L’INGHILTERRA LO HA ACCOLTO, SOSTENUTO E VALORIZZATO. STEFANO CONGIU, PROFESSIONE MEDICO: CON PASSIONE, TENACIA, FORZA DI VOLONTA’, SACRIFICIO E UN GRANDE CUORE

nell'immagine, Stefano Congiu con la moglie Silvia Pietrangeli

di Maria Luisa Porcella Ciusa

La storia di Stefano Congiu è una di quelle che senza ombra di dubbio vale la pena raccontare: perché parla di passione, tenacia, forza di volontà, sacrificio e di vite salvate.

E’ una storia che parla di un medico che, partito da Cagliari, ha costruito con le sue forze la propria carriera e ora ne sta raccogliendo i frutti in un Paese, l’Inghilterra, che l’ha accolto, sostenuto e, meritatamente premiato. Stefano oggi ha 43 anni, vive a Leeds dal 2009 insieme alla moglie Silvia, che lo sostiene con tenacia e amore, e al loro piccolo di due anni e mezzo. Il suo racconto parte da Cagliari dove si è laureato in Medicina; successivamente ha conseguito il diploma di specializzazione in Cardiochirurgia a Parma e nel 2004 si è trasferito a Barcellona con il programma europeo universitario di scambio di specializzandi. Ma non contento del già ricco curriculum è volato in Spagna per ottenere la specializzazione in chirurgia vascolare e si è “super-specializzato” nella cardiochirurgia delle cardiopatie congenite.

Dopo alcuni anni di lavoro in terra iberica come aiuto ospedaliero all’Ospedale Clinico di Barcellona e all’Ospedale Pediatrico Sant Joan de Deu si è trasferito a Leeds in Gran Bretagna nel 2009 con la prospettiva di svolgere un’ulteriore esperienza formativa in un paese anglosassone. Poi nel 2012 il salto di carriera: all’età di trentotto anni è diventato Consultant (un equivalente di primario) nel reparto di Cardiochirurgia Congenita di Leeds (“Siamo tra i più grandi reparti europei nel trattamento delle cardiopatie congenite, realizzando circa 500 interventi all’anno”) e professore Universitario onorario della Facoltà di Medicina dell’Università di Leeds.

Ma il “lavoro” di Stefano non finisce qui, infatti “Almeno due volte all’anno – racconta – attraverso il programma di una charity inglese, io e il mio team ci rechiamo in India per operare bambini affetti da malformazioni cardiache che necessitano di interventi altamente complessi e specialistici. Abbiamo visitato diverse città, in zone particolarmente povere del paese. Ogni volta cerchiamo di operare il maggior numero di pazienti possibile, affrontando un’esperienza dal forte impatto emotivo, una sfida professionale e umana”.

Una sfida che il medico cagliaritano ogni volta affronta con passione e forza d’animo, come medico, uomo e padre. Tanto che, a seguito di un suo recente intervento a cuore aperto su una bimba inglese i genitori hanno postato online su Facebook un ringraziamento pubblico al loro “medico-angelo” che è diventato virale: “E’ stato un intervento complesso e delicato, risolto nel migliore dei modi, che ha giustamente reso felici i genitori, che hanno voluto manifestare pubblicamente il loro ringraziamento a noi medici e a tutto lo staff del mio reparto”, racconta Stefano con una ammirevole modestia.

Lato del suo carattere che, assieme a una grande forza di volontà e tenacia l’hanno portato a fare una meritata carriera, cosa che molto probabilmente qui in Italia non sarebbe stata possibile: “Per quanto riguarda il sistema lavorativo inglese – parlo di quello medico che conosco – bisogna sottolineare alcuni aspetti positivi, che nell’insieme rendono l’NHS (National Health Service), cioè il sistema sanitario pubblico, un sistema efficiente e prestigioso: per esempio, i professionisti vengono reclutati con criteri meritocratici e viene data l’opportunità di crescere e di dimostrare le proprie capacità. Questo comporta, per esempio, che la giovane età non venga considerato un fattore negativo, ma anzi un aspetto positivo”.

Meritocrazia, sistema lavorativo che funziona a dovere, possibilità di fare carriera e ambiente stimolante: ma se proprio si va a scavare si trova anche il lato B della medaglia, la lontananza da casa. “Ovviamente si va incontro a dei sacrifici non indifferenti, dovendo abbandonare la propria terra e di conseguenza famiglia, affetti, amici. Non è sempre semplice adattarsi al clima, a una lingua nuova, insomma a una vita profondamente diversa dalla nostra.  Anche costruirsi una famiglia all’estero (come è il mio caso), se da un lato  (quello economico) può essere più semplice, dall’altro comporta una scelta drastica: decidere di far crescere i propri figli in una nazione straniera, immergendoli in una cultura diversa e allontanandoli da quelle che sono le nostre radici”.

Sacrifici che vale la pena correre? Evidentemente sì, visto il consiglio che Stefano Congiu da ai giovani medici che vogliano intraprendere una carriera come la sua: “Sicuramente, se si ha la giusta motivazione, e quel pizzico di fortuna che aiuta sempre, tutti questi ostacoli diventano superabili. Per questo mi sento di dire ai medici più giovani e volenterosi di non aver paura di partire e di mettersi alla prova, perchè le persone che valgono, prima o dopo, vengono ricompensate”. 

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