IL LUNGO VIAGGIO DI ALEX GILLONE: PARTITO DA OSINI, SARA’ DOCENTE NELLA FACOLTA’ DI ODONTOIATRIA DELL’UNIVERSITA’ DELLA CAROLINA DEL NORD

ph: Alex Gillone

di Francesca Lai

 “Quella volta che il dentista mi regalò il collutorio ne fui felicissimo”. Chissà se Alex Gillone, classe 1984, in tenera età aveva già capito inconsciamente che strada avrebbe intrapreso nella vita.

A distanza di anni il giovane, partito da Osini, di strada ne ha fatta tanta, fino ad arrivare negli Stati Uniti, dove da aprile inizierà una nuova avventura, quella della docenza nella facoltà di odontoiatria dell’università della Carolina del Nord.

Un’eccellenza tutta ogliastrina, dopo il diploma al liceo linguistico di Jerzu, Alex progetta il suo futuro. L’indecisione iniziale è tra Architettura e Odontoiatria, ma è la scelta nel campo medico a prevalere: “ora sono l’architetto della bocca” sorride Alex. Nel 2009 la laurea a Cagliari, il lavoro e un master in endodonzia all’università di Bologna.

La voglia di migliorarsi è tanta e il globetrotter che padroneggia ben quattro lingue, accarezza l’idea di una specializzazione lontano dall’Italia. “Mi ha sempre affascinato l’idea di studiare all’estero” racconta Alex “ma c’è stato anche lo spirito di emulazione verso i miei professori sia di tesi che di specializzazione, che hanno entrambi studiato negli States”.

Nel luglio 2012 il grande salto: il giovane dentista invia le candidature per la specializzazione in paradontologia in due prestigiose università americane, la Harvard e la U.N.C (University of North Carolina). I posti sono limitati, quattro e tre rispettivamente, ma Alex viene ammesso in entrambe. “Il mio rifiuto è andato all’università di Harvard” dice Alex “la U.N.C. è un’università pubblica, molto prestigiosa in campo odontoiatrico”. Nel 2013 il medico ogliastrino si trasferisce a Chapel Hill per iniziare la sua specializzazione (master of science) e un progetto di ricerca. Risulta il primo italiano ad essere ammesso al corso in cinquant’anni di storia.

Le difficoltà iniziali non sono mancate, il cibo e gli orari degli americani sono molto distanti dalle abitudini del giovane, la lingua poi un altro piccolo scoglio. La nostalgia di casa c’è anche se “la tecnologia che abbiamo a disposizione ci permette di stare in contatto con la famiglia e gli amici praticamente sempre” afferma il dentista.

Ad aiutarlo ad abituarsi a tutte le novità, è stato lo splendido rapporto con i colleghi, ai quali Alex decanta le bellezze della Sardegna. Tanto che  è stato il direttore della sua specializzazione a regalargli un giorno un graditissimo pacco di “pani guttiau”. Anche al corso Alex sente parlare della sua terra: “durante una lezione la professoressa di patologia orale ha raccontato dell’alta percentuale di cancro orale riscontrata nei fumatori colpevoli di abigeato, che per nascondere nel buio della notte il leggero bagliore della sigaretta, usavano la pratica del fumo inverso”.  Un racconto squisitamente odontoiatrico, spiega Alex, se non fosse che la professoressa esordì con “in una piccola isola del Mediterraneo”, riferendosi alla Sardegna.

L’esperienza lontano da casa ha fatto scoprire al giovane un’America che non immaginava: “gli statunitensi sono molto amichevoli ed educati ma a volte i loro rapporti sembrano superficiali, perchè sono molto individualisti”. Tra le cose che l’ hanno colpito di più è stata la disciplina: “qui regolamentano tutto” racconta “all’università per esempio non si potevano utilizzare i jeans”. E continua “si è sottoposti a continui esami e così oltre a studiare la tua materia ti trovi ad affrontare tantissimi test sulla legge sulla privacy, sulla violenza sessuale in ambito lavorativo etc”.

“Quello che mi piace è che giovani americani ripongono molta fiducia negli studi. Pur di studiare arrivano ad indebitarsi. Si perdono però nell’apprendimento delle lingue, non sanno cosa significhi essere fluenti in un idioma diverso dal loro” conclude. A breve Alex inizierà la sua nuova vita a Raleigh, nella contea di Wake, anche se alla sua patria ogni tanto ci pensa eccome: “non mi dispiacerebbe un giorno lavorare in Italia, avere un punto di riferimento dove tornare”. Ancora però è prematuro parlare di rientri soprattutto per il brillante giovane che ancora per un po’ si occuperà dei sorrisi oltreoceano.

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