CON IL CIRCOLO "QUATTRO MORI" A LIVORNO IL 22 OTTOBRE, LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO "NUDDADIFA'" DI NELLO RUBATTU


evento segnalato da Antonio Deias

Nello Rubattu, è nato a Sassari, si è laureato a Bologna. A Bologna ha cominciato a lavorare come addetto stampa in organizzazioni pubbliche e in grandi aziende private.

E’ stato per molti anni condirettore di una collana di viaggi per la Maggioli editore che ha dato alle stampe oltre cento volumi. Per la stessa collana ha pubblicato Cagliari e dintorni.

Alla fine degli anni ottanta, si è trasferito a Bruxelles.

A Bruxelles è diventato responsabile della redazione della Maggioli editore. Dal 2000 al 2003, ritorna in Italia a Milano a lavorare per una casa editrice specializzata in riviste dell’area business. Per questioni familiari, ritorna a Bruxelles.

Ritorna in Italia definitivamente nel 2010. Prima a Milano, poi a Pavia, quindi a Varese e infine a Bologna.

Oggi vive fra Bologna e Sassari, la sua città.

Per la Lega delle cooperative agricole europee ha pubblicato “Le cooperative degli agricoltori europei. Un viaggio nella cooperazione agricola dell’Unione Europea”, CLUA Edizioni;

nel 2005, ha dato alle stampe un libro di taglio fortemente giornalistico, sulla presenza italiana in Belgio: ” La Baracca. 50 anni di Acli Belgio”,  Acli edizioni;

Nel 2006, pubblica il suo primo romanzo “Hanno morto a Vinnepaitutti” per il Maestrale. Un romanzo sofferto e doloroso sulla sua città;

Nel 2008, insieme a Giuseppe Porcu, pubblica “Gli anni sospesi“, per Angelica editore, il racconto della prigionia di Giuseppe Porcu, internato dai nazisti a Dachau;

Nel 2011, pubblica “Pierre“, per Angelica editore, la storia romanzata di un ambulante giramondo di origini Rom francesi;

Nel 2014, dà alle stampe “Baia delle canne“, per edizione straordinaria. Un breve romanzo ironico sul saccheggio delle coste della Sardegna

Dal 2005 è presidente di una Onlus “Su Disterru”, il cui scopo è di dare vita ad Asuni, un museo il MEA e a un centro di documentazione sulle culture migranti..

Dal 2005, sempre ad Asuni, ha dato vita ad un incontro internazionale di artisti, poeti, performer e scrittori “parole e visioni intorno al viaggio“.

Dal 2006, sempre nello stesso paese, ha realizzato un festival del cinema “Terre di confine“.

Ama la letteratura francese e quella dell’underground americana ed è un affezionato lettore di autori sardi. Particolare piacere lo trova nelle opere di Denis Diderot, Raymond Queneau, Louis-Ferdinand Céline, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William S. Burrougs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti. Regolarmente rilegge le opere di Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Joseph Conrad, Grazia Deledda, Sergio Atzeni e Giulio Angioni.

“Nuddadifa”

Il romanzo è ambientato nel Nord Sardegna, negli ultimi anni del secolo appena trascorso. Il sotteso della vicenda ha a che fare con la crisi industriale del settore petrolchimico che proprio in quegli anni comincia irreversibilmente la sua parabola industriale discendente.

Il romanzo, i cui personaggi parlano un italiano molto regionalizzato – dove si incrociano la parlata locale e i gerghi della malavita – comincia con un delitto: in una pineta vicino al mare, luogo di incontri clandestini e di prostitute: viene trovato ucciso, Nuddadifà, un attempato Gigolò.

L’investigatore, visto l’ambiente nel quale è maturato l’omicidio, cerca informazioni fra le sue personali conoscenze nel mondo della piccola criminalità cittadina e si avvale dell’aiuto di un personaggio particolare che si guadagna da vivere facendo lo sfruttatore di prostitute.

L’indagine, lo porta a dirigersi verso la zona industriale.

La crisi dell’intero settore legato alla chimica, ha portato però a galla pesanti problemi ambientali.

Tutti, sembrano interessati a fare in modo che dei disastri provocati dal petrolchimico se ne parli il meno possibile.

Chi ha ucciso Nuddadifà? L’investigatore e il suo strano aiutante lo capiscono, ma sanno anche di non poter intervenire. Non sono così forti da poterselo permettere. 

Il romanzo, si chiude con un coup de théâtre che nasconde una agrodolce e inusuale conclusione.

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