio team siamo impegnati nella ricerca di fondi, perché il costo dello studio, della progettazione e della produzione necessitano di un grande contributo. Chiunque può essere interessato può rivolgersi a me all’indirizzo giudittasireus@gmail.com

 

6 risposte a “GIUDITTA SIREUS, TESSITRICE DI SOGNI”

  1. Un altra tessitrice di sogni è l’ammirevole personaggio de “Il ponte di Marreri”, Pepparosa Pintore, protettrice delle tessitrici di Orvine, la Orune dello grande (anche lui) narratore sardo, Bakis Zizi…
    Claude SCHMITT
    traduttore francese de “Greggi d’ira” e” Il ponte di Marreri”.

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