OLTRE IL VIOLINO: MUSICA, CULTURA E POLITICA NELL’INTERVISTA ALLA CELEBRE MUSICISTA ANNA TIFU

ph: Anna Tifu

di Carla Puligheddu

La sua musica ha inebriato e travolto di emozioni il pubblico fino a pochi istanti fa. Lei ancora emana quella “dolce” adrenalina che ha pervaso, dove ha fantasticamente sfidato il preziosissimo Stradivari datato 1716 con una disinvoltura e un’incalzante energia e insieme la raffinatezza e l’eleganza di una vera fuoriclasse e che ora, la rende particolarmente e piacevolmente loquace. Davanti a me c’e un’amica speciale, Anna Tifu, la più brava e ammirata violinista contemporanea. Andiamo a cena insieme. Con noi il pianista Romeo Scaccia, gli altri due musicisti, Fabio Furia e Giovanni Chiaramonte, che hanno suonato magistralmente con Anna nella seconda parte del concerto di oggi, e alcuni amici. Non perdo l’occasione per farle alcune domande con la curiosità di chi vuole esplorare l’inesplorato – aspetti inediti – di questa bellissima e talentuosissima artista sarda.

Sei stata strepitosa stasera Anna, direi che la tua esecuzione trascinava oltre ciò che umanamente sfugge, quasi verso una dimensione soprannaturale. Ma quale è in realtà il suo rapporto con il “trascendente”, con la religione? (dopo un attimo di esitazione) «Ritengo che esistono cose che possono essere dimostrate ed altre che invece possono essere solo credute, alle quali la nostra mente può solo piegarsi. Io credo per esempio nella rivelazione, sono fortemente attratta da Papa Francesco e mi ritengo una cattolica, anche se poco praticante».

Quindi condividi le “politiche” del Santo Padre vero le povertà, la famiglia, la tutela del Creato? «Lui mi emoziona. Credo che abbia pienamente ragione su tutti i fronti e apprezzo molto la sua sensibilità, il suo saper essere vicino alle fragilità umane e insieme la sua determinazione nel denunciare gli errori di chi ha responsabilità, soprattutto verso l’ambiente».

Quanta importanza ha per te la tutela dell’ambiente naturale della Sardegna? È un tema che ti appassiona? (a questa domanda spalanca gli occhi, come se avessi detto qualcosa di molto ovvio) «Esistono secondo me solo due tipi di atteggiamenti accettabili su questo argomento, che si basano entrambe su un dato evidente. L’evidenza è che la nostra isola è bellissima. I nostri atteggiamenti verso tale bellezza dovrebbero quindi essere: responsabilità e custodia. Questo mi appassiona moltissimo». (Così dicendo accarezza il bouquet di fiori che le è stato donato sul palco)

(rimango affascinata dal suo atteggiamento delicato) 

Tu sai che io sono presidente di un’associazione di donne che si occupano anche di politica e siccome percepisco la molto comune sfiducia nei confronti delle Istituzioni, ti chiedo: cosa sono per te, che ti occupi concretamente di cultura, la politica e il concetto di bene comune? «Avverto frequentemente la mancanza di tutele e condivido questo sentimento di sfiducia, perché se la politica è la visione che ciascuno ha del mondo, mi aspetto che chi si occupa di politica sia capace di interpretare i bisogni della gente e sappia trovare strade per migliorare il mondo. Purtroppo non trovo nella realtà la giusta corrispondenza con questa mia semplice e romantica idea. Per me la cultura è la massima espressione di libertà – nasce libera, si alimenta di libertà e trasmette libertà – nessuna spending review dovrebbe tagliare questa libertà. La cultura è, secondo me, “il bene comune”, perché nelle sue molteplici forme, si rivolge a tutti e può essere accessibile a tutti. Riuscire, nei momenti di crisi economica, ad investire sulla cultura sarebbe, per una comunità, un entusiasmante segnale di civiltà e progresso. Cosa che purtroppo non accade in Italia e in Sardegna».

Alle ultime elezioni regionali sei stata testimonial della Campagna elettorale di Francesco Pigliaru. Ad oltre un anno dalla sua elezione a Presidente della Regione, lo rifaresti? «Si è vero. Avevo accettato la sua proposta perché speravo che una persona di cultura potesse favorire politiche culturalmente valide. Pensavo, anzi lo davo per scontato, anche alla luce dei suoi propositi elettorali, che per gli artisti della Sardegna ci sarebbe stata una maggiore attenzione, come dire, un maggiore riguardo. Non mi pare che le cose siano andate esattamente così. Certo se l’avessi immaginato, probabilmente non l’avrei fatto».

Se ti chiedessero di candidarti e dare un contributo alla tua città, accetteresti? «Non mi sono mai occupata di politica e credo non lo farò d’ora il avanti. Sarò però vigile sulle politiche culturali che  metteranno in atto al comune di Cagliari. Più donne candidate perché credo molto nella loro capacità di mettere in primo piano la persona ed il suo valore, oltre ad avere dimostrato nei vari ambiti del sociale e della politica, di possedere migliori virtù civiche, rispetto al sistema “corrosivo” dilagante. Virtù che andrebbero oggi particolarmente esaltate. Ecco perché mi piacerebbe dare il voto ad una donna. Io continuerò comunque a fare ciò che mi piace e che riesco a fare meglio: Violinista di professione».

I tuoi concerti Anna, lasciano il segno su chi ti ascolta. Quale segno lasciano invece su di te? «Mi riallaccio a quanto detto precedentemente, al valore della cultura come proposta e quindi come “processo” circolare, dialogo incessante fra chi la propone e chi ne fruisce. Dopo ogni concerto mi sento arricchita dall’allargarsi e dal diffondersi della suggestione che si produce intorno a me e che si incarna nella mia esistenza. Dopo ogni concerto avverto emozionanti e magiche atmosfere. Mi sento educata dal pubblico che mi segue con amore; coccolata dall’affetto di molti giovanissimi per i quali mi accorgo di essere un esempio concreto da imitare; mi sento fiera di veicolare la mia sardità nel mondo e testimoniare che il talento si coltiva e si rinnova meglio se accompagnato dalla bellezza dell’ambiente, del clima, dell’amicizia e della famiglia; infine, qualche volta mi sento anche mortificata – dalle istituzioni – dai suoi tempi lentissimi e poco rispettosi del mio lavoro».

Ti ringrazio di cuore Anna. Sei stata una vera sorpresa anche per me che ti conosco da tanti anni. Ti faccio gli auguri più belli del mondo per il tuo futuro e per la tua carriera.

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