QUANDO DALLA PASSIONE E DALLA NECESSITA’ PUO’ NASCERE UNA PROFESSIONE: LUIGI CROBU, RITRATTISTA E DISEGNATORE ILLUSTRATORE

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di Luigi Crobu

Mi chiamo Luigi Crobu e sono un ritrattista e disegnatore-illustratore.  Fin da piccolo nutro una grande passione per il disegno ed i colori, ma è da un anno e mezzo che ne ho fatto la mia professione. In verità la mia strada e quella del disegno si incrociano in tempi remoti, più di trent’anni addietro, quando ancora in fasce comincio a scarabocchiare con i pennelli e le matite su qualunque cosa mi capiti a tiro, finché al compimento dei tre anni d’età i miei genitori non mi iscrivono all’asilo; ed è qui che la mia maestra (tra l’altro pittrice) nota subito in me una potenziale vena artistica. La voglia di disegnare prosegue di pari passo con il mio percorso scolastico, tant’è vero che durante le lezioni alla scuola elementare spesso e volentieri vengo “beccato” dalle maestre a disegnare sul quaderno anziché seguire i loro discorsi, proseguendo imperterrito a tratteggiare i soggetti più disparati, dai dinosauri, allora molto in voga, ai personaggi Disney di Topolino, e molto altro… con il loro rassegnato tacito benestare. I miei notano questa dote artistica (infatti mia madre non ha “gettato via” neppure un quaderno di quel periodo), ma vuoi per il proseguimento degli studi, vuoi per il contemporaneo fiorire di altri interessi, e per i mille casi della vita che non sto qui ad elencare, questa passione viene accantonata ma non dimenticata, in attesa di una mia profonda consapevolezza e maturità professionale. Così dopo avere conseguito il diploma di maturità classica, e disegnando nel tempo libero i temi più differenti, comincia a farsi strada l’esecuzione dei primi ritratti, sentendo una forte attrazione per i volti e la rappresentazione realistica della figura umana.  Imbocco la via universitaria, conseguo la laurea in Scienze della Comunicazione, e passano diversi anni nei quali sperimento vari lavori per tirare avanti, ma sento che qualcosa in me “preme” per uscire allo scoperto, quella vecchia vena artistica da cui avevo preso le distanze, ma che non mi aveva abbandonato, e chiedeva solamente di essere ricoltivata.  Di lì il passo fu breve: dopo l’ennesima delusione lavorativa, e trovandomi in una sorta di stasi, decido che era giunto il momento di riprendere le mie care matite in mano.  Stabilisco di affinare l’arte del ritratto, che tanto mi affascina, e il disegno iperrealistico: le figure sul foglio devono darmi l’impressione di comunicarmi uno stato d’animo, essere il più realistiche possibile, sempre grazie agli innumerevoli effetti che questi bastoncini di grafite e polvere colorata sanno dare, se si conosce il loro più alto utilizzo. Dopo i primi esperimenti, constatati i giudizi positivi e sostenuto da una buona e sana dose di coraggio e voglia di emergere in questo campo, mi metto in gioco anche online sul web, io che fino a quel momento non sapevo nemmeno il funzionamento di un social network, per entrare in contatto con appassionati del settore e crearmi un canale per interagire con una possibile clientela. I risultati incoraggianti mi spingono ad insistere e accanto alla pubblicazione online espongo i miei lavori “dal vivo” nei locali della mia città disposti ad accoglierli. La mia attività prosegue, lavoro febbrilmente, nella mia mente mi balenano svariate idee, ed il ritratto continua ad essere preponderante nei mie studi artistici; sperimento molteplici tecniche, non abbandonando mai le matite, ma anzi cercando di implementare e affinare la mia tecnica, finché non giunge l’inaspettata e quanto mai stimolante proposta di collaborazione dalla Nuova Sardegna: non ci penso su due volte e mi getto a capofitto in quest’avventura professionale, la realizzazione di maschere della tradizione del carnevale sardo, un tema molto sentito in svariate zone della Sardegna, un esperimento tanto nuovo per me quanto affascinante da affrontare ,con entusiasmo ed allo stesso tempo ben conscio delle opportunità e dei rischi che ciò comporta. Mi dedico completamente a questa iniziativa, voglio che i miei disegni siano non un mero esercizio stilistico, ma il top dell’espressività, figure dinamiche che quasi “parlano” a chi si pone davanti a osservarle, quasi obbligate a trasmettere la fierezza e l’orgoglio tipico di noi sardi, e non solo.  Ecco, questa è la mia storia. Almeno quella vissuta fino ad adesso. Ma non mi fermo qui perché ho capito che dalla passione – e dalla necessità – può, anzi deve nascere qualcosa. Qualcosa di buono.

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