MISSIONE ANTARTIDE: L’ALPINISTA NUORESE ANGELO LOBINA VERSO SUD PER IL “SEVEN SUMMITS”

ph: Angelo Lobina

Il controllo, prima di tutto. Di ogni singola parte del proprio corpo, e di tutto ciò che c’è intorno. Per arrivare sul tetto del mondo servono mesi di preparazione ma la strada per arrivare in cima è irta di pericoli e ogni singola distrazione può diventare fatale. Angelo Lobina dà la sensazione di avere pieno controllo su ogni cosa anche quando parla, comodamente seduto di fronte a una platea di un centinaio di persone. Nei giorni scorsi l’alpinista nuorese è stato a Sassari, ospite del bar letterario l’Ultimo Spettacolo, per raccontare le sue imprese e per lanciare la campagna di raccolta fondi per completare il suo progetto.

Angelo Lobina è il primo sardo a essere salito sugli 8848 metri dell’Everest, la cima più alta del mondo, ma l’impresa compiuta due mesi fa è solo una parte di un progetto gigantesco – è proprio il caso di dirlo – al quale manca ormai un solo tassello. Seven Summits, le sette sommità, le cime più alte dei sette continenti (considerando anche Sudamerica e Antartide), il Grande Slam dell’alpinismo. «L’impresa di scalarle tutte – racconta Lobina – è riuscita sinora a meno di 300 persone e gli italiani inclusi in questo elenco non arrivano a dieci. Arrivando in cima all’Everest io sono a quota sei e ora mi preparo all’ultima impresa: scalare il monte Vinson, la vetta più alta dell’Antartide, a poco più di mille chilometri dal Polo Sud».

«Ho chiamato così il mio progetto, che nasce e viene preparato interamente sulla nostra isola. Dal 2014 a oggi ho portato la bandiera dei Quattro mori con me sull’Everest, come sull’Aconcagua, sull’Elbrus, sul Kilimanjaro, Puncak Jaya e in Alaska sul Denali-McKinley. Faccio alpinismo da oltre trent’anni e ora mi sto dedicando anima e corpo a questo sogno. Ogni scalata richiede mesi di preparazione e sacrifici immani, senza contare che ogni impresa costa decine di migliaia di euro».

Sherpa e crepacci, temperature impossibili e rischi continui da calcolare, affrontare, evitare. Lobina e i Quattro mori salgono in cima al mondo da soli, in tutti i sensi. «Chi mi aiuta? Nessuno, o quasi – allarga le braccia l’alpinista nuorese –. Io faccio il commerciante e spendo tutti i miei risparmi per inseguire questo sogno». Sponsor privati? «Qualche amico generoso mi aiuta, ma di tutto quello che ho investito in questo sogno gli aiuti esterni hanno coperto non più del 5%. Vendo qualche maglietta, sul mio sito Sardegna7Summits è possibile trovare tutte le informazioni e fare una donazione, tutto qui». Le istituzioni? «Neanche l’ombra. Mai avuto contatti con nessuno». Eppure imprese di valore assoluto, come questa, che portano il nome della Sardegna in giro per il mondo, meriterebbero qualche attenzione anche da parte della politica, che si tratti di amministrazioni pubbliche o di fondazioni. A Sassari c’è stata una piccola risposta: le sue maglie sono andate a ruba e all’Ultimo Spettacolo è nato un comitato che proverà a raccogliere fondi e a pubblicizzare le imprese di Angelo Lobina. «Io vado avanti comunque», dice con sicurezza l’alpinista. L’importante, per arrivare in cima, è avere pieno controllo su tutto

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