OSPEDALI CHE CHIUDONO E L’ADDIO ALLE GUARDIE MEDICHE: LA BARBAGIA-MANDROLISAI CORRE IL RISCHIO DI PERDERE ANCHE LA MINIMA ASSISTENZA SANITARIA

ph: marcia di protesta in Sardegna legata alle sanità

di Natascia Talloru

Secondo il nuovo accordo collettivo nazionale della medicina generale e pediatria, i medici di famiglia dovrebbero essere operativi dalle 8 alle 24, sette giorni su sette. Nelle ore notturne e in caso di chiusura degli studi medici resterà solo il 118 o il Pronto Soccorso. Manovra che vedrà la scomparsa della guardia medica e che, secondo le logiche “celesti”, dovrebbe alleggerire i Pronto Soccorso. Ma non si comprende bene la ragione, visto che la guardia medica doveva servire proprio a evitare affollamenti nei luoghi di primo intervento. I quali, difatti, saranno presi d’assalto, soprattutto di notte. Qualcuno potrebbe spiegarci dunque come farà un territorio come la Barbagia-Mandrolisai ad avere un servizio sanitario continuo ed efficiente, visto il rischio incombente di una potenziale chiusura dell’ospedale San Camillo di Sorgono? Fatto che porterebbe all’eliminazione del servizio sanitario nazionale, e non come sostiene il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a un “riforma estremamente positiva” e a un “passo fondamentale per l’integrazione tra territorio e ospedale”.  La Barbagia-Mandrolisai, in assenza della struttura di Sorgono, risulterebbe scoperta a livello sanitario e si troverebbe improvvisamente a inseguire medici e ospedali senza l’ottenimento di un servizio minimo, che di per sé presentava già delle problematiche di gestione. La situazione attuale non vede profilarsi all’orizzonte diversivi concreti (come per esempio una rete attiva di eliporti) né le istituzioni paiono adoperarsi in altro modo per affrontare il problema logistico, in una zona nella quale gli ospedali più vicini (Nuoro, Isili, Ghilarza, Oristano) distano quarantacinque minuti e un’ora circa. Si tratta, dal nostro punto di vista, di valutazioni e decisioni irrazionali, contrarie ai principi della Costituzione, di cui sarebbe bene rivederne i contenuti salienti.

I diritti sociali sono quei diritti che assicurano al cittadino le prestazioni pubbliche necessarie per il raggiungimento di livelli minimi di esistenza civile e sono attribuiti al cittadino come componente di un gruppo sociale. Tra i diritti sociali essenziali vi è l’art. 32 che, in via di prima approssimazione possiamo definire, “diritto alla salute”.

Art.32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana…” Il diritto alla salute riconducibile alla categoria dei diritti inviolabili riconosciuti dalla Costituzione ha una duplice natura:

1) Costituisce un diritto fondamentale dell’individuo e ha per contenuto la tutela dell’integrità fisica e psichica della persona umana e può essere fatto valere dai cittadini sia nei confronti dello Stato e degli enti pubblici sia nei confronti dei privati o dei datori di lavoro.

2) Tutela anche un interesse collettivo della società a non subire conseguenze negative da situazioni igienico-sanitarie non controllate che potrebbero portare alla diffusione di malattie contagiose o epidemie. Solo in questi casi lo Stato può limitarlo imponendo trattamenti sanitari obbligatori.

La formulazione di questo articolo rappresenta una forte innovazione e, al tempo stesso, una rottura rispetto al passato regime, poiché configura la salute come fondamentale bene unitario della persona, la cui tutela è appunto garantita dalla Costituzione, anche se la sua effettività in concreto dipende dai mezzi e dalle risorse messi a disposizione dallo Stato, dalle regioni e da altri soggetti che operano in questo settore.

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